Difficilmente questa estate cadrà nel “dimenticatoio”.

Ognuno è libero di deciderne il motivo: temperature che mai si sono verificate (il Gran Bretagna le più alte di sempre, da noi non si ha memoria di un periodo così prolungato di un caldo ormai insopportabile), siccità che ha reso il nostro territorio quasi un’area desertificata, con fiumi tali solo a parole, situazione geopolotica precaria e “in stallo”, che non lascia intravedere spiragli di soluzioni a breve (con l’accordo appena siglato, sotto la mediazione di Erdogan, per permettere l’esportazione del grano ucraino, messo immediatamente in discussione, con ripetuti bombardamenti su Odessa da parte dei russi), inflazione vicina alla “doppia cifra”, che ha indotto molte Banche Centrali ad interventi massicci per evitare ulteriori progressioni, deleterie per l’economia. Per non parlare della “fantascientifica” crisi politica italiana, un “unicum” di cui non possiamo andar fieri e che getta più di un ombra non solo su una classe politica da molti ritenuta mai di così basso livello, ma sulla capacità del nostro Paese di far fronte alla drammaticità del momento rispettando le regole comunitarie e i “target” che l’Europa ci ha dato per poter usufruire degli aiuti del Recovery plan – PNRR.

Proprio 10 anni fa (era il 25 luglio 2012) Draghi tenne il discorso (in una sede non BCE, ma alla Global Investment Conference di Londra) che cambiò le sorti non solo dell’Europa, ma probabilmente degli equilibri (almeno quelli economico-finanziari, ma anche politici, vista la stretta connessione tra i 2 mondi) globali. Il “whatever it takes”, salvando l’, fu l’inizio, per l’Europa comunitaria, di una fase di crescita che solo l’arrivo del Covid 19 ha inizio 2020 ha fatto vacillare. Ma mente l’Europa, grazie al sostegno della Banca Centrale, fu “pronta” a fare la sua parte, così non è stato per il nostro Parlamento, sferzato dal Presidente del Consiglio, ma forse proprio per questo non in grado di dare le risposte giuste (l’ormai famoso “siete pronti” rivolto al Senato, ripetuto per 4 volte e caduto nel vuoto).

Tra 2 mesi esatti, in queste ore, decideremo le sorti del nostro Paese, ma sarà importante capire in quale situazione arriveremo a quella data.

Intanto si apre una settimana piuttosto importante per l’economia globale e, quasi sicuramente, per i mercati.

Mercoledì, infatti, la FED americana “rilascerà” l’ulteriore aumento dei tassi Usa, con un rialzo dello 0,75%, portando il livello del costo del denaro al 2,25/2,50%. Ma non si dovrebbe fermare qua: si ipotizza, infatti, che a fine anno si possa raggiungere il 3.25/3,50%, con spazio, quindi, ad un rialzo di un altro 1%.

Giovedì, poi, sono attesi i dati sul PIL Usa: il primo trimestre era stato piuttosto deludente, con una discesa della crescita dell’1,6%. Alcuni economisti prevedono che il 2° trimestre, invece, dovrebbe conoscere una crescita dello 0,4%, certo non entusiasmante ma in grado, per lo meno, di invertire la tendenza. Il segretario al Tesoro Usa, Janet Yellen, continua a sostenere, forte dei dati sulla disoccupazione, mai così bassa (3,5%) e alla dinamicità del lavoro (a giugno sono stati creati nuovi 372.000 posti di lavoro), che la recessione non è così scontata, anche se il forte calo delle richieste di mutuo (– 13,5%) qualche certezza la mette in discussione.

Potrebbe essere arrivata al picco l’inflazione: lo testimonierebbe il calo del prezzo della benzina, scesa di 65 centesimi di $ negli ultimi 40 giorni.

Segnali contrastanti arrivano invece dall’attività commerciale: l’aumento dei tassi e l’elevata inflazione, infatti, hanno portato alla prima contrazione da 2 anni a questa parte.

Avvio di settimana debole per le borse asiatiche.

Nikkei – 0,77%, Shanghai – 0,56%, Hong Kong – 0,52%.

Futures al momento leggermente sotto tono, non lontani comunque dalla parità.

In calo il petrolio, con il WTI a $ 93,67, – 1,19%.

Balzo del gas naturale Usa, a $ 8,422 /+ 1,30%).

Leggermente debole l’oro, a $ 1.723 (- 0,34%).

Spread che riparte da 235 bp, con il rendimento del BTP vicino al 3,40%. Non aiuta, ovviamente, la crisi politica. Eppure le dinamiche “generali”, negli ultimi giorni, hanno favorito il mercato obbligazionario, riducendo i rendimenti (Bund a 1,03%, Treasury a 2,78%).

€/$ a 1.0197, sui livelli di venerdì.

In ripiegamento il bitcoin, che viene scambiato a $ 21.915,  – 3,30%.

Ps: ormai da anni Cina e India si contendono il primato come nazione più popolosa del mondo.

Le proiezioni ci dicono che “ufficialmente” a luglio 2023 l’India supererà definitivamente la Cina, raggiungendo il numero di 1.428.627.666 (da notare la precisione sui “666 abitanti”…). Eppure quel Paese è passato da 5,7 nascite per ogni donna nel 1950 alle attuali 2 nascite. A livello più

Generale, la popolazione mondiale è cresciuta, dal 1975 ad oggi, di 1MD di individui ogni 12 anni e raggiungerà il picco nel 2086, quando saremo 10,4MD. Ma ormai, secondo l’ONU, non dovremmo essere lontani dall’inversione di tendenza, grazie al fatto che 2/3 della popolazione mondiale vive in Paesi con un tasso di fertilità pari o inferiore al “tasso di sostituzione”, fissato in 2,1 nascite per donna: sotto questo parametro, nel lungo termine, la popolazione inizia a calare.

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ultimo aggiornamento: 25-07-2022


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