Un nuovo modello didattico di assistenza ai minori verrà testato per un mese da trentasei bambini. L’orario previsto è dalle 8 alle 18.

Il ritorno a scuola in Piemonte prevede classi di massimo cinque bambini, educatori con mascherine, test sierologici per genitori e assistenti, mani lavate e stanze areate ogni ora. Queste sono le premesse per la riapertura delle scuole di Borgosesia, Varallo e Quarone.

Il rigido protocollo sanitario e le molte precauzioni permetteranno a trentasei bambini di fare ritorno a scuola dopo quasi un mese di assenza. Il progetto, che ha ottenuto il via libera della giunta del Piemonte, prevede tempo pieno dalle 8 alle 18 per aiutare i genitori bloccati dal lockdown.

Infatti, ora che molte aziende ripartono, molte famiglie non sanno a chi affidare i figli e chiedere aiuto ai nonni metterebbe a rischio gli sforzi compiuti finora. Vediamo quali sono tutte le soluzioni adottate dai primi tre comuni d’Italia dove riaprono le scuole.

Le regole del ritorno a scuola

La riapertura offerta dalla Fase 2, per quanto parziale, ha permesso a tre comuni del Piemonte di far ripartire gradualmente la scuola. Borgosesia, che possiede cinque edifici scolastici, ne aprirà uno.

25 aule ospiteranno i 22 bambini iscritti fino ad ora, a cui si aggiungono i 5 di Varallo e i 9 di Quarona, ma si spera che altri comuni aderiscano al progetto dopo il suo inizio. In ogni caso però le regole che prevedono il ritorno a scuola sono molto rigide. Le classi saranno composte da:

  • 4 bambini – per la scuola dell’infanzia
  • 5 bambini – iscritti alla scuola primaria

La distanza calcolata e prevista nelle aule di di 4-5 metri quadrati di spazio per ogni bambino. La sanificazione dei locali sarà quotidiana, con rilevazione della temperatura più volte al giorno, ingressi e uscite scaglionati, in bagno uno per volta e pasti sigillati in monoporzioni.

La soluzione avanzata dai sindaci è un’ alternativa alle manovre previste dalla ministra Azzolina. Secondo il suo ideatore, Paolo Tiramani sindaco di Borgosesia, bisogna creare un modello di risposta all’emergenza e permettere ai bambini i tornare a scuola entro l’autunno.

“Andare in supporto delle famiglie e diminuire il divario sociale è una necessità per crescere” ha sostenuto Elena Chiorino, Assessora Regionale all’Istruzione e al Lavoro.

Decreto de 6 Aprile
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Lo svolgimento delle lezioni

Quello che verrà fornito nella classi che prenderanno parte al progetto non è una vera e propria scuola. Si tratta infatti di un servizio di “assistenza ai minori” fornito dagli educatori della cooperativa che prima del lockdown gestiva il pre e post-scuola.

Ogni bambino porterà da casa il proprio computer o tablet che utilizza per le lezioni a distanza e indosserà e cuffie per non disturbare i compagni. I bambini ovviamente staranno a debita distanza. In sostanza al posto di genitori, fratelli maggiori o nonni, sarà l’educatore presente in classe a seguire ciascun allievo nelle lezioni online.

L’educatore dovrà quindi districarsi tra la gestione di id e password e la selva disordinata di compiti da scaricare e caricare sul registro elettronico.

Costi e durata

Il costo totale del parziale ritorno a scuola è inferiore a quello di qualsiasi babysitter. Si parla di 10 euro al giorno per un servizio di dieci ore, più 5 euro per il pranzo.

Scelta di carattere sanitario in quanto è vietato portarlo da casa e sarà consegnato da centro cottura che già prima serviva le mense degli istituti.

Il progetto si concluderà il 12 giugno e, oltre ad essere il frutto di una collaborazione tra territori confinanti, che vuole essere una prova per le attività estive, esigenza di cui i genitori forse non potranno fare a meno.

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ultimo aggiornamento: 12-05-2020


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