La Russia, in termini economici, pesa l’1,7% del PIL mondiale. In sé una percentuale assolutamente modesta, certamente non in grado di creare chissà quali “sconquassi” a livello planetario.

Ma ben sappiamo, invece, quale sia il suo “peso politico”. Senza dubbio lo sa bene Putin, che su quello fa leva per mettere paura al mondo.

Le prime gravi conseguenze, come prevedibile, rimanendo al campo economico e finanziario (ma non possiamo non ricordare la tragedia umanitaria che si sta compiendo: al di là delle migliaia di morti e feriti, soprattutto, come ovvio, ucraini, anche se i numeri sono pesanti anche sull’altro campo, i profughi sono già più di 1 milione, di cui oltre 500.000 confluiti in Polonia. Ma si parla della possibilità che debbano lasciare il Paese (popolazione circa 44 ML di abitanti) tra i 4 e i 7 ML di cittadini, soprattutto donne e bambini, visto che i maschi tra i 18 e i 60 anni non possono valicare i confini), stanno colpendo soprattutto l’Europa, vista la vicinanza geografica e i rapporti “storici” con la Russia. Alcuni Paesi, vedi l’Austria, dipendono totalmente dalle forniture energetiche proveniente da quel Paese, ma il caso forse più eclatante è quello della Germania, la principale economia UE, che dipende per oltre il 65% dal gas e dal petrolio russi. Un legame, peraltro, a doppio filo, vista la forte presenza di molte aziende tedesche nella regione, cosa che “complica” non poco la vita per Berlino. E’ di ieri la notizia che la Volkswagen ha deciso di interrompere la sua attività nel Paese, con tutte le esportazioni di auto prodotte nell’area che sono state bloccate. Nel “nostro” piccolo, anche le (non molte) aziende italiane operanti in Russia stanno prendendo decisioni analoghe: ieri Generali ha deciso di chiudere i propri uffici a Mosca, mentre Intesa e Unicredit, le aziende italiane più esposte verso il Paese, con numerosi sportelli presenti, stanno valutando la strada più conveniente (o meno pesante da un punto di vista di impatto sui conti) per interrompere l’attività.

Le conseguenze, non solo sui prezzi dell’energia (JP Morgan stima che il petrolio potrebbe arrivare a $ 150 al barile, mentre il gas – megawattore – già ieri ha “testato” quota € 200, per poi ritracciare un pochino), potrebbero non tardare. C’è già chi, come FourKites, società di consulenza specializzata nella logistica, sostiene che i prezzi dei noli marittimi sia destinato ulteriormente a salire, con le quotazioni dei noli marittimi che potrebbero portare il costo del trasporto di un container da $ 10.000 a $ 30.000, trascinando verso l’alto i prezzi di tutte le merci e dando nuovo vigore (cosa di cui proprio non c’è bisogno) l’inflazione.

Ben più gravi sarebbero le conseguenze sull’economia russa. Già si parla di default, con Moody’s e Fitch che hanno declassato a “junk” (spazzatura) il debito russo. Molte aziende non hanno riserve per poter continuare la loro attività. Il blocco delle transazioni finanziarie sta iniziando a paralizzare il Paese, dalle attività più semplici, come il prelevamento ai bancomat (il contante comincia a scarseggiare) a quelle più complesse e “poderose”, come, appunto, il rifinanziamento del debito e l’accesso ai mercati da parte della Banca Centrale. La borsa di Mosca continua ad essere chiusa e quella di Londra ha sospeso le contrattazioni di 28 titoli di società russe. Per quanto riguarda le emissioni obbligazionarie, si calcola che l’ammontare complessivo, tra i 2 Paesi, sia pari a circa € 1.3 MD (Russia 1MD, Ucraina 0,3MD) del comparto investment grade europeo, vale a dire circa il 3% degli asset totali, percentuale che sale al 6% se si parla di high yeld (titoli ad alto rendimento e, quindi, rating inferiore).

Certamente il “fronte” potrebbe cominciare ad incrinarsi. Per esempio, da una parte Gazprom sta cercando disperatamente di continuare ad onorare i propri impegni; dall’altra Lukoil, la terza realtà energetica russa, ha apertamente dichiarato che spera in una rapida conclusione del conflitto grazie all’attività diplomatica. Senza dimenticare il ruolo che potrebbe avere gli oligarghi, molti dei quali cominciano a vedersi “espropriati” beni e aziende e messi al bando praticamente ovunque.

Il clima di grande incertezza, con la diplomazia che continua a fare grande fatica a causa dell’atteggiamento di totale chiusura (per ora…) di Putin, non aiuta i mercati.

Dopo la chiusura negativa di ieri sera di Wall Street, con il Nasdaq in calo di 1,46% e il Dow Jones dello 0,29%, i mercati del Far East asiatico seguono il trend: Nikkei – 2,23%, , Hong Kong – 2,62%. Meglio va in Cina, con Shanghai in calo dello 0,96%.

Futures al momento in calo, anche se in recupero rispetto alle prime ore della giornata. Meglio quelli USA, con cali marginali, mentre quelli europei viaggiano con perdite > 1%.

In rafforzamento le materie prime: petrolio (WTI) $ 109,6, + 1,70%, gas naturale $ 4,783 (+ 1,14%). Gas megawattore a € 154, dopo che ieri, come detto, ha toccato il record di € 200.

Oro a $ 1.942, + 0,23%: il rialzo del lingotto, da inizio anno, ha raggiunto il 6,5%.

In aumento anche le “soft commodity”, con grano, mais e soia ai massimi.

Spread a 155 bp, con il BTP che torna verso 1,60%.

Treasury a 1,80%.

Le tensioni fanno ancora salire il $, con €/$ a 1,1017.

Scende il bitcoin dopo la corsa degli ultimi giorni: questa mattina lo troviamo a $ 41.338, in calo del 5%.

Ps: le drammatiche vicende ucraine fanno passare in secondo piano le “tristi” vicende governative relative alla riforma del catasto. Come spesso succede, sembra che i nostri politicanti vivano in un mondo “parallelo”. Ma aggrappiamoci a Mattarella (Draghi in questo periodo non è al massimo della forma, “strattonato” com’è da chi dovrebbe sostenerlo: e viene da chiedersi cosa ne sarebbe dell’Italia se non ci fosse lui). Tutti i giornali oggi riportano la notizia che ha deciso di tagliarsi l’emolumento di circa € 60.000 all’anno, da € 239k ad € 179k, e rinunciando anche a € 16.000 di adeguamento Istat. Senza parlare del fatto che non percepirà neppure il vitalizio per la sua precedente attività parlamentare. Lunga vita al Presidente.

Riproduzione riservata © 2022 - EFO

ultimo aggiornamento: 04-03-2022


Russia contro resto del mondo

Economia di guerra