Fine settimana di lavoro per la Ragioneria generale dello Stato. Oggi, infatti, si riunisce il Consiglio dei Ministri che sarà chiamato ad esaminare la nuova legge di Bilancio. Già si è molto discusso sulla sua struttura. Il suo valore complessivo dovrebbe oscillare tra i 30 e i 32/33 MD; le voci più significative saranno le misure contro il “caro bollette”, che varranno circa 2/3, finanziati in deficit, e il taglio del cuneo fiscale, che comporterà un costo di circa € 5 MD: l’ipotesi allo studio prevede una riduzione di 3 punti sino ad un reddito di € 20.000 e di 2 punti sino ad € 35.000. Saranno previsti interventi anche per le pensioni, con l’introduzione di quota 103, e l’innalzamento della flax tax per i lavoratori autonomi da € 65.000 ad € 85.000, mentre si stanno valutando provvedimenti come il taglio (o azzeramento) dell’IVA per alcuni prodotti alimentari essenziali (pane, latte, pasta), lo stralcio delle cartelle esattoriali sotto € 1.000 nonché assegni straordinari a favore di famiglie con più figli.

La (il) Presidente del Consiglio, con sano realismo, continua a ripetere di abbandonare qualsiasi illusione su una manovra “espansiva”: l’aumento del costo per interessi, infatti, è una zavorra tremenda per le casse statali. Se il deficit per il 2023 passa dal 3,9 al 4,5% del PIL la causa va ricercata in quella voce, pari ad un maggior onere per lo Stato di circa € 10 MD. A cui fa contraltare una crescita ben più bassa di quella di quest’anno: un risicatissimo + 0,6% verso il ben più corposo 3,7% di quest’anno.

Ma le preoccupazioni non finiscono qui. Proprio in questi giorni, la BCE ha presentato la Financial Stability Review, un documento che identifica quattro rischi potenziali su scala globale.

Il primo è il rapido deterioramento del credito, con conseguente aumento dei tassi e maggiori restrizioni nella concessione dei prestiti. Senza dubbio, per il sistema bancario, si farà sentire, in termini bilancistici, l’impatto positivo dell’aumento dei tassi, ma allo stesso tempo non va dimenticato una crescita del rischio di credito.

Il secondo punto è l’impatto dell’aumento del costo dei mutui, che proviene da una fase di vero e proprio boom di compravendite e prezzi del settore immobiliare.

Il terzo, forse il più grave per i mercati finanziari, la forte riduzione della liquidità in circolazione: se dovesse ulteriormente ridursi la propensione al rischio da parte degli investitori, questo atteggiamento potrebbe scatenare le vendite, con ulteriori cadute dei corsi piuttosto che esplosione di “bolle” (un esempio potrebbe essere quello di FTX, la piattaforma per lo scambio di criptovalute che, nell’arco di un paio di giorni, ha “bruciato” almeno $ 32 MD, anche se c’è chi ritiene possano essere anche 50).

In ultimo, la necessità di concentrare gli sforzi, da parte della Banca Centrale, nella lotta all’inflazione, potrebbe togliere spazio di manovra nel caso di una nuova crisi del debito sovrano di un Paese membro (tipo quello che è successo all’Italia nel 2011-12). Il che creerebbe non pochi problemi alla stabilità finanziaria di quel Paese, con un ulteriore rischio contagio. Peraltro, già è in atto (è stato avviato lo scorso luglio) la riduzione del “bilancio” da parte della BCE, che ha già iniziato ad immettere sul mercato titoli governativi (che comunque possiede ancora in massicce quantità): intervento che rende più “faticosa” la riduzione dei tassi, non a caso, per quanto riguarda i nostri titoli, oggi vicini al 4%.

Forse per tutto questo la figura di Draghi aleggia sulle scelte del Governo: è probabile che, in fondo, l’attuale Presidente del Consiglio, al di là delle “scaramucce” sul PNRR, in cui accusava il precedente esecutivo di ritardi, in cuor suo cerchi di non allontanarsi troppo dallo schema messo in atto dall’ex Presidente della BCE, pur dovendo fare i conti con chi, all’interno della propria maggioranza, spinge per misure a debito di proporzioni ben maggiori.

Indici contrastati in apertura di settimana in Asia: a Tokyo il Nikkei è in frazionale rialzo (+ 0,16%), mentre le altre principali piazze al momento sono in discesa, con Shanghai in arretramento dello 0,39% e Hong Kong che invece “lima” di circa il 2%.

Futures che segnalano un calo generalizzato ma di modesta portata (– 0.15/0,20%).

Petrolio ancora improntato al ribasso, con il WTI che tratta intorno a $ 79,5 (- 0,90%).

Sorte analoga per il gas naturale USA, a $ 6,208 (- 1,67%).

Oro a $ 1.748,5, – 0,42%.

Spread che si porta sotto i 190 bp (186,5), miglior risultato da questa estate, con il BTP che torna verso il 3,80%.

Treasury Usa a 3,78%, dal precedente 3,76%.

Debole l’, con il $ che si riporta a 1,0266.

Non si arresta il calo del Bitcoin: questa mattina lo troviamo a $ 15.684, – 0,31%. Non aiutano le notizie non buone sul fronte FTX.

Ps: sono iniziati ieri i Mondiali di calcio in Qatar. Ma la nostra nazionale era a giocare in Austria (dove ha pure perso). Meglio quindi guardare altrove. Per esempio alla “space economy”, l’insieme delle attività (pubbliche e private) che si rivolge alla conquista dello spazio. Si prevede che nel 2040 varrà la bellezza di $ 1.000 MD: in 10 anni sono stati investiti $ 264 MD, per un valore stimato del settore (anno 2021) di $ 370 MD.

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ultimo aggiornamento: 21-11-2022


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