Si insedia oggi il nuovo Parlamento uscito dalle urne il 25 settembre, che darà inizio alla legislatura.

In passato, al di là del significato politico, avrebbe avuto un impatto mediatico enorme.

Oggi, invece, la percezione è che nasca in un contesto di diffuso disinteresse (peraltro il 36% di non votanti, la percentuale più alta di sempre, è ne è l’indiretta conferma), con l’attenzione dell’opinione pubblica rivolta ai “problemi reali” che l’Italia che si trova ad affrontare (come, peraltro, la maggior parte dei Paesi). L’allontanamento di Draghi, sotto certi aspetti, è come se avesse dato volto ad una “elite politica” che si è “ripresa” il Paese, infischiandosene del “quotidiano” delle persone, fatto di difficoltà, per molti, di arrivare a fine mese, di aziende costrette a chiudere per gli insopportabili costi dell’energia, di un’inflazione che svuota i carrelli della spesa, di giovani che non riescono a trovare lavoro, di sindaci costretti a spegnere le luci delle strade (vedi il sindaco Sala a Milano). Allontanando forse ancor di più i cittadini dalla politica.

Ecco, quindi, che l’attenzione e le preoccupazioni sono sempre più rivolte ai dati che giorno dopo giorno Governi, organismi, società di ricerca e di rating pubblicano: perché ormai è chiaro che i Governi, qualsiasi sia la loro natura e qualsiasi sia il loro coloro politico, non possono prescindere, nella determinazione delle loro scelte e delle azioni conseguenti, dalla situazione economica in cui viviamo.

Oggi, per esempio, sono attesi i nuovi dati sull’inflazione americana (attesa all’8,1% verso il precedente 8,3%), Nelle minute della FED relative al Comitato del 21-22 settembre scorsi viene ancora una volta confermato la “lotta senza quartiere”, da parte della Banca Centrale americana, all’inflazione. Elemento che fa ritenere che, salvo indicazioni di una frenata ben più evidente, dall’altra parte dell’oceano probabilmente si andrà verso un nuovo rialzo di 75 punti base per la nuova scadenza di novembre (sarebbe il 4° di fila). Se così fosse, quasi sicuramente la BCE dovrebbe allinearsi alle scelte di Powell: se così non fosse, potrebbe ampliarsi la “divaricazione” tra il $ e l’€, con la valuta americana (da qualche giorno stabile a 0,97-0,98 verso €) destinata ad andare verso un ulteriore rafforzamento. Manovre che si sposerebbero anche con l’alleggerimento, da parte delle 2 più importanti Banche Centrali al mondo, dei titoli acquistati in questi anni con il Quantitative Easing (solo per la BCE si parla di circa € 4.900 MD che potrebbero finire sul mercato).

Notizie che fanno il paio con quelle riferite alla recessione, con le stime di crescita viste al ribasso un po’ ovunque (da noi, contro le previsioni della Legge di Bilancio di una crescita dello 0,6%, il Fondo Monetario Internazionale ci dice che dovremmo “tornare indietro” dello 0,2%).

La conseguenza di tutti questi fattori non può essere che l’aumento degli spread e dei rendimenti dei titoli obbligazionari. Ieri il  nostro BTP ha sfiorato il 4,90% (4,88), per poi chiudere al 4,81%, con lo spread a 246 bp e il bund al 2,35%. E con i BOT a 12 mesi che, nell’asta promossa ieri dal Tesoro, hanno offerto un rendimento del 2,532%. Peggio è andata per i gilt inglesi, arrivati al 4,6% (a 10 anni), mentre quelli a 20 anni hanno toccato il 5,19%, il massimo dal 2002: il motivo va ricercato nell’annuncio della Bank of England che ha dichiarato che non proseguirà nell’acquisto dei titoli, deciso per far fronte all’ondata di vendite e al crollo della sterlina.

Sul fronte dei prezzi dell’energia, appare sempre più evidente che il muoversi “in ordine sparso” da parte degli Stati membri non può portare a molto di buono. Si spera, quindi, in un accordo che superi le divergenze e la “resistenza” di Stati come la Germania e l’Olanda. E l’intesa di ieri tra i 27 Ministri dell’Energia raggiunta, seppur a fatica, che prevede che sarà la Commissione UE a presentare, al Consiglio informale del 25 ottobre prossimo, le proposte, può essere un primo passo in questa direzione.

Le prime indicazioni che arrivano dai mercati asiatici di dicono che la giornata odierna sarà dominata dalle attese sui dati sull’inflazione USA. Poco mosse le borse di Tokyo e Shnaghai (rispettivamente – 0,60% e – 0,22%), mentre Hong Kong ripiega dell’1,29%.

Sulla parità i Futures americani, mentre sono leggermente in discesa quelli europei.

Petrolio sempre sostenuto, con il WTI a $ 87,10.

Gas naturale Usa a $ 6,532.

Oro tornato nel limbo, a $ 1.675 (- 0,20%).

Questa mattina lo spread riparte da 243,9 bp, con il nostro decennale a 4,85%.

Treasury a 3,91%.

€/$ a 0,97.

Bitcoin che “tiene” i $ 19.000, seppur a fatica (19.076, – 0,4%).

Ps: succede a Nuoro: Sebastiano Muccioni, 104 (centoquattro) anni ha appena rinnovato la patente, che gli permette ogni giorno di guidare la sua auto, di uscire a fare la spesa e di vivere una vita normale. Succede a Vicenza: ieri si è svolto il Giro del Veneto, una delle ultime gare ciclistiche della stagione. L’ultima, però, per Davide Rebellin, per “sopraggiunti limiti di età”, a “soli” 51 anni

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ultimo aggiornamento: 13-10-2022


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