Il mondo oggi non si fermerà, ma senz’altro procederà un po’ più lentamente: chi si fermerà sicuramente sarà la Gran Bretagna. A Londra si svolgeranno i funerali della Regina Elisabetta, alla presenza di oltre 100 tra Capi di Stato e di Governo, oltre alle rappresentanze di praticamente tutti i Paesi del mondo, ad esclusione della Russia (ovviamente), della Bielorussia, della Birmania, della Siria, dell’Afghanistan e dell’Iran, Paesi in cui certo la parola “democrazia” non è di casa, mentre ci sarà la Cina (la sua assenza non sarebbe passata inosservata).

Quella che inizia, come sappiamo, sarà una settimana decisiva per il nostro Paese, con la campagna elettorale che salirà di tono, mentre a livello macro la FED dovrebbe confermare l’ulteriore inasprimento dei propria politica monetaria, con un aumento dei tassi, ci si aspetta, dello 0,75%.

A dominare la scena è ancora la crisi energetica: ormai è a tutti chiaro che il binomio riduzione offerta-aumento dei prezzi da una parte e politiche monetarie restrittive dall’altra può portare l’economia globale verso la tanto temuta recessione. Mentre Fitch prevede una riduzione del nostro PIL dello 0,7% per il 2023, più ottimista sembra il Ministero del Tesoro, che “vede”, invece, il PIL ancora in crescita, sebbene ad un livello inferiore all’1%, che si confronta con il ben più ottimistico + 2,4% previsto dal Documento di Economia e Finanza pubblicato lo scorso aprile. La minor crescita 2023 rispetto al risultato di quest’anno (si stima che dovremmo chiudere il 2022 poco sopra il 3%) porta con sé numeri che renderanno più difficile la produzione della nuova Nota di Aggiornamento di Economia e Finanza (NADEF) in corso di preparazione. Soprattutto se si “esplodono” i fattori di cui sopra.

Il solo aumento dei tassi, infatti, costringerà a nuovi accantonamenti: già ad aprile il DEF aveva alzato i maggiori oneri finanziari da € 52,6 a € 61,9 (all’epoca i BTP rendevano un po’ più del 2%, oggi siamo al 4%), per cui è certo che si dovranno prevedere ulteriori accantonamenti. E poi, vista l’inflazione all’8 e più per cento, scatterà l’adeguamento delle pensioni, con un ulteriore spesa di € 8-10 MD, che si aggiungono ai 12 già previsti. Voci che faranno sì che il deficit, che dovrebbe quest’anno assestarsi intorno al 3,9% dal precedente 5,6%, risalga quasi certamente al 5%. In tutto, quindi, possiamo dire che serviranno, ad oggi, circa € 20MD in più, che da qualche parte andranno trovati se non si vorrà andare verso il tanto discusso “scostamento di bilancio”, prepotentemente entrato nella campagna elettorale.

Prepariamoci, quindi, oltre al “freddo inverno”, anche ad una Legge di Bilancio che, qualunque sarà l’esito delle urne, lascerà poco spazio a “voli pindarici” (a meno che non si vogliano, ancora una volta, mettere in discussione, se non la nostra appartenenza alla UE, le norme che la regolano). Un motivo in più per sperare che l’inflazione “rientri nei ranghi”, come fanno pensare le stime del Ministero del Tesoro, che nel DEF ipotizzava, per il 2023, un 4% circa (quest’anno dovrebbe chiudersi intorno all’8,1%).

Di certo oggi un rallentamento lo avranno le attività finanziarie, vista la “centralità” del mercato londinese, uno dei maggiori al mondo (il maggiore se limitiamo lo sguardo agli scambi obbligazionari).

Con la borsa di Tokyo chiusa per festività, la settimana si apre con Shanghai in calo di circa lo 0,6% e Hong Kong a – 1,12 circa a poche ore dalla chiusura. In calo anche Seul, mentre Sidney chiude intorno alla parità.

Futures che si muovono in territorio negativo, con cali vicini al mezzo punto percentuale.

Petrolio sui prezzi di venerdì, con il WTI a $ 84,58 (- 0,32%).

Scivola a $ 7,612 (– 2,09%) il gas naturale americano.

Ancora debole l’oro, che è ai minimi degli ultimi 2 anni ($ 1.664, – 0,63%).

Spread a 225 bp, con il BTP sempre in area 4%.

Treasury Usa a 3,45%, con il biennale che si “arrampica” al 3,87%.

€/$ a 0,9984, poco mosso.

Si muove invece, e male, il bitcoin, in calo di oltre il 7%, a $ 18.481.

Ps: è vero che la vita è fatta di “piccole cose”, ma a volte si esagera. Alla Johns Hopkins University di Baltimora sono stati realizzati nanotubi 1 milione di volte meno larghi di un capello e 2 milioni di volte più piccoli di una formica, con un diametro di 7 nanometri. Sono stati realizzati a prova di perdite, autoriparanti, autoassemblanti e in grado di collegarsi a diverse biostrutture. 1 milione di volte più sottili di un capello…quindi, anche l’affermazione “non capisci un tubo” d’ora in avanti dovrà prendersi con le pinze: perché c’è tubo e tubo, e tra un “tubo” e  un “nanotubo” la differenza non è da poco.

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ultimo aggiornamento: 19-09-2022


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