Tiene banco, ovviamente, la “disputa” Russia-Ucraina, con “annessi e connessi”.

Forse memori dell’ex URSS, l’Unione delle Repubbliche sovietiche, si pensa che la Russia sia una potenza economica e, soprattutto, militare.

Ma forse le cose non stanno proprio così.

Guardando le risultanze economiche, oggi la Russia vale, di fatto, quanto l’Olanda e la Svizzera messe insieme. Eppure parliamo del più grande Paese al mondo, che si estende per milioni di kmq, enormemente più grandi di stati come il Canada o la Cina, con ricchezze naturali e minerali che ne fanno il Paese più ricco (di riserve) al mondo. Un patrimonio che potrebbe farne uno dei Paesi più ricchi al mondo. Ma così, evidentemente, non è.

Oggi il reddito pro-capite dei cittadini russi è pari a circa $ 28,5k: tanto per fare un esempio, la metà di un cittadino tedesco ($ 56,5k), circa 2/3 di quello italiano ($ 44,6k), dietro alla Romania ($ 31,2k) e alla Grecia ($ 30,9k), appena sopra la Bulgaria ($ 24,3k), il doppio dell’Ucraina ($ 13,4k).

La pressione fiscale è tra le più basse al mondo, rendendo le entrate fiscali equivalenti all’11% del PIL: il sistema progressivo è fatto da 2 sole aliquote. La prima, pari al 13% fino ad un reddito di 5ML di rubli (ieri per 1€ erano necessari 89 rubli, per cui 5ML di rubli equivalgono a circa € 56k), oltre si passa al 15% (ma per i cittadini stranieri si sale al 30%). Il “controllo statale” fa i resto, rendendo modeste le iniziative private: la libertà economica, evidentemente, và di pari passo con quella individuale.

Per quanto riguarda l’apparato militare, soprattutto in passato un vero e proprio incubo per l’occidente, oggi, per quanto ancora importante, le spese sono pari a circa $ 60 MD annui. Nulla rispetto a quanto destinano gli USA ($ 778 MD all’anno) o la Cina ($ 252 MD). Ma modeste anche se pensiamo a nazioni quasi “demilitarizzate” (per quanto il termine sia molto relativo, essendo il raffronto con le 3 potenze militari per definizione): Germania, Francia e Italia insieme arrivano a circa $ 134 MD. E meglio lo si può comprendere osservando il peso degli investimenti bellici a livello globale: quelli russi valgono un misero 3%, contro il 29% degli USA e il 13% della Cina (però pari al 4,3% del PIL del Paese, secondo solo a Israele e Arabia Saudita).

Quindi, probabilmente, la Russia così potente in quanto è l’Europa che fa di tutto per attribuirle potere..

Ieri sono state comunicate, da parte di USA, UE e Regno Unito le sanzioni per “l’invasione” dell’Ucraina (ricordiamo che tutto nasce dal riconoscimento, da parte di Putin, del Donbass, riconoscimento, appunto, e non “annessione”, come è successo con la Crimea nel 2014). Sanzioni che colpiscono Banche, il Debito sovrano e alcuni cittadini (oligarghi), vale a dire gli appartenenti alla Duma (351 deputati, ma non Putin), che ha approvato la decisione di Putin e alcuni operatori economici che finanziano attività filo russi nei territori contesi. Inoltre il cancelliere tedesco Sholz ha sospeso il provvedimento di certificazione del gasdotto Nord Stream 2, che a regime permetterebbe il passaggio di 55MD di m3 di gas (anche se per il momento non ha alcuna conseguenza).

I mercati a dire il vero non credono molto ad un’accelerazione delle tensioni che possa portare alla deflagrazione.

Ieri i mercati europei hanno chiuso, dopo un avvio pesantissimo, pressochè sulla parità, mentre nella serata Wall Street, ancora una volta eccezionalmente volatile, ha chiuso in ribasso di oltre 1 punto percentuale.

Gli operatori, infatti, sembrano ben più preoccupati da situazioni prettamente economico-finanziarie (inflazione, rigore delle Banche Centrali, rischio recessione, aumento prezzi energia). L’impatto delle vendite dovrebbe essere piuttosto limitato; addirittura il 71% degli operatori avrebbe intenzione di aumentare l’esposizione sul mercato azionario. Analizzando i portafogli, lo “scarico” di azioni è lontanissimo dal “cigno nero” del marzo 2020, ma anche da precedenti situazioni di turbolenza, come nel 2016 o nel 2018.

I mercati, quindi, sembrano scommettere sul fatto che alla fine nessuna delle parti abbia interesse a portare la tensione ad un punto di “non ritorno”: in nessun caso ci sarebbe “un vincitore”, ma solo dei “perdenti”…

Nella notte mercati asiatici in rafforzamento.

Chiusa per festività Tokyo, Shanghai si appresta a chiudere vicina al + 1%, mentre Hong Kong è a + 0.62%. Kospi di Seul a + 0,47%.

Futures in buon rialzo ovunque: Nasdaq + 0,71%, Dow Jones + 0,41%, Europa mediamente + 0,3/0,4%.

Segni si stabilizzazione del petrolio, con il WTI che si assesta intorno ai $ 92.

Gas naturale a $ 4,469, – 0,04%.

Ritraccia l’oro, a conferma che le tensioni non sono così forti ($ 1.899, – 0,53%).

Spread sempre “in quota”, a 168 bp; respira il BTP grazie al rafforzamento del Bund (+ 0,20%), con un rendimento vicino a 1.90%.

Treasury a 1,94%.

€/$ a 1,1337, altro segnale di allentamento delle preoccupazioni (almeno per i mercati).

Cerca la ripresa il bitcoin: questa mattina risale a $ 38.170, in aumento del 3,51%.

Grazie come sempre per l’attenzione.

Ps: inizia oggi, anche se non ufficialmente, con i primi test a Barcellona, la stagione della F1. La competizione tra case automobilistiche, invece, non si è mai interrotta.

La pressochè certa decisione della Volkswagen di quotare Porsche (oggi è quotata la Holding) accende i motori.

E’ probabile che la volontà del gruppo tedesco derivi dall’osservazione di quanto la Ferrari è riuscita a fare dalla quotazione del 2015, con le quotazioni cresciute del 300%.

Il valore stimato della casa sportiva tedesca va da un minimo di € 80 MD a circa € 100MD. Si pensa che sul listino finirà circa il 25% dei titoli. Peraltro, oggi le famiglie Piech e Porsche controllano il 31,4% di VW: un incrocio azionario quindi piuttosto complesso. E non aiuta probabilmente il fatto che il valore della VW ieri era pari a circa € 116 MD, quasi quanto il valore della controllata.

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ultimo aggiornamento: 23-02-2022


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