Oggi la FED dovrebbe confermare le previsioni relative al nuovo rialzo dei tassi con un incremento dello 0,75%. Nei giorni scorsi la decisione della Banca Centrale canadese di limitare l’aumento allo 0,50% contro il previsto 0,75% aveva, almeno in parte, cambiato il “sentiment” degli analisti, lasciando spazio ad interpretazioni di una decelerazione delle politiche rigoriste. Peraltro, i mercati stessi, nel mese di ottobre, sembrano aver “sposato” tesi di una fase nuova, con rialzi di una certa consistenza. Il migliore in assoluto è stato l’indice Dow Jones, cresciuto in un solo mese di oltre il 14%, terzo maggior rialzo degli ultimi 50 anni.Il nostro indice MIB, storicamente quello ancora più lontano dai massimi del 2000/2001, è salito del 9,7%, 15° aumento più alto degli ultimi 50 anni, mentre l’Eurostoxx è salito del 7,9% (18° maggior rialzo).

Evidentemente analisti ed operatori pensano che oramai le politiche restrittive sono agli sgoccioli: è noto come i mercati siano sempre anticipatori di andamenti futuri. Va detto che non sono solo gli indici di borsa ad aver cambiato “le lancette”: anche il mercato obbligazionario, il vero sconfitto del 2023 (e non solo di quest’anno), con una perdita di valore media del 17,2%, nell’ultima settimana sembra aver invertito la rotta, con spread in recupero un po’ ovunque e tassi in discesa, a partire dal bund tedesco.

Ma i dati usciti proprio in questi giorni (dopo l’Europa, ieri è stato il turno di quelli USA) lasciano poco spazio a fughe in avanti troppo “spinte”. L’inflazione, come noto, in Europa è vicina all’11% (10,7%), con punte ben superiori in alcuni Paesi (da noi, per es, siamo al 12,7%); per rimanere al nostro Paese, i dati del 3° trimestre confermano un’economia, se non in salute, per lo meno in una situazione migliore del previsto, soprattutto grazie alla spinta dei servizi (e tra questi il turismo), che si dimostra ancora di più il nostro cavallo di battaglia. La crescita è stata dello 0,5%, che porta la crescita “acquisita” (quella, cioè, ormai “portata a casa”) per il 2022 al + 3,9%.

Negli USA sul tema inflazione si sta un po’ meglio, comunque con un livello ben superiore al 2% obiettivo target della FED. Stupisce ancora, e non poco, il dato sui posti di lavoro, con un’offerta pari a 10,7 ML, ben 437.000 più del mese precedente: complessivamente un numero ben superiore a coloro che un posto di lavoro lo cercano (rapporto praticamente di 2 a 1, due posti di lavoro per ogni disoccupato). Diventa quindi altamente probabile che oggi Powell confermi il rialzo atteso dello 0,75%, a cui potrebbe seguirne un altro, entro la fine dell’anno, dello 0,50%. Rimane in dubbio un ulteriore incremento per i primi mesi del 2023, sempre nell’ordine di 50 bp.

Le incertezze, quindi, rimangono, più che altro legate al momento in cui la spirale di crescita del costo del denaro si fermerà: perché è chiaro che ci si stia sempre più avvicinando al “pivot” di cui si parla ormai da settimane, vale a dire al picco da cui potrebbe poi iniziare una nuova fase “espansiva” almeno per quanto riguarda le politiche monetarie. I mercati, quindi, sembrano prepararsi a quel momento, senza farsi cogliere impreparati: un po’ come, in una gara ciclista, si arriva in vista del traguardo e si prepara lo sprint, con le squadre che “sgomitano” per portare i velocisti in rampa di lancio. Tutti cercano di guadagnare posizioni, ma, nella confusione del momento, magari qualcuno sbaglia “la scia” o, peggio, rischia di cadere.

Dopo il fortissimo rimbalzo di ieri, anche oggi i mercati asiatici confermano un nuovo recupero. A invertire la rotta, dopo un mese di ottobre molto difficile per gli indici Great China, le indiscrezioni su un cambio di strategia nella lotta al Covid (per quanto venga dato grande risalto, proprio in questi giorni, alla chiusura del Parco giochi Walt Disney a Shanghai, dove, pare è stato registrato 1 caso (qualcuno parla di 10, comunque un numero limitatissimo, almeno per gli standard occidentali) di positività. Shanghai si appresta a chiudere in rialzo dell’1,15%, mentre Hong Kong sta salendo del 2,4%. Sulla parità il Nikkei a Tokyo.

Futures mediamente positivi (solo il Nasdaq, al momento, è marginalmente negativo).

Petrolio di nuovo in crescita, con il WTI prossimo ai $ 90 (89,36, + 1,02%).

Gas naturale Usa a $ 5,877, + 2,66%. Quello europeo tratta intorno a € 120 al megawattora.

Oro a $ 1.652, poco mosso.

Spread a 211 bp, con il BTP ad un rendimento del 4,15% circa.

Treasury che riparte da 4,05%.

€/$ a 0,9873.

Bitcoin a $ 20.400, – 0,90%.

Ps: cambiano i governi, cambiano le ragioni sociali, ma non cambiano i problemi. Anzi, “il” problema. Si torna a parlare di ITA (ex Alitalia). Dopo il “dimissionamento” (con cause legali già avviate) del Presidente Altavilla, il Ministero dell’Economia ha tolto l’esclusività della trattativa di vendita a favore del fondo Usa Certares (che ha come “partner commerciali” Delta Airlines e Air France). Sembra, quindi, tornare in gioco Lufthansa. Intanto servono, al più presto, altri € 400 ML (possibilmente entro il mese di novembre), mentre altri € 250 ML ne serviranno nei primi mesi dell’anno. Volare “nel blu dipinto di blu” a quanto pare è sempre molto molto difficile (e sempre meno blu, nonostante la nuova livrea, anche se azzurra).

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ultimo aggiornamento: 02-11-2022


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