Per la prima volta dal dicembre 2019 la liquidità presente sui conti di famiglie e imprese diminuisce. In circa 3 anni, le riserve presenti sui conti correnti e sui conti deposito sono passate da € 1.823 MD a € 2.047. Lo “stay home” dovuto alla pandemia ha dato ulteriore slancio a quella che già era una tendenza universalmente riconosciuta al nostro Paese, cioè la capacità di risparmio. Una volta finito lo sciame pandemico, con le code del 2021, comunque non è venuta meno l’ulteriore predisposizione al risparmio; anzi, il 2022, con le ulteriori preoccupazioni dovute alla guerra e alla difficile congiuntura economica, con inflazione alle stesse e tassi in crescita, ha dato nuovo vigore all’accantonamento, con nuovi significativi incrementi della liquidità depositata su conti di varia natura. La crescita è continuata in maniera costante sino al luglio scorso (€ 1.823 MD a dicembre 2019, 1.956 a dicembre 2020, 2.075 a dicembre 2021, 2.097 a luglio 2022) per poi iniziare a scendere, per toccare, lo scorso ottobre quota 2.047 MD.

Le cause, come naturale, vanno ricercate nel caro energia, che ha fatto lievitare il costo delle bollette, e nell’inflazione, che ha tolto valore al denaro (secondo il Codacons quest’anno, per Natale gli italiani hanno speso circa € 20 MD, comprando però meno rispetto all’anno precedente). Si calcola che la famiglia media italiana abbia spese, nell’anno che sta per finire, € 1.322 per la  bolletta elettrica (€ 632 l’anno scorso) ed € 1.740 per quella del gas, pari al 63,7% in più rispetto all’anno precedente. Più in generale, fatto 100 il paniere dei beni utilizzati per il calcolo dell’inflazione al 2015, lo stesso era arrivato a 105 nel 2021, per schizzare al 119 allo scorso mese di novembre 2022.

Ma non è solo l’aumento delle bollette la causa del deflusso. L’altra “voce di spesa” che toglie il sonno agli italiani è il costo dei mutui; il rialzo dei tassi ha portato gli interessi a crescere in maniera esponenziale, con un impatto violento sulla rata mensile. Se prendiamo in esame le 26 principali banche centrali al mondo, ci accorgiamo che ben 22 hanno alzato in tassi nel corso di quest’anno. E, complessivamente, lo hanno fatto ben 137 volte (in media 6,2 volte a testa), con un aumento medio del costo del denaro del 3,75%. Solo 4 sono state quelle che non si sono mosse (e, se lo hanno fatto, sono andate controtendenza): quella cinese, che li ha leggermente tagliati, e quelle di Giappone e Indonesia, che sono rimaste ferme. Clamoroso il caso poi della Turchia: seppur in presenza di un tasso di inflazione dell’85,5%, la Banca Centrale del Paese (la cui autonomia è una “barzelletta”) ha tagliato i tassi dal 13 al 9%. Una medicina amara, quindi, per moltissimi Paesi. Anche se la cura, forse, non è quella più corretta per tutti, vista la diversa origine della crescita dei prezzi: in USA, per esempio,causati da un aumento dei consumi, indici di un’economia che continua a “tenere”, nonostante i “venti di recessione” (oltre che del freddo polare di questi giorni, con temperature sin oltre i – 50°), mentre da noi, in Europa, la causa principale va ricercata nei prezzi dell’energia (da qui la pressione di alcuni Paesi, Italia in testa, affinchè la BCE arresti i rialzi: un evento difficile dal realizzarsi, visti gli “intrecci” con la politica monetaria americana e le ricadute su più fronti, per esempio su quello valutario, strettamente collegato all’andamento del costo del denaro). Un aumento, quello del costo dei mutui, che comincia ad avere conseguenze sull’intero settore immobiliare, uno dei maggiori indicatori economici e uno dei “traini” dell’economia: la sua caduta è uno dei primi indici dell’arresto delle attività economiche, indice delle preoccupazioni delle famiglie oltre che della loro impossibilità a far fronte a nuove spese.

Mercati asiatici in rialzo (rimango chiusi Hong Kong e l’Australia). Le notizie provenienti dalla Cina, dove le autorità di governo hanno dichiarato che i visitatori in entrata non dovranno più sottoporsi a quarantena a partire dall’8 gennaio pv, danno slancio ai listini: Shanghai sale di circa l’1%, mentre a Tokyo il Nikkei è appena sopra la pari (+ 0,16%). A Seul Kospi a + 0,68%.

Alla riapertura delle contrattazioni, mercati americani ed europei previsti in rialzo, con i futures saldamente positivi ovunque (tra + 0,5 e lo 0,9%).

Nuovi rialzi per il petrolio, con il WTI vicinissimo agli 80$ (79,86, + 0,25%).

Gas naturale Usa che torna sopra i $ 5 (5,101, + 2,25%).

Oro a $ 1.814, + 0,55%.

Spread che apre la settimana a 208 bp, con un rendimento del BTP al 4,47% (bund tedesco 2,40%).

Treasury USA a 3,74%.

€/$ a 1,066, con l’ancora in  leggero rafforzamento.

Bitcoin che non riesce a superare la barriera dei $ 17.000: questa mattina lo troviamo a $ 16.860, – 0.34%.

Ps: non è mai troppo tardi. All’età di 94 anni un ingegnere livornese (seppur trapiantato a Milano), Giorgio Soldadino, ha discusso al sua seconda tesi di laurea all’Istituto Superiore di Scienza religiose. Nel 1955 aveva conseguito la prima laurea in Ingegneria elettronica. Sono passati 67 anni dalla prima laurea. Ma forse ancora maggiore è la distanza tra le 2 discipline: passare dalla scienza dei numeri al pensiero universale richiede un’ampiezza di vedute non così comune.

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ultimo aggiornamento: 27-12-2022


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