I ripetuti “guasti” e le continue manutenzioni del gasdotto North Stream 1 ricordano, sotto alcuni aspetti, certi “raffreddori” che  spesso colpivano, durante la Guerra Fredda, i Presidenti Sovietici: raffreddori che molte volte, anziché risolversi, diventano causa di malattie ben più gravi, che “costringevano”, nel migliore dei casi, i leader a lunghe assenze, se non addirittura alla loro scomparsa.

L’ultimo “guasto” si è verificato, come ben sappiamo, non appena l’Europa, per bocca del Presidente UE Ursula von der Leyen, ha annunciato la volontà condivisa di stabilire il blocco dei prezzi del gas, superando l’ostracismo della Germania, il Paese dove, guarda caso, termina il gasdotto e che più si era speso per evitare la decisione, in considerazione della propria dipendenza dalle forniture russe e per la forte opposizione degli industriali. Non va dimenticata, infatti, la difficoltà in cui si trova quella che è sempre stata la “locomotiva d’Europa”, costretta oggi “ad arrancare”, con il PIL che non cresce e buona parte dell’attività produttiva in crisi.

Alla notizia del blocco hanno fatto seguito, nella giornata di ieri, le ulteriori dichiarazioni del Presidente Putin, che ha affermato che il mondo si sta avvicinando ad una “tempesta globale”. Affermazioni che hanno tutto l’aria di un “ricatto” verso l’Europa: dove, probabilmente, non sono riuscite le sanzioni (ad oggi senza dubbio gli effetti sono stati di molto inferiori alle aspettative, soprattutto laddove, come nel caso dello SWIFT o del blocco delle riserve della Banca Centrale Russa, dovevano impedire sostanzialmente le transazioni finanziarie con gli altri Paesi e “isolare” la Russia per quanto riguarda l’accesso al mercato dei capitali) è, in un colpo sola, riuscita la notizia del gas price cap. Per ora, peraltro, siamo ancora alle “dichiarazioni d’intenti”, mancando un piano operativo e indicazioni su quali saranno i meccanismi che dovranno garantirne la riuscita. La cosa certa, a sentire le dichiarazioni dei leader europei e dei ministri competenti, è l’aumento, nei prossimi mesi, delle bollette, con tutti i Paesi alla ricerca di soluzioni e provvedimenti che possano limitare le conseguenze in vista dell’inverno.

Il nostro ministro Daniele Franco ha affermato che nel nostro Paese il costo dell’emergenza energetica sarà un salasso pari a circa € 60MD, con la spesa per l’energia passata da € 43MD a circa € 100MD in circa 1 anno: un livello pressochè insostenibile, che potrà essere affrontato solo se saremo in grado di cambiare le nostre abitudini di vita, riducendo un pochino il confort a cui siamo abituati: riduzione della temperatura da 20 a 19 gradi per 1 (o 2) ora al giorno, riduzione della durata delle nostre docce, accensione dei caloriferi ritardata di 1 settimana in autunno e chiusura anticipata, sempre di 1 settimana, in primavera, dimezzamento dei cicli di lavastoviglie e lavatrici, spegnimento dei fornelli dopo l’ebollizione dell’acqua per la cottura della pasta, etc. Insomma, tanti piccoli e meno piccoli accorgimenti quotidiani che, alla fine, potrebbero provocare risparmi per diverse centinaia di € annui per famiglia.

Ad oggi, il nostro Governo ha stanziato circa € 50MD, con vari provvedimenti, per far fronte al “caro prezzi” (il più noto il decreto che, da qualche mese, con diverse proroghe – l’ultima la settimana scorsa, che ha allungato il termine, per ora, sino alla prima settima di ottobre – elimina le accese dal prezzo dei carburanti, con un risparmio di circa € 0,30 al litro). Ieri, a sua volta, il Governo tedesco ha annunciato interventi per circa € 65MD a favore di famiglie e imprese, con sussidi e costi calmierati: un piano finanziato dall’introduzione, anche in quel Paese, di una tassa sugli extra profitti sulle aziende del settore energetico che hanno beneficiato dell’aumento del prezzo del gas. Da noi sono allo studio nuovi provvedimenti a favore delle aziende, per esempio la Cassa Integrazione “scontata”, se non addirittura gratuita, come è successo nel periodo più difficile della fase pandemica, almeno per quei settori dell’industria più esposti (auto, ceramica, siderurgia, agroindustria, legno). Allo stesso modo, anche l’Europa è alla ricerca di soluzioni che possano aiutare i singoli Stati: oltre al price cap, un piano per la riduzione dei consumi  e un fondo per gli aiuti ai lavoratori operanti in aziende costrette a licenziare e ridurre la forza lavoro.

Con tutta probabilità quella di oggi non sarà una giornata semplice per i mercati europei (l’America oggi è chiusa per festività).

Sui mercati asiatici “pesa” Hong Kong, che si avvia ad una chiusura negativa intorno all’1%. Meglio va per Tokyo, con il Nikkei appena sotto la parità (– 0,11%), mentre si affaccia in territorio positivo Shanghai, a + 0,28%.

I futures USA (anche se i mercati sono chiusi i futures continuano le loro contrattazioni) si muovono intorno alla parità, mentre di qua dall’Oceano l’Eurostoxx è abbondantemente oltre il – 2%.

in controtendenza le materie prime, con il petrolio (WTI) a $ 88,77 (+ 2,08%) e il gas naturale USA a $ 8,884 (+ 0,89%). Nelle prime contrattazioni, il gas europeo si porta a € 262, con un rialzo del 22%.

Stabile l’oro, a $ 1.714.

Spread a 235 bp, per un rendimento del BTP sempre vicino al 4%. Saranno, sul tema, decisive le prossime settimane, anche se, prima di assumere una posizione chiara, gli investitori vorranno “vederci chiaro” sulla situazione italiana (fermo restando che la BCE non “starà a guardare”: non va, infatti, dimenticato lo scudo anti-spread annunciato nelle scorse settimane, anche se ben difficilmente potrebbe essere attivato, prima delle elezioni, per evitare “ingerenze”).

€/$ a 0,9906, con il $ in nuovo rafforzamento.

Bitcoin a $ 19.785 (+ 0,42%).

Ps: si fa tanto parlare di muri, del loro abbattimento piuttosto che della loro costruzione. Per ora sembrano prevalere la seconda opzione. In questi giorni la Lituania ha concluso i lavori per il muro, alto 4 metri e sormontato da filo spinato, di Km 550 che separa in confine con la Bielorussia per bloccare il flusso di migranti provenienti da quel Paese. Migranti, a loro, volta, provenienti da Siria, Afghanistan e Africa.

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ultimo aggiornamento: 05-09-2022


Il grande freddo

Price cap e sanzioni