Uno dei punti più controversi, in termini di politica fiscale, nel nostro Paese è il Reddito di cittadinanza. Tutti ricordiamo un’apparizione notturna su un balcone di Palazzo Chigi al grido “abbiamo sconfitto la povertà”.

Forse, però, le cose non stanno proprio così.

Nel 2022 lo Stato ha erogato, tra reddito e pensione di cittadinanza, qualcosa come € 8MD. Ben 1,6ML di famiglie (e 3,6 ML di persone) hanno percepito almeno una mensilità. Oltre il 18,6% delle famiglie è rischio povertà, il 7,5% (pari a 1,9 ML, dati Censis) con circa 5,6ML di persone (9,4% della popolazione) in povertà assoluta. Di questi il 44,1% vive al Sud e nelle isole.

L’Italia, peraltro, continua ad essere uno dei membri del G7 (e ovviamente del G8), il gruppo che riunisce i 7 (8) Stati con le economie più avanzate del mondo. In altre parole, con il PIL più forte (per il momento la Cina non rientra nel novero).

Fanno quindi riflettere i numeri relativi alle fasce di reddito (2021) dei contribuenti italiani.

40,02 ML di cittadini (il 97%) dichiarano un reddito inferiore a € 70k, con solo 1,16 ML di persone che dichiarano di guadagnare più di € 70k, 18,34 ML di individui dicono di guadagnare meno di € 15k l’anno, 30,29 ML meno di € 26k. in termini di scaglioni Irpef, ad oggi sino ad € 15k l’aliquota è pari al 23%, che sale al 25% per i redditi sino a € 28k, per poi passare, sino a 50k, al 35% e arrivare al 43% dai 50k in su.

Numeri implacabili, che evidenziano una volta di più quello che forse è il vero male italiano.

Secondo le stime del Tesoro (vd la relazione del Nadef 2022) la propensione all’evasione è pari al 68,7%, con un “tax gap” (il divario tra le imposte/contributi che dovrebbero essere versati e le imposte/contributi che dovrebbero essere versati in regime di corretto “adempimento”) che, riferito al 2019, era di circa € 99,2 MD (anche se la tendenza sembra andare verso una diminuzione, se è vero che nel 2020 si è ridotto di circa € 9MD). L’imposta maggiormente evasa è l’IRPEF, con € 32,2 MD mancanti (dati 2019). Segue l’IVA,   con una perdita di gettito stimata in circa € 30MD (7 volte la Germania, il Paese che ci segue in questa poco esemplare classifica, il che rende l’idea di quale sia la situazione in cui ci troviamo). Un dato che pare non dipendere da una percentuale che molti ritengono elevata (22% l’aliquota più diffusa): l’Ungheria, per esempio, ha un’aliquota del 27%, ma un “tax gap” dell’8,4%.

In termini di PIL è come se al nostro Paese mancassero circa € 200MD l’anno: un sommerso che, se “emergesse”, cambierebbe non poco la realtà (e ancor di più) le prospettive del nostro Paese (banalmente pensiamo al rapporto debito/PIL, oggi intorno al 150%, dato da un debito di circa € 2.700 MD – tendenti a 2.800 – e un PIL di circa € 1.800MD: con 200 MD in più si passerebbe di colpo a € 2.000 MD, con un rapporto debito/PIL che si abbasserebbe al 135%, portandosi dietro non pochi fattori positivi, dal rating del nostro Paese al costo del debito pubblico alla possibilità di politiche fiscali più espansive per favorire imprese e famiglie).

L’attenzione degli investitori, per le note festività cinesi, continua a concentrarsi, questa settimana, sui mercati occidentali, ieri tutti poco mossi in attesa delle prossime riunioni delle Banche Centrali (anche se oramai appaiono scontati i rialzi dello 0,50% di cui fa tempo di parla). Per quanto riguarda Wall Street, l’indice Dow Jones ha chiuso in leggera crescita (+ 0,31%), mentre il Nasdaq è sceso dello 0,22%.

Questa mattina borsa di Tokyo in rialzo, con il Nikkei a + 0.35%. Alla riapertura delle contrattazioni dopo 2 giorni di chiusura, indice Kospi di Seul + 1,3%.

Futures invece nel segno della debolezza questa mattina, appesantiti probabilmente dai risultati trimestrali di Microsoft (resi noti a mercati chiusi), che hanno deluso le aspettative degli analisti, con i ricavi a $ 52,7 MD rispetto ai 52,94 previsti (e il trimestre in corso dovrebbe confermare la tendenza, scendendo, secondo le stime, a $ 50,5/51,5 MD mentre le precedenti attese erano vicine ai $ 52,43MD).

Dopo il leggero calo di ieri, si stabilizza il petrolio, con il WTI a $ 80,29.

Gas naturale Usa di nuovo in calo a $ 3,143 (- 3,81%).

Ancora maggiore il ribasso per quello europeo allo snodo di Amsterdam, in caduta libera a € 58,00 (- 10,08%) per megawatora.

Oro che non si sposta da area $ 1.930.

Spread in risalita a 187 bp, con il BTP decennale vicino al 4%.

Treasury al 3,46%.

€/$ stabile a 1,091.

Si placa la corsa del bitcoin, che rientra “nei ranghi”, a $ 22.740 dopo aver superato, nei giorni scorsi, i $ 23.000.

Ps: quindi solo 40.000 italiani dichiarano più di € 300.000 l’anno. Già si sapeva che Beyoncé, la pop star americana, non era italiana (né di nascita né di origini, come il caso di qualche sua collega). Ne abbiamo avuto la conferma in questi giorni. La star della musica, infatti, ha tenuto un concerto a Dubai per celebrare l’apertura di un resort. Per un’esibizione di 65 minuti ha ricevuto un compenso di $ 24 ML, pari a $ 369.000 al minuto. Oppure $ 6.150 al secondo.

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ultimo aggiornamento: 25-01-2023


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