Che la discussione sulla Legge di Bilancio, quest’anno, sarebbe stata tardiva era cosa nota: le elezioni del 25 settembre, tra le tante conseguenze, hanno ovviamente bloccato qualsiasi iter parlamentare, allungando i tempi di approvazione (prevista verso Natale) ben oltre quelli normalmente previsti. E l’inizio del Consiglio dei Ministri, chiamato a “liberare” la prima bozza, rinviato sino a tarda serata, fa capire che alcuni passaggi, per il Presidente del Consigli, non sono stati semplici e scontati.

Rispetto alle indicazioni di € 32/33 MD, la spesa è leggermente salita, arrivando a circa € 35 MD.

E’ stato confermato che l’intervento sulle bollette assorbirà circa il 60% della manovra (€ 21 MD),  mentre il taglio del cuneo fiscale costerà tra € 4,2 e 5MD , pari a circa il 15% Come noto, il costo dell’intervento per le bollette sarà in deficit, mentre le altre spese dovrebbero beneficiare della copertura derivante da tagli su alcune poste di bilancio (come reddito di cittadinanza, che verrà rivisto, con l’interruzione, dopo qualche mese, per gli “occupabili”, o pensioni, con il taglio dell’indicizzazione per gli assegni più elevati, mentre viene elevata al 35% la tassa sugli extra-profitti delle società energetiche). Viene confermato, ma solo fino al 30 novembre, il taglio delle accise sui carburanti di 30 centesimi, mentre da 1 dicembre la riduzione sarà pari solo al 40%, scendendo a 18 centesimi. Circa 800 milioni vengono stimati per le pensioni, con l’introduzione di quota 103, mentre l’aumento della flax tax per i redditi per i lavoratori autonomi (portati al limite di € 85.000 dagli attuali 65.000) costerà circa € 600 ML. Confermato l’aumento dell’utilizzo del contante da € 1.000 ad € 5.000, mentre la “pace fiscale” riguarderà le cartelle sino ad € 1.000.

Non pochi osservatori oggi, nel commentare la manovra, si soffermano sulla “realtà dei numeri”, intravedendo una sorta di continuità con il precedente esecutivo a guida Draghi, tanto da definirla “draghiana”. Draghiana o no, di certo il nostro Primo Ministro (non dimentichiamolo, fresca reduce dal G20 di Bali, dove, tra gli altri, ha incontrato la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, oltre che qualche Primo Ministro e/o Capo di Stato “influenti”) ha dovuto per forza di cose tenere nella giusta considerazione la “crudezza” dei numeri: il rischio di “fare la fine” di Liz Truss, Primo Ministro inglese “accompagnato alla porta” dopo soli 45 giorni, sarebbe stato molto elevato se avesse dato ascolto a chi, all’interno della sua maggioranza, solo fino a poche settimane fa richiedeva a gran voce almeno € 50 MD da mettere “nelle tasche degli italiani”. In Gran Bretagna, dove si era partiti da una riduzione delle tasse per i più abbienti, alla fine si arriverà a “prendere” dalle tasche dei contribuenti, con i provvedimenti decisi per il prossimo anno, un importo stimato in circa € 45/50 MD….

Strada stretta, molto stretta, quindi. La speranza è che i prezzi dell’energia, oltre che a una ritrovata stabilità, possano ulteriormente regredire (non va dimenticato che Draghi aveva dovuto “mettere sul tavolo”, lui sì, circa € 50 MD per gli interventi a sostegno di famiglie e imprese a causa degli aggravi energetici), aiutando la discesa dell’inflazione, il vero “costo occulto” con cui tutti dobbiamo fare i conti. Qualche speranza, in questo senso, arriva dalla Germania: i prezzi alla produzione, infatti, nel mese di ottobre sono scesi del 4,2% rispetto al mese di settembre che, contrariamente alle aspettative, davano per scontato un ulteriore aumento dello 0,9%. E’ la prima volta da 2 anni che si verifica un’inversione della tendenza, buon auspicio per i prossimi mesi. Peraltro, il calo al momento è dovuto esclusivamente al calo del costo dell’energia, confermando una volta di più la fortissima dipendenza dal settore. Rimane il fatto che in molti ritengono che ormai il famoso “picco” sia stato raggiunto e che, da qui in avanti, si dovrebbe assistere ad una riduzione dei prezzi, per quanto dovrebbero rimanere per oltre il “target” del 2% fissato dalla BCE.

La chiusura negativa di Wall Street di ieri sera (Nasdaq – 1,06%, Dow Jones – 0,13%) non spaventa più di tanto i mercati asiatici.

A Tokyo il Nikkei è avviato ad una chiusura positiva, con l’indice che cresce dello 0,61%. Positiva anche Shanghai, seppur molto frazionalmente (+ 0,13%), nonostante la notizia di nuovi lockdown in alcune città. Negativa, invece, Hong Kong, dove l’indice Hang Seng arretra di circa l’1%.

Futures al momento sulla parità su tutte le piazze.

Prove di ripresa del petrolio, con il WTI che riconquista gli 80$, “aiutato” dal comunicato dell’Operc +, che ha confermato la volontà di non aumentare la produzione.

Scende (– 3,82%, $ 6,53) il gas naturale americano dopo la ripresa di ieri.

Oro a $ 1.744, + 0,17%.

In risalita lo spread, a 195 bp. BTP di nuovo in prossimità del 4%.

Treasury Usa al 3,81%, più o meno sui valori di ieri.

Continua, seppur molto lentamente, il recupero del $, dopo qualche giorno di debolezza: questa mattina “l’asticella” €/$ segna 1,0255.

Sempre precario il mondo delle criptovalute: ieri Coinbase, uno dei maggiori operatori del settore, ha lasciato sul terreno un altro 10%. Questa mattina il bitcoin fa segnare $ 15.725, – 1,85%.

Ps: succede a Milano. Chanel, uno dei marchi francesi del lusso più noti, si né aggiudicata la concessione in affitto di un negozio in Galleria Vittorio Emanuele II, il “cuore” di Milano. Valore? € 2 milioni e 350 mila all’anno. Il negozio è ampio 188 mq, per un prezzo al metro quadro di € 12.500. Si parla, ad ulteriore precisazione, di affitto, e non di vendita. Nasce spontanea una domanda: quale sarà il budget di vendite annuo, tenuto conto dei costi complessivi che l’attività dovrà sostenere…?

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ultimo aggiornamento: 22-11-2022


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