Direttore: Alessandro Plateroti

Non più tardi di lunedì si commentava “l’ammanco” ci circa € 192 MD di “ricchezza” che sfugge dai radar della nostra economia, provocando minori entrate erariali stimabili in € 100 MD (guarda caso esattamente il fabbisogno dello Stato italiano per il 2024).

Uno studio di CIDA (Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità) ci fornisce una fotografia piuttosto precisa sulla situazione fiscale: uno “spaccato” illuminante, con chiavi di lettura che fanno riflettere e, sotto certi aspetti, piuttosto amare. Di certo appare evidente che c’è qualcosa che non torna, dando un’immagine del Paese un po’ diversa da quella che siamo abituati a vedere camminando per le nostre strade e spostandoci nei week-end, per quanto tutti si abbia la consapevolezza che qualche segnale di crisi sia innegabile.

La prima considerazione, impossibile da non vedere, è che circa il 43% dei contribuenti italiani (per l’esattezza il 42,79% del totale), compresi i “negativi” contribuiscono solo per l’1,73% dell’IRPEF complessiva. Più precisamente, 8,8 ML di persone (il 21,29% di chi effettua una dichiarazione reddituale) denunciano un reddito che va da 0 a € 7.500, pagando un’IRPEF pari a € 26 (ventisei). Altri 7,8 ML (18,8% del totale) si collocano, invece, nella fascia € 7.500-€ 15.000. Di contro, il 13,65% dei dichiaranti (quelli con un reddito compreso tra € 35.000 ed € 200.000) contribuisce per il 52,01 di IRPEF. Più in generale, il 13,93% (coloro che dichiarano guadagni superiori a € 35.000), paga il 62,51% dell’IRPEF complessiva. Inaccettabile che una platea così modesta si faccia carico di 2/3 del “peso sociale”. Come è inaccettabile che chi ha un reddito almeno pari ad € 50.000 (lordi) annui sia considerato, dal fisco italiano, ricco: in termini assoluti, 2,5 ML di individui, circa il 4% della popolazione italiana. Persone per le quali non si parla di cuneo fiscale (che in realtà, come confermato nella nuova finanziaria, non viene previsto a partire da € 35.000) e nessuna detrazione IRPEF. Mentre invece, sempre per il fisco, i “poveri” sono ben 34 ML di persone.

E’ evidente che c’è qualcosa che stride: se fossero numeri veri, verrebbe da chiedersi come fa il nostro Paese ad essere uno dei G7, quindi una delle 7 economie più forti al mondo, con un PIL che, anche grazie all’inflazione degli ultimi 12-18 mesi, oramai è prossimo ai 2.000 MD. E come sia possibile che la ricchezza finanziaria raggiunga i 5.300 MD, quasi 2 volte il debito pubblico. Senza scendere oltre nel dettaglio, un’ultima considerazione aiuta a rendere l’idea: per alcune categorie professionali il tax-gap, vale a dire la propensione all’evasione, è pari addirittura la 69,7. Significa che ogni 100€ dovuti al fisco ne sfuggono 69,7….

Sul fronte macro, continuano ad arrivare buone notizie per quanto riguarda l’inflazione.

L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, che raggruppa 38 Paesi nei vari Continenti, ci dice che, a settembre, l’indice dei prezzi, riferito agli Stati membri, era sceso al 6,2%, dal 6,4%. Per quanto riguarda la sola Europa (UE), a settembre era scesa al 4,3% (agosto 5,2%). Ma a ottobre, seppur il dato non sia ancora definitivo, è ulteriormente calata, portandosi al 2,9%. Nei Paesi G7 è rimasta (sempre a settembre) quasi invariata (4,1 vso 4,2%), a causa dell’inflazione energetica, che ha “rialzato la testa”. Il Paese che se la passa peggio è la Turchia, dove, a settembre, i prezzi, su base annua, erano al + 61.5%. Ancora peggio vanno le cose, in realtà, in Argentina, dove da un anno all’altro i prezzi sono saliti del 138,3% (ma l’Argentina è un Paese “associato” Ocse, non Paese membro). Ma c’è anche chi i prezzi li vede scendere, come il Costa Rica (- 2,2%) ovvero non li vede crescere, se non in maniera minimale: vedi l’Olanda, che si ferma al + 0,2%, o la Danimarca (+ 0,9%).

Ancora una giornata positiva, ieri, per il mercato americano.

A Wall Street, il Nasdaq ha chiuso a + 0,93%, con il Dow Jones a + 0,17%, mentre lo S&P 500 si è fermato a + 0,28%.

Questa mattina tutti gli indici asiatici fanno registrare quotazioni in leggero ribasso: a Tokyo, Nikkei a – 0,33%. Andamento analogo per i mercati cinesi: a Hong Kong, Hang Seng a – 0,51%, mentre Shanghai è vicino alla parità (– 0,16%).

In debole ribasso i futures, tutti tra il – 0,10 e il – 0,20%.

Nuovi ribassi per il petrolio, ai minimi degli ultimi 2 mesi: questa mattina il WTI fa segnare $ 77,35, – 0,13%.

Gas naturale Usa a $ 3,149.

Conferma le quotazioni di ieri l’oro, a $ 1.975.

Spread a 188,5 bp.

Leggero recupero per il decennale, il cui rendimento passa al 4,54%

Bund tedesco a 2,65%.

Treasury a 4,58%, in ribasso dal 4,67%.

€/$ a 1,068.

Prova di forza del bitcoin, che supera i $ 35.000 (35.290 questa mattina, anche se, durante la nottata, era arrivato a sfiorare i $ 36.000).

Ps: ieri, dopo 70 anni di Regno da parte della Regina Elisabetta, Re Carlo III ha “debuttato” al Parlamento britannico, a Camere riunite. A tutti è nota l’attenzione dell’ex principe (difficile non ricordarlo con questo appellativo) per l’ambiente. Ma ieri, nel suo “King’s speech”, il discorso che apre i lavori annuali del Parlamento, non si è vista traccia di alcun riferimento ambientalista. Il motivo è abbastanza semplice, anche se può sembrare paradossale. Infatti, il “discorso del Re” non è altro che il “discorso del Primo Ministro” letto dal Re…. E per Rishi Sunak, il cancelliere inglese, di certo l’ambiente, al momento, non è una priorità…povero Re Carlo

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ultimo aggiornamento: 08-11-2023


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