Liz Truss, Primo Ministro inglese, è statanominatalo scorso 6 settembre dalla Regina Elisabetta, 2 giorni prima, come tutti ricordiamo, della sua morte. Solitamente, quando un nuovo Governo si insedia, si parla di “luna di miele” per i primi 100 giorni, intendendo in questo modo definire il generale clima di fiducia che circonda un esecutivo che muove i primi passi, che, ovviamente, vanno nella direzione desiderata dalla maggioranza che ha portato alla sua nomina.

Non è questo il caso della successora di Boris Johnson, costretta, prima dai mercati e poi dal suo stesso partito, ad una clamorosa e umiliante retromarcia relativamente alla misura presa non più tardi di una decina di giorni fa, destinata ad abbattere le tasse per le classi più ricche (quelle con un reddito superiore alle 150.000 sterline), eliminando l’aliquota del 45%, pur includendo anche misure a favore delle classi meno abbienti, anche se in percentuali ben inferiori. Una manovra che era stata presentata come il più vigoroso taglio delle tasse da 50 anni a questa parte, ma che ha portato alla drammatica crisi della sterlina e costretto la Bank of England ad un intervento in fretta e furia per porre fine alla speculazione e al conseguente rialzo dei tassi (quello si il “più vigoroso” da 50 anni a questa parte….).

Quanto accaduto senza dubbio può essere una lezione per tutti quei Paesi che si trovano ad affrontare una situazione economico-finanziaria non tra le più semplici. E il nostro è certamente in “pole position” in questa speciale classifica. Motivo in più per la “premier in pectore” Meloni per andare con i “piedi di piombo”, cercando di stare alla larga di tutto ciò che può essere catalogato come “populismo”, fatto da misure che porterebbero il nostro Paese a crollare dopo pochi giorni, sotto il peso della speculazione e della sfiducia di mercati e istituzioni internazionali. Come ha fatto notare il Ministro dell’Economica Daniele Franco nella recente Nota di aggiornamento al documento di Economia e Finanza, l’Italia si avvia verso 3 trimestri di recessione, con un PIL che dovrebbe, seppur di pochi decimali, diminuire (comunque dovremmo chiudere il 2022 con una crescita del 3,3%, mentre il 2023 dovrebbe far registrare un + 0,6%). Ovviamente molte sono le incognite, a partire dalla crisi energetica che tanti danni ha già fatto e altri potrebbe farne, soprattutto se l’Europa non trova misure adeguate per combattere i prezzi. Per non parlare del rialzo dei tassi messo in atto dalle Banche Centrali per fermare l’inflazione.

Sul primo punto, si stanno studiando soluzioni diverse, in considerazione dell’impossibilità di fissare un price cap. Si sta facendo largo, in questo senso, l’idea di Roberto Cingolani, Ministro per la Transizione ecologica, di creare una piattaforma sostitutiva al tanto discusso Ttf olandese, di cui viene messa in dubbio la trasparenza e la scarsa “liquidità”. L’dea potrebbe essere quella di una “media” tra i 3 maggiori indici internazionali (Gas naturale USA, GNL sul mercato asiatico, e Brent che identifica gli scambi del petrolio sul mercato londinese). Alla base della proposta, se verrà portata all’attenzione della Commissione Europea, il fatto che il prezzo del gas europeo è, oltre che il più volatile, il più alto tra tutti: quello Usa, infatti, “viaggia” intorno a € 19,7 per megawattora, mentre quello asiatico scambia a € 156 al megawattora, ben sotto ai 169 € di quello europeo, in forte calo rispetto ai 187 € del giorno precedente.

Sul fronte del rialzo dei tassi, i segnali di crisi che arrivano da diversi indicatori (per esempio, in Europa gli indici PMI del settore manufatturiero a settembre sono tutti arretrati, pur mantenendosi sopra soglia “recessiva” di 50, ad eccezione dell’Italia, dove si trovano a 48,3 punti) potrebbero spingere le Banche Centrali a rivedere le loro politiche monetarie “aggressive”. Un esempio arriva dalla Reserve Bank of Australia, che nella notte ha si di nuovo alzato i tassi, ma si soli 25 bp contro gli attesi 50 bp. Una decisione che potrebbe racchiudere un forte impatto emotivo e costituire una sorta di precedente che non passerà inosservato.

Mercati asiatici a 2 velocità anche oggi. Con molte piazze chiuse (tra cui Shanghai) per la Golden Week, si distingue Tokyo, con il Nikkei a + 2,96%, mentre Hong Kong fa segnare – 0,83%. Sale Sidney, dopo la decisione della Banca Centrale, con l’Asx 200 a + 3,5%.

In gran spolvero i futures, con rialzi superiori all’1% un po’ ovunque.

Petrolio in rialzo anche questa mattina, con il WTI che supera di slancio i $ 84.

Gas naturale Usa a $ 6,498 (+ 0,28%).

Torna sopra i $ 1.700 l’oro (1.712,80, + 0,54%).

Spread in netto recupero, a 232 bp, con il BTP a 4,40% circa di rendimento.

In calo anche il rendimento del treasury Usa, a 3,60% (dal 3,80% del giorno precedente).

€/$ a 0,987, con la moneta unica che cerca di confermare il recupero degli ultimi giorni.

Bitcoin che “segue”, come ormai fa da tempo, i mercati: questa mattina lo troviamo di nuovo vicino ai $ 20.000 (19.843), in rialzo del 3,35%.

Ps: il ricercatore paleontologico Svante Paabo ha vinto il Premio Nobel per la Medicina 2022 per i suoi studi sulla sequenzialità del DNA alla ricerca delle origini dell’uomo. E già questa è una notizia straordinaria. Notizia che diventa ancor più straordinaria se si pensa anche il padre, il biochimico Sune Karl Bergstrom, vinse lo stesso premio nel 1982. Fatto rarissimo, ma non impossibile, successo in altre 3 famiglie: ad Aage Bohr, figlio di Niels, vincitori del Nobel per la Fisica rispettivamente nel 1975 e nel 1922, e a Roger David Kornberg , figlio di Arthur, il primo insignito del Nobel  per la chimica nel 2006, il secondo per la Medicina nel 1956. Per non parlare dei coniugi Marie Sklodowska e del marito Pierre, vincitori del Nobel per la Fisica nel 1903. Nel 1935 toccò alla figlia Irene Joliot- Curie e al marito Frederic vincere quello per la Chimica.

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ultimo aggiornamento: 04-10-2022


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