Che il 2023 sarà un anno complicato sta diventando, giorno dopo giorno, più che un dubbio una certezza. Non tanto per i mercati finanziari (al momento quasi tutti gli esperti e gli analisti pensano che dopo le difficoltà di quest’anno potremmo assistere ad un recupero abbastanza generalizzato per molti asset, anche se le difficoltà, dagli sviluppi della guerra in Ucraina alla lotta all’inflazione alla possibilità di una recessione più forte di quella al momento attesa, sono dietro l’angolo) quanto piuttosto per l’economia in genere, con un PIL che rallenterà un po’ ovunque anche a causa del rialzo dei tassi (non ancora finito, come sappiamo, anche se oramai dovremmo essere vicini al cosi detto “pivot” (picco).

Le difficoltà saranno ovviamente maggiori per chi, come il nostro Paese, vive “a debito”. L’ultimo dato aggiornato sul valore del nostro debito pubblico ci dice che ormai siamo a € 2.770 MD, con le previsioni che si spingono oltre i 2.800 MD a giugno 23, contro un PIL che, alla fine di quest’anno, dovrebbe attestarsi intorno a € 1.835/1.850 MD. Per il 2023, le nuove emissioni di titoli di stato previste dal Tesoro e inserite nella Legge di Bilancio dovrebbero essere € 320 MD, a fronte di titoli in scadenza per € 260 MD (285 MD le emissioni lorde del 2022, che diventano 424 MD se si considerano anche i BOT). Il debito “circolante”, vale a dire quello composto da titoli di stato, nelle sue varie forme (BTP, CCT, BOT) è pari a 2.290 MD.

Numeri che sono una premessa indispensabile per meglio comprendere cosa può significare, per il nostro Paese, l’aumento del costo del denaro. Una comprensione già di suo non complicata, visto che i conti sono presto fatto guardando 2 numeri: il primo relativo al costo del debito pubblico italiano nel 2021, il secondo quello relativo all’anno che sta per finire. Bene (anzi, per niente bene): se l’anno scorso il tasso medio pagato dal Tesoro sulle nuove emissioni era stato dello 0,1% (il più basso di sempre), quest’anno sarà mediamente dell’1,71%. 17 volte tanto. Il costo medio degli interessi sullo stock totale del debito passa dal 2,4% del 2021 al 2,9% di quest’anno. La maggior spesa per interessi per l’Italia salirà di circa € 11 MD (quindi circa 1/3 del valore dell’intera manovra finanziaria in discussione in questi giorni, che vale circa € 35 MD), per un costo totale di € 77 MD.

Comprensibile quindi se continuiamo a rimanere “l’osservato speciale” d’Europa. Il “combinato disposto” derivante dalla sommatoria di più fattori (essenzialmente 4: aumento delle nuove emissioni, che comportano, se non un nuovo aumento, l’impossibilità di abbatterlo, la volatilità degli spread, più o meno accentuata dal successo o meno della lotta all’inflazione e dalle tensioni geopolitiche, gli ulteriori rialzi che la BCE metterà in atto e, infine, il restringimento del Bilancio che la Banca centrale attuerà dalla prossima primavera, vendendo tra i 15 e i 20 MD di titoli governativi al mese) mantiene elevata l’attenzione verso il nostro Paese, anche se dal Ministero dell’Economia si cerca di gettare acqua sul fuoco. Rimane il dato di fatto che il fabbisogno statale, per il 2023, sarà pari ad almeno € 90 MD, che porteranno le emissioni totali a 350 MD. Piccola consolazione: per quanto molto alto, l’incremetno sarà inferiore a quello di Paesi come Francia o Germania.

Giornata di rimbalzi, quella di ieri, per i mercati occidentali, con gli indici europei ed americani tutti mediamente oltre il + 1,50%. A Wall Street Nasdaq a 1,48% e Dow Jones a + 1,60%, mentre lo S&P si è posizionato sulla mediana dell’1,5%.

Questa mattina Nikkei giapponese a + 0,46. Molto bene Hong Kong, con l’Hang Seng a + 2,5% circa. Dopo un avvio positivo, soffre invece la Cina, con l’indice di Shanghai in calo di circa mezzo punto. In rialzo il Kospi di Seul (+ 0,8%) dopo l’annuncio che i prezzi della produzione sono saliti a novembre, anno su anno, del 6,3%, l’incremento più basso degli ultimi 19 mesi.

Futures in moderato rialzo un po’ ovunque, con rialzi intorno allo 0,20/0,30%.

Nuovo rialzo del petrolio, con il WTI oltre i $ 78 (78,59, + 0,26%).

In rafforzamento anche il gas naturale Usa (+ 2,25%) a $ 5,463.

Torna sui livelli di giugno quello europeo, sotto € 100 per megawattora (97,75).

Oro che si mantiene sopra i $ 1.800 (1.824).

In recupero lo spread, che questa mattina apre a 211 bp, per un rendimento del BTP in leggero calo a 4,41%.

Treasury Usa a 3,65%.

€/$ a 1,064, con la moneta unica in leggero recupero.

Non si scuote dall’apatia il bitcoin, sempre vicino ai $ 17.000 (16.815), ma senza sprint.

Ps: e quindi si apre la caccia anche in città. Infatti, un emendamento del Governo prevede la possibilità di abbattere animali selvatici per motivi di incolumità pubblica. Ma non solo: se le analisi sanitarie lo permettono, possono anche essere macellati. Dovremo abituarci, quindi, a vedere mute di cani e di cacciatori nelle nostre strade. Zone preferite, probabilmente, giardini, parchi pubblici, greti dei torrenti, terrazzi. Magari ci scappa anche qualche regolamento di conti: non sarebbe né la prima né l’ultima colta che parte per motivi fortuiti un colpo di fucile.

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ultimo aggiornamento: 22-12-2022


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