A leggere i titoli dei quotidiani di oggi sembra di essere tornati ad una vita “normale”: dopo mesi in cui le prime pagine sono state dominate dalle notizie riguardanti la guerra in Ucraina, dopo addirittura anni in cui non si ricorda un giorno dove non ci fossero aggiornamenti sul Covid, oggi si torna “all’antico”.

La notizia della “scissione” in casa 5 Stelle, con l’uscita dal Movimento da parte Luigi Di Maio insieme ad una sessantina di parlamentari, non poteva non prendersi l’attenzione, anche a causa dell’impatto che può avere sulla stabilità del Governo. Il dato più evidente è che il la formazione politica fondata da Beppe Grillo e Roberto Casalegno non è più la prima forza politica in Parlamento.

Difficile prevedere, per il momento, quali potranno essere le ricadute sul Governo, anche se, almeno per il momento, Draghi sembra ben saldo in sella. Con l’avvicinarsi della scadenza elettorale della prossima primavera, difficile che qualcuno voglia “intestarsi” la decisione di far cadere il Governo in un momento piuttosto complicato non solo per l’Italia, ma un po’ per tutto il mondo. A conferma che non siamo di certo in una situazione di normalità.

A cominciare dalla guerra in Ucraina. In fondo, la scelta del leader dei 5 Stelle di lasciare, con le sue truppe, il gruppo politico deriva proprio dall’approvazione della risoluzione di maggioranza sulla Guerra in Ucraina e il relativo appoggio al Governo di quel Paese avvenuta ieri in Senato, risoluzione che ha sancito la spaccatura netta all’interno del Partito di (ex) maggioranza relativa.

Per non parlare della situazione economica, con la BCE e le Banche Centrali di mezzo mondo impegnate a trovare soluzioni per fermare la crescita dell’inflazione e, allo stesso tempo, tali da non far precipitare il mondo in recessione.

Sul fronte sanitario, nonostante ci si trovi in condizioni ben diverse rispetto a qualche mese fa (anche se in Cina il rischio di nuovi lockdown o controlli di massa è sempre dietro l’angolo), anche da noi si assiste ad una risalita della curva dei contagi e dei ricoveri, con l’ennesima variante Omicron (la quinta….) che si sta facendo largo, con una rapidità di contagio ancora superiore alle precedenti.

Se parliamo, poi, di materie prime, abbiamo la conferma della “fragilità” in cui ci troviamo, con molti Paesi esposti agli umori di Putin, in grado, da un giorno all’altro, di decidere quanto gas far arrivare all’occidente, con un atteggiamento che ricorda quello di alcuni imperatori romani che con un segno del pollice potevano decidere le sorti di gladiatori e prigionieri. Il tutto mentre non finisce l’emergenza delle forniture e della logistica, con colli di bottiglia che pesano su tempi di trasporto e costi delle merci.

E, almeno, per il nostro Paese, “dulcis in fundo”, l’incredibile siccità in cui ci troviamo, con l’agricoltura in crisi totale e un’emergenza idrica che si fa ogni giorno più grave. Negli anni abbiamo conosciuto il razionamento dell’energia, ma mai, se non stagionalmente e, comunque, sempre a livello locale, aveva conosciuto il razionamento dell’acqua nelle grandi città, cosa che, se non dovesse piovere entro i prossimi 10/15 giorni, potrebbe diventare realtà.

La speranza è che la gravità e la diffusione dei problemi porti organismi monetari, finanziari e governativi ad interventi rapidi, forti e condivisi, un po’ come successo ai tempi del Covid, con le istituzioni in grado di “tirare fuori dal cilindro” soluzioni nuove, mai varate prima (anche se, almeno in parte, forse oggi “paghiamo” la scelta di farle durare più del previsto, cioè ben oltre il tempo necessario per uscire dall’emergenza pandemica (economica).

Ieri, dopo la festività di lunedì, i mercati statunitensi hanno conosciuto una giornata di forte rialzo, con tutti gli indici intorno al + 2,50%. Un rialzo a cui, però, non fa seguito quello delle borse asiatiche, che questa mattina navigano tutte in territorio negativo: “tiene” il Nikkei, che si appresta a chiudere a circa – 0,4%, mentre gli indici cinesi fanno segnare ribassi superiori (Hong Kong – 1,76%, Shanghai – 0,85%).

Futures ovunque negativi, con perdite che si collocano oltre l’1%.

In forte discesa questa mattina anche le materie prime. Il petrolio (WTI) perde il 4,23%, a $ 105, mentre il gas naturale americano è a $ 6,661 (- 2,32%).

Un po’ meglio va all’oro, in frazione ribasso (– 0,6%, $ 1.827).

Spread a 204 bp, all’incirca sui valori di ieri, con il rendimento dei BTP a 3.65%. A proposito di BTP, si chiude oggi il collocamento del BTP Italia, con una raccolta che a ieri era pari a € 5,85 MD, un po’ meno di quanto raccolto, nei primi 2 giorni, nel maggio 2020, quando la raccolta fu di € 8,7MD.

Treasury a 3,26%.

€/$ a 1,5016.

Passo indietro del bitcoin: questa mattina lo troviamo a $ 20.393, – 4,83%.

Buona giornata.

Ps: l’Agenzia delle Dogane, dallo scorso mese di maggio, ha di fatto equiparato il calciobalilla (e anche i tavoli da ping-pong) ai videopoker. Questo significa che il gestore del locale in cui eventualmente è collocato deve sottoscrivere un’assunzione di responsabilità in cui dichiara che non è uno “strumento” per ottenere delle vincite in denaro. A tutti sono noti i rischi del videopoker, e come dipendenza e come rischio di perdere soldi. Ma tutti, credo, conosciamo anche quali possono essere i rischi di una partita a calciobalilla, magari all’ombra di uno stabilimento balneare….

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ultimo aggiornamento: 22-06-2022


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