Le vicende geo-politiche, in questa fase, condizionano i mercati finanziari  ben più di quelle “classicamente” economico-finanziarie. Se fino a qualche giorno fa i “drive” erano l’inflazione, il cambio di passo delle Banche Centrali rispetto a politiche monetarie molto accondiscendenti, lo shock energetico e, ancora, i colli di bottiglia sugli approvvigionamenti, che ritardano di mesi, se non di anni, alcune linee produttive, oggi le vicende ucraine hanno preso il sopravvento, obbligando tutti a fare i conti con la più grave crisi politica (e probabilmente umanitaria e sociale, se non si raggiunge in tempi breviuna tregua) che l’Europa ricordi dalla fine della 2° guerra mondiale.

Un’Europa, va detto, ben diversa, fortunatamente, rispetto a quella, distrutta e divisa, lasciata in eredità dal più grave conflitto che l’umanità ricordi. Un’Europa (o meglio, un’Unione Europea) che finalmente comincia ad essere qualcosa di più di un “insieme di  Paesi” che occupano un’unica area geografica, ma che, sino a non molto tempo fa, ragionavano in maniera molto “autonoma”.

Di certo, ci sono voluti 2 “cigni neri” (eventi straordinari e imprevedibili) perché si iniziasse ad intravedere una linea comune e quasi “un’unica voce”. Se il primo dei 2 eventi (il Covid, “cigno nero” per definizione: fino all’autunno-inverno del 2019, periodo in cui sono cominciate ad arrivare le prime notizie, dalla Cina, di una nuova, gravissima epidemia) ha avuto il merito (anche gli eventi più drammatici possono avere un risvolto positivo) di dare origine ad una vera unione monetaria e di politiche fiscali, il secondo (che poi tanto “cigno nero” non è, visto che in Ucraina si combatte da oltre 8 anni in Donbass, senza considerare il fatto che la Russia, sempre nel 2014, si è annessa la Crimea: i guai sono cominciati da lì) ha accelerato quella che potrebbe essere una nuova idea di Europa politica e militare (anche se sotto questo aspetto rimane fondamentale il ruolo della Nato, a cui partecipano tutti i Paesi europei ad esclusione della Svizzera).

Le sanzioni appena varate contro la Russia ne sono la testimonianza più evidente.

Seppur consapevoli che la decisione può avere conseguenze diverse sulle economie dei singoli Paesi, a seconda della loro esposizione verso quella nazione, tutti gli Stati membri si sono trovati d’accordo nell’assumere una linea comune, le cui conseguenze non si sono fatte attendere. L’esclusione di molte banche (per ora 7, dall’elenco sono escluse Gazprombank e Sberbank, i 2 principali istituti da cui transitano i pagamenti legati alle forniture energetiche) dal sistema di pagamento SWIFT sta mettendo in ginocchio molto aziende; il blocco delle transazioni finanziarie ha provocato un fortissimo calo del rublo, costringendo la Banca Centrale ad alzare il costo del denaro al 20%. Con conseguenze che non si faranno attendere sull’inflazione, che rischia di arrivare a superare quel livello, nonché sul costo dei mutui, destinati ad arrivare, al lordo degli oneri finanziari, al 24/25%, un limite non sostenibile dai cittadini russi. Per non considerare problemi sui rifornimenti di merci (già pare ci siano negozi in cui i prodotto cominciano a scarseggiare) e, ancor di più, le ricadute sul PIL: ormai è data per certa, per quest’anno, una grave recessione. Senza contare, in ultimo, le decisioni nei confronti della Banca Centrale, che, di fatto, non può più accedere al mercato. Certo, come si diceva, ci possono essere ripercussioni verso il mondo occidentale (per es, rimanendo al mondo finanziario, proprio ieri la Banca Centrale ha vietato il pagamento delle cedole ai possessori stranieri di un’emissione obbligazionaria federale i rubli (OFZ), una decisione che impedirà di percepire cedole per un valore pari a circa $ 29 MD (l’ammontare dell’emissione è pari a 3.000 MD di rubli).

Passano in secondo piano (ma avremo modo di parlarne) di dati emersi ieri. In alcuni casi positivi, come quello relativo al PIL 2021, cresciuto di ben il 6,6% , e del calo del rapporto debito/PIL (naturale conseguenza della crescita economica), sceso di ben 4,9 punti al 150,4%. In altri, invece, piuttosto negativi: l’inflazione, ancora lei, è decollata al 5,7% su base annua contro il 4,8% calcolato a gennaio, il livello maggiore dal 1991, a causa dell’ennesimo rialzo dei costi energetici. L’aspetto forse più grave è che la “velocità” di trasmissione verso altri settori (per esempio alimentari e non lavorati) sta diventando sempre più rapida: motivo in più per ritenere il fenomeno inflattivo tutt’altro che passeggero.

Ieri giornata molto difficile per i mercati, come anticipato nella nota serale. L’Europa ha perso, mediamente, tra il 3 e il 4%,mentre un po’ meglio è andata a Wall Street (anche per motivazioni “geografiche”, essendo ben lontana dai territori in guerra), con lo S&P in calo dell’1,5%.

Negative, nella notte, gran parte delle borse asiatiche: Nikkei – 1,68%, Hong Kong – 1.80%, mentre “tiene” Shanghai, che cede solo lo 0,13%. Positiva l’Australia, grazie alla forza delle materie prime; leggero rialzo anche per il Kospi di Seul (+ 0,4%).

Futures in contrazione anche questa mattina, in attesa di notizie sulla ripresa dei negoziati in Bielorussa. Il sospetto è che Putin, che ha inviato ingenti rinforzi, voglia sedersi al tavolo da un “punto di forza”, come i bombardamenti di ieri nelle principali città ucraine lasciano intuire.

Nuova impennata del petrolio, con il WTI che arriva a $ 110 /+ 7%).

Gas naturale a $ 4,682 (+ 2,19%).

Oro a $ 1.945, stabile questa mattina dopo il rialzo di ieri.

Fortissimo recupero dello spread, sceso ben sotto i 150 bp; il concomitante rafforzamento del bund, tornato in territorio negativo, ha portato il rendimento del BTP sin verso l’1,40%, soglia che non si vedeva da più di 1 mese.

In forte apprezzamento anche il Treasury, con il rendimento che scende all’1,74%, a conferma del ritorno degli acquisti sui “beni rifugio”, come dimostra anche il $, che questa mattina scambia a 1,1104 vso €.

Si mantiene “in quota” il bitcoin, a $ 43.932.

Ps: le sanzioni, per i cittadini sovietici, non si limitano a non poter fare bonifici all’estero, piuttosto che venire a fare shopping nel quadrilatero (per chi poteva permetterselo ovviamente). Anche il “quotidiano” non sarà più quello di prima: niente nuove uscite cinematografiche, dopo il blocco di Hollywood, niente sport (la Russia rischia di essere esclusa dai mondiali di calcio), niente concerti e teatri (anche Roberto Bolle ha annullato la propria tournèe). Certo, può sembrare una goccia d’acqua in mezzo ad un oceano di guai, ma anche questi sono segnali che in passato forse non sarebbero stati così uniformi.

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ultimo aggiornamento: 02-03-2022


Una cosa assolutamente da non fare

Russia contro resto del mondo