Anche oggi il “rumore di sottofondo” è dato dai numeri relativi all’inflazione.

L’andamento dei prezzi si conferma ancora una volta in crescita, contribuendo a rendere attuale la discussione sul ritorno della stagflazione, il pericolo numero uno per tutte le economie. Le notizie provenienti dagli USA testimoniano una situazione che spinge molti osservatori a ritenere, una volta di più, che non si tratti di una salita momentanea o transitoria e il rischio che diventi “persistente” si fa largo ogni giorno di più. Secondo la UE, peraltro, da aprile 2022 si dovrebbe iniziare ad assistere ad una discesa dei prezzi, soprattutto per quanto riguarda le materie prime.

L’elemento certo, intanto, è che a settembre negli USA l’inflazione si è portata al 5,4%, leggermente oltre le attese (5,3%), con un aumento mensile dello 0,4% (0,3% il dato atteso). Il dato più alto dal 2008. I prezzi dell’energia sono balzati in 12 mesi del 24,8%: se prendiamo in esame il mese di settembre, il rialzo è stato dell’1,3% (1,2% quello della benzina). Pur depurando il dato dall’andamento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari, i più soggetti a variazioni, si ottiene un livello di inflazione ritenuto preoccupante (4%).

Una preoccupazione che si fa ancora maggiore in quanto si inizia a vedere l’effetto “contagio”, ovvero la trasmissione del rincaro anche su altri aspetti. Per es, la Social Security (il corrispettivo dell’INPS negli USA)è chiamata ad indicizzare le pensioni, facendo scattare un aumento del 5,9%, il più alto degli ultimi 40 anni. E molte aziende, in cerca di mano d’opera, sono costrette ad offrire stipendi più alti: da qui un aumento dei salari cresciuti del 4,6% negli ultimi 12 mesi. Con il risultato che si stima che circa la metà delle piccole-medie imprese statunitensi prevede di alzare i prezzi nell’ultimo trimestre dell’anno.

Diventa sempre più probabile, quindi, l’aggiustamento del “tiro” da parte della FED il prossimo mese di novembre, quando si riunirà il Comitato Direttivo. Scelta comunque non semplicissima, visti anche i dati sull’andamento del PIL, visto in leggera diminuzione rispetto alle previsioni, come detto nella nota di ieri.

Quel che è certo è che i prezzi dell’energia continuano a mantenersi ai massimi: anche oggi il petrolio si conferma in crescita (WTI $ 81,02, + 0,80%, + 125% su base annua), accompagnato dal gas naturale ($ 5,67, + 1,25%). Questa volta “l’effetto Putin” non c’è stato: ieri, infatti, il Presidente sovietico ha affermato che la Russia è pronta ad “aprire i rubinetti” (ha ben chiaro, Putin, che il 35% delle entrate del suo bilancio dipendono dal petrolio e dal gas….), però nel momento in cui qualcuno busserà alla sua porta.

Come dire, noi il gas lo abbiamo, basta che qualcuno ce lo chieda: il che, evidentemente, sottintende un aumento della domanda. E, da che mondo è mondo, un aumento della domanda porta con sé un aumento dei prezzi. Anche se, in questo caso, bisogna pensare all’effetto “scarsità”: vale a dire i prezzi rimangono alti in quanto per far fronte alle richieste si iniziano ad utilizzare le scorte, che infatti stanno diminuendo un po’ ovunque. Va quindi trovato un accordo, probabilmente non per singolo Paese, quanto piuttosto a livello UE, viste le problematiche comuni a tutti i Paesi. 

Questa mattina mercati asiatici positivi: Tokyo e Seul crescono dell’1%, mentre Shanghai, dopo una partenza negativa, si è portata sulla parità. Sempre chiusa Hong Kong. Da segnalare che anche in Cina l’Ufficio Statistica ha reso noto l’andamento dei prezzi: l’ultimo aggiornamento di quelli alla produzione evidenzia un rialzo del 10,7% (atteso 10,5%), il più alto da 25 anni a questa parte.

Positivi i futures su Wall Street e sui mercati europei (mediamente + 0,5%).

Detto di petrolio e gas, anche l’oro ieri ha dato segni di “vitalità”, con un rialzo di quasi il 2%, che ha portato le quotazioni a $ 1.794 (questa mattina prezzi in lievissimo calo).

Spread 102 bp, con il BTP sempre vicino allo 0,90%. In restringimento il Treasury, che si porta all’1,55%.

€/$ 1,1597, con l’€ che prova a recuperare quota 1,16.

Riprende la corsa del bitcoin, dopo la pausa di ieri: questa mattina lo troviamo a $ 58.000 (+ 5%).

Ps: e quindi siamo arrivati all’ultimo volo di Alitalia. Questa sera, alle 22,05, decollerà da Cagliari, diretto a Fiumicino, il volo AZ 1586, l’ultima tratta della nostra Compagnia di bandiera. Un’agonia che negli ultimi 15 anni ci è costata € 5.530 ML di perdite. Da domani toccherà ad ITA: il primo volo decollerà alle 6,20 da Fiumicino, diretto a Bari. Vediamo se l’offerta da € 90 ML per acquisire il vecchio marchio sarà accettata (richiesta, come noto, € 290 ML), consentendo di vedere ancora aerei targati Alitalia.

ultimo aggiornamento: 14-10-2021


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