Direttore: Alessandro Plateroti

Il rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile) pubblicato ieri ci aiuta ulteriormente a comprendere quale sia la percezione sulla qualità della vita nel nostro Paese.

Nel triennio 2020-2022 circa il 35% della popolazione italiana è convinta che la propria qualità della vita sia peggiorata. Ancora una volta siamo tra i Paesi, in Europa, con i dati meno positivi: a rendere ancora più complicata la quotidianità di famiglie e individui la visione pessimistica del futuro, una tendenza che si è invertita dopo la “reazione” successiva alla pandemia. Pesa, nella statistica, la situazione giovanile, tra le peggiori in Europa: prendendo in considerazione la fascia di età 15-29 anni, coloro che non “fanno nulla” (non studiano, non hanno un lavoro, né lo cercano, vale a dire i così detti Neet) sono oltre il 19% contro una media europea che si ferma all’11,7%, mentre coloro che, nella fascia di età 30-34 anni, hanno completato un percorso di studi sono il 27.4% in Italia, contro il 42,8% della media UE.

Nelle ultime settimane, dopo l’uscita dei dati che hanno confermato il crollo delle nascite, per la prima volta, nel nostro Paese, sotto le 400.000 unità in un anno, la crisi demografica è diventata centrale. Con proiezioni che ci danno una rappresentazione del futuro a dir poco drammatica: una situazione che riguarda indubbiamente la demografia a livello globale (se oggi la popolazione mondiale oltre i 65 anni è pari a 703 ML di abitanti, nel 2050 supererà il miliardo e mezzo di individui), ma che per l’Italia assume una tendenza ben più grave.

Il problema, per il nostro Paese, in fin dei conti, in estrema sintesi, è sempre lo stesso: il debito eccessivo, che impedisce (al di là della nostra “predisposizione” culturale) di pianificare adeguatamente il futuro.

Sino a quando gli sforzi saranno concentrati sul breve-brevissimo termine, per rimanere nei parametri previsti dagli accordi di Maastricht alla base della UE, per quanto resi meno rigidi dalla crisi pandemica (pensiamo al rapporto debito/PIL al 140%, allo stock di debito di circa € 2.800 MD, ad una crescita che fatica a stabilizzarsi su percentuali oltre l’1% per citare i punti più evidenti) è quasi impossibile fare programmi a medio-lungo termine. Le politiche familiari, l’istruzione, l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, la trasformazione tecnologica del Paese richiedono programmazione. Ma la programmazione non può esistere senza la possibilità di investimenti. Se ne ha una riprova leggendo le parole del nostro Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha dichiarato che per rilanciare la natalità è necessario un “piano shock”. Ma con solo € 3.5 MD (queste le risorse attualmente disponibili) diventa difficile pensare ad un “piano shock”, che dovrebbe essere pari ad almeno il doppio di quanto attualmente accantonato. Tra le idee allo studio  un forte incentivo alle nascite, con erogazioni tra i 2.000 e i 4.000 € per ogni figlio in più, sotto forma di bonus (sulla falsariga del “bonus Renzi” di € 80 mese) ovvero di detrazioni, con tasse dimezzate o addirittura azzerate in funzione del numero di figli. Ma la “coperta corta”, appunto, è il problema. Ci vorrebbe un PNRR dedicato alle famiglie: vista la nostra difficoltà a “spendere”, nei tempi concordati, i soldi che l’Europa ci ha destinato (sotto forma di sussidi e di prestiti), questa potrebbe essere la trattativa da portare avanti con l’Europa: dirottare una parte dei soldi dalle infrastrutture alle famiglie. In fondo, anche se di natura diversa, anche quelli sono investimenti destinati a portare crescita, sotto forma di consumi e, soprattutto, come sguardo verso il futuro.

Ieri giornata negativa per i mercati, preoccupati da dati macro non particolarmente positivi. Le chiusure sotto la pari a Wall Street (Dow Jones – 0,33%, Nasdaq – 0,78%, S&P 500 – 0,60%) influenzano questa mattina gli indici asiatici: abbondantemente sotto la pari quelli Great China (Hong Kong – 1,14%, Shanghai – 1,59%), mentre a Tokyo il Nikkei limita le perdite allo 0,33%. Non bene anche, a Seul, il Kospi (– 0.6%) e Taiwan (- 0,4%).

Futures appena sotto la parità a Wall Street, un po’ meglio in Europa.

Come prevedibile a fronte di dati non particolarmente positivi, il petrolio torna a soffrire, con il WTI a $ 77,10 (- 0,44%).

Gas naturale Usa a $ 2,204 (- 2,18%).

Gas europeo allo snodo di Amsterdam a  40,70 € per megawattora (- 5,46%).

Oro che torna sotto i $ 2.000 (1.995, – 1,27%).

Spread poco mosso (183,9 bp), con il BTP al 4,30%.

Treasury al 3,52%.

€/$ stabile a 1,095.

In sofferenza il bitcoin, tornato drasticamente sotto i 30.000$: questa mattina fatica a tenere i $ 28.000 (28.067, – 0.69%).

Ps: impossibile, oggi, non parlare di Elon Musk. La giornata di ieri non è stata, per il vulcanico “inventore” della Tesla (e di tante altre iniziative), una di quelle da ricordare. Il suo “fiore all’occhiello” ha perso quasi il 10%, tornando sui valori di gennaio, dopo la conferma di una riduzione dei margini e, di conseguenza, degli utili, nonché la “fatica” a mantenere i ritmi produttivi prefissati (situazione che ha trascinato al ribasso, iei, un po’ tutto il settore dell’automotive). Per non parlare del fallimento della missione di StarShip, la navicella spaziale che, decollando dal Texas, avrebbe dovuto fare i giro del mondo: un duro colpo per chi vuole, con il programma SpaceX , vorrebbe conquistare Marte. Eppure il “mitico” Elon non perde la sua fiducia e la sua visione sognante, definendo comunque la giornata di ieri positiva per il “grande insegnamento” che solo i fallimenti riescono a dare. Forse un po’ di ragione ce l’ha. In fondo, alla base del progresso ci sono 2 elementi: i sogni e gli errori che derivano dal “fare”.

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ultimo aggiornamento: 21-04-2023


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