Per governare ci vuole “energia”, ma “l’energia” è solo uno dei tanti problemi che il nostro (ma così è anche per molti altri Paesi) si trova ad affrontare.

Sulla serietà e competenza di Mario Draghi dubbi credo non ce ne siano: anche chi, in questi mesi, era politicamente schierato contro di lui e il Governo da lui presieduto, lascia trapelare ammirazione nei suoi confronti. La crisi energetica, come noto, sta rendendo oltre modo complicata la nostra quotidianità: e le previsioni per i prossimi mesi fanno pensare ad una vita condotta con maggior sobrietà (il che non è detto che sia un aspetto negativo, anzi).

Ma, per quanto grave e urgente, quello energetico non è l’unico tema da affrontare. Lo sa bene il nostro Primo Ministro: sul tavolo ci sono i 20MD della terza tranche del PNRR, di cui il nostro Paese ha assoluta necessità. Da qui il suo impegno per far approvare, entro il mese di settembre, 121 provvedimenti e altri 122 a ottobre. Dal giorno del suo insediamento (13 febbraio 2021), ad oggi il Governo ha adottato 1260 provvedimenti, di cui 532 solo nell’anno in corso. Un ulteriore conferma di come l’attuale esecutivo voglia lasciare a chi succederà una situazione in ordine. Come testimonia la volontà di non creare nuovo debito per combattere le gravi conseguenze causate dalla crisi energetica. Certo, sarebbe quella la strada più semplice e rapida: un po’ come successo con il Covid, una serie di provvedimenti “a pioggia”, che, però, non è detto che siano la soluzione e, soprattutto, non è detto che siano garanzia di equità.

Se guardiamo agli ultimi 12 mesi, scopriamo che l’Italia è tra i Paesi che, in termini percentuali sul PIL, ha speso di più per combattere il “caro prezzi”: € 49,5MD, pari al 2,8% del PIL (di più, in termini percentuali, hanno speso solo la Grecia, con il 3,7%, e la Lituania, con il 3,6%). Interventi effettuati senza ricorrere a scostamenti di bilancio. Questa è la strada anche per i provvedimenti che stanno per essere varati che, come già scritto ieri, valgono circa € 10MD: la prima misura, data ormai per acquisita, è il rinnovo dello sconto di 30 centesimi delle accise sui carburanti (si parla di una proroga sino al 5 ottobre). Per raggiungere l’obiettivo, sarà fondamentale che si arrivi (la scadenza fiscale è prevista per oggi) ad incassare almeno € 4 MD (sui 10,5 previsti) del gettito determinato dagli extraprofitti delle società operanti nel settore energia (diverse delle quali, peraltro, hanno annunciato ricorsi al TAR, per sarà una gara ad ostacoli).

Intanto, in attesa del Consiglio sull’Energia straordinario fissato dalla UE per il prossimo 9 settembre, anche ieri il prezzo del gas è sceso, tornando ben sotto i 300€ per megawattora (254€), nonostante, da oggi sino al 3 settembre, Gazprom arresti nuovamente il North Stream 1, il gasdotto che raggiunge la Germania (peraltro con una portata giornaliera di 30ML di metri cubi, di molto inferiore ai 150ML quotidiani che costituiscono la capacità giornaliera). Il motivo della riduzione del prezzo, al di là della manifesta volontà della UE, seppur in clamoroso ritardo, di valutare l’eventuale price cap, nonché altre misure straordinarie, va ricercato anche nel fatto che lo “stoccaggio” energetico dei vari Paesi UE procede meglio del previsto, con le scorte che hanno raggiunto percentuali assolutamente rassicuranti: a parte Polonia e Portogallo, che hanno già raggiunto il 100%, troviamo Francia e Belgio, al 90%, mentre la Germania è all’83,3% e l’Italia all’81,7% (media UE 79,9%).

Ieri, dopo un iniziale tentativo di recupero, il mercato USA ha chiuso nuovamente in territorio negativo: a far cambiare umore i dati macro pubblicati ieri che, confermando ancora il buono stato dell’economia USA, rendono ancora più plausibile la necessità di nuovo aumento dei tassi nell’ordine dello 0,75%. Livello a cui potrebbe adeguarsi la BCE, con l’inflazione che in Germania non accenna a placarsi, arrivando all’8,8%, il dato più altro da 40 anni: il timore è che, venendo meno a settembre gli sgravi fiscali sulle bollette e il biglietto del treno bloccato a € 9 al mese, possano fare un nuovo balzo in avanti.

Questa mattina mercati asiatici altalenanti: Nikkei – 0,37%, Shanghai – 1%, Hong Kong che si riaffaccia sulla parità.

Futures al momento positivi, con rialzi intorno al mezzo punto.

Di nuovo sulle montagne russe il prezzo del petrolio, con il WTI che, dopo il rimbalzo di lunedì, ieri ha perso quasi il 5% (questa mattina è a $ 92,5, + 0,82%).

Gas naturale USA a $ 9,095.

Oro a $ 1.724 (- 0,23%).

Spread sempre intorno ai 230 bp. Ieri i BTP offerti in asta hanno toccato il 3,76%, 30 centesimi oltre quanto offerto nell’ultima asta precedente.

Bund tedesco sempre in area 1,50%, mentre il treasury USA è al 3,11%. Da notare che il rendimento del biennale è invece ben oltre, al 3,47%: la lettura, quindi, è che la stretta dei tassi USA non durerà molto, essendo i rendimenti a breve ben superiori di quelli a “lunga”.

Le attese di una nuova stretta in Europa riporta il $ sopra la parità verso €: questa mattina, infatti, servono 1,0022$ per 1 €.

Bitcoin che si conferma sopra i $ 20.000 (20.246).

Ps: inizia oggi la 79° Mostra del Cinema di Venezia. Per 10 giorni l’Italia sarà il centro della vita culturale. In alcuni momenti l’arte diventa ancora più importante, distogliendo la nostra attenzione dalla quotidianità e dai “soliti” discorsi.

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ultimo aggiornamento: 31-08-2022


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