Nei giorni scorsi si è fatto cenno alla lettera aperta di George Soros al nostro Presidente Draghi affinchè assumesse il ruolo di negoziatore nei confronti di Putin per arrivare in tempi brevi alla fine della guerra (o per lo meno ad un armistizio).

L’attivismo di questi giorni del Presidente del Consiglio italiano in merito al conflitto ucraino non credo sia conseguente all’invito rivoltogli dall’ex profugo ungherese, quanto dal senso di responsabilità e dalla sua visione globale. Indubbiamente la consapevolezza di essere ritenuto credibile e autorevole dalla comunità internazionale probabilmente è un ulteriore motivo che lo ha spinto a scendere in campo, anche se, da quanto è dato sapere, ad oggi le risposte da parte di Putin non sono quelle sperate.

Nei giorni scorsi era stata presentata alla Russia, per il tramite del nostro Ministro degli Esteri Di Maio, una proposta di armistizio, per consentire di avviare una seria trattativa di pace. Proposta “respinta” al mittente, anche se non in maniera ufficiale, in quanto, secondo alcune voci, mancherebbero i presupposti per un vero negoziato (l’armata sovietica dovrebbe interrompere i bombardamenti e ritirarsi dai territori occupati).

Ieri, invece, Draghi in prima persona ha chiamato Putin (che non sentiva dal mese di marzo) per chiedergli di permettere l’utilizzo del porto di Odessa al fine di consentire il trasporto del grano e di altri cereali di cui l’Ucraina e la stessa Russia sono grandi produttori e, soprattutto, esportatori. Ad oggi i silos sono stracolmi, con il rischio che milioni di tonnellate di merce marciscano e vadano persi, rendendo veramente drammatica una situazione alimentare già oggi molto difficile per diversi Paesi , soprattutto nell’area medio-orientale e dell’Africa che si affaccia sul Mediterraneo. Ad oggi praticamente il principale sbocco sul Mar Nero è bloccato a causa delle mine che sono state depositate dalla marina militare russa (ma anche dalla difesa ucraina) al suo imbocco, impedendo il transito di qualsiasi nave. Le risposte di Putin, ancora una volta, sono apparse vaghe, improntate innanzitutto a “scaricare” le responsabilità sull’Occidente per quanto sta accadendo, senza nessuna apertura per avviare seri negoziati per arrivare alla pace.

In una situazione simile, al di là del deficit alimentare che potrebbe creare seri problemi da un punto di vista umanitario, prevedere un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti alimentari non è irrealistico, cosa che potrebbe provocare, in Paesi già economicamente deboli, ulteriori crisi finanziarie.

Ma l’impegno di Draghi non va solo nella direzione della politica estera.

Questi sono giorni cruciali, come lo stesso Presidente ha ricordato recentemente, scrivendo direttamente alla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, perché non ci fossero nuovi ritardi nelle votazioni, per arrivare al completamento di alcune riforme sulla via del PNRR. Entro la fine di giugno dovranno essere “centrati” almeno altri 12 obiettivi di riforme (che coinvolgono 4 Ministeri: Salute, Istruzione, Sviluppo Economico e Cultura) per arrivare, nei tempi previsti (primo semestre), all’erogazione di una rata di aiuti di € 20MD, denaro di cui l’Italia non può fare a meno vista la nostra situazione debitoria. Intanto sembra essere stato raggiunto l’accordo sugli Stabilimenti balneari nonché anche sull’ipotesi di una riforma fiscale che mira ad un’attenuazione del carico fiscale da qui al 2025, in cui si dovrebbe passare da un’incidenza del 43,5% (dato 2021) al 42,2% (2025).

Ieri quinta seduta consecutiva positiva per il Dow Jones, aspetto certamente importante sulla via della “stabilizzazione” dei listini. A spingere i listini la notizia dell’acquisizione di VMware da parte di Broadcome, società leader nel settore dei microchips, per un valore di $ 61MD, la seconda in ordine di grandezza da inizio anno, dopo quella che ha permesso a Microsoft di “prendersi” Activision Blizzard. In più, sul fronte macro, hanno aiutato non poco le buone notizie provenienti dal settore delle vendite al dettaglio, con molte società che hanno rivisto al rialzo le stime sugli utili.

Il Nasdaq ha chiuso a + 2,79%, Dow + 1.61%, S&P 500 + 1,99%.

Il “traino” americano sostiene gli indici asiatici, che si apprestano a chiudere in rialzo l’ultimo giorno settimanale. Nikkei + 0,60%, Shanghai + 0,20%, Hong Kong + 2,07% (Alibaba + 12% sulle notizie di un forte incremento delle vendite online in Cina).

Petrolio ancora sugli scudi, con il WTI a quasi $ 114 (113,89).

Ritraccia leggermente il gas naturale, che scende a $ 8,836 (- 0,85%).

Oro stabile a $ 1.858.

Spread in buon recupero, a 189,7 bp, con il BTP intorno al 2,85% di rendimento.

In rafforzamento anche il treasury, il cui rendimento scende al 2,75%: da  notare che il differenziale 10-2 anni è tornato ad allargarsi, portandosi a 30 bp, un segnale che potrebbe stare ad indicare una minor preoccupazione di un’incombente recessione.

Si indebolisce ancora il $, con €/$ a 1,0741.

In arretramento anche questa mattina il bitcoin, che perde il 2,58% a $ 28.909.

Ps: è morto ieri, all’età di 94 anni, Ciriaco De Mita, uno dei più noti politici della “1° Repubblica” (peraltro sindaco della “sua” Nusco dal 2014). Forse ancor più che per il suo ruolo politico, il parlamentare avellinese però sarà ricordato per una celebre definizione che gli venne data dall’Avv. Agnelli, che, nel 1984, lo definì “l’intellettuale della Magna Grecia”. Chissà se ci mancherà di più De Mita o l’Avvocato…..

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ultimo aggiornamento: 27-05-2022


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