Apparentemente il Natale che si è appena concluso sembra non averci riservato nulla di positivo.

La progressione dei contagi anche nel nostro Paese ha catalizzato l’attenzione (e i discorsi) di tutti. Se l’anno scorso il lockdown aveva “blindato” in casa gli italiani, quest’anno a limitare gli spostamenti e i ritrovi familiari nessuna imposizione o decreto governativo, ma una situazione che vede milioni di persone in quarantena (obbligatoria o volontaria), con un virus che dilaga, seppur con conseguenze molto meno gravi rispetto al passato, vuoi per una percentuale di persone vaccinate tra le più alte del pianeta, vuoi per una variante facilmente trasmissibile ma molto meno invalidante rispetto al virus originario.

Un quadro indubbiamente preoccupante, che potrebbe ulteriormente aggravarsi nelle prossime settimane: si calcola che si possano superare i 100.000 contagi giornalieri, con un indice di positività superiore al 10%. Quello che sta succedendo in Gran Bretagna (a Londra 1 abitante su 10 è positivo al Covid) fotografa molto bene quello che potrebbe essere l’evoluzione anche da noi; di contro, in Germania e in Austria stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza grazie alle limitazioni (veri e propri lockdown) imposte ai no-vax.

Non va comunque dimenticato, confrontando i dati statistici con l’anno scorso, come il numero dei decessi sia nettamente inferiore, unitamente al fatto che anche i ricoveri, sia nei reparti ordinari che nelle terapie intensive, siano ancora lontani dalla soglia di “rischio”, con gli ospedali non più in grado di ricevere malati, come abbiamo visto in passato.

Almeno in questa fase, la fatica maggiore forse da affrontare è la precarietà a cui siamo costretti, impossibilitati a qualsiasi programma o pianificazione ovvero, laddove li facessimo, pronti a modificarli. Forse anche per questo alcuni Paesi (per es. il Sud Africa, dove la variante omicron è partita) hanno deciso di abolire le restrizioni per i contatti con i positivi: un modo per ulteriormente “indebolire” il virus, arrivando di fatto ad un contagio di massa, forse l’unica possibilità di arrivare all’effettiva immunità di gregge. Anche da noi, infatti, si stanno facendo largo scuole di pensiero che portano quasi a “derubricare” il virus, permettendo comunque una maggior “circolazione” delle persone: si calcola che ogni “portatore”, potenzialmente, possa aver teoricamente contagiato almeno 4 persone. Se, come nel caso di Londra, circa 1 su 10 è contagiato, si potrebbe arrivare a quasi la metà della popolazione bloccata dalla quarantena, cosa che, evidentemente, significherebbe un lockdown di fatto.

Ma l’albero natalizio non ci ha riservato solo notizie preoccupanti.

Il gas naturale europeo, per esempio, da 2 giorni è in caduta verticale: ieri è precipitato del 23% e oggi perde un altro 20%. Il prezzo, nell’arco di 3 giorni, è passato dal record di € 187 a € 107 per megawatt. Una notizia che potrebbe avere risvolti molto positivi sul fronte dell’inflazione. E’ noto che uno dei fattori, se non il principale, che hanno portato l’indice dei prezzi a livelli che non i vedevano da decenni è l’aumento delle materie prime: le spese per la gestione energetica domestica sono aumentate, nell’ultimo anno, di un 17% medio, coinvolgendo gas ed energia elettrica. Il forte calo di questi giorni potrebbe essere un indicatore importante nella direzione auspicata dagli organismi monetari, che, come noto, vedono l’inflazione ormai aver raggiunto praticamente il picco.

Oggi molte piazze finanziarie chiuse per festività (Hong Kong, Londra, Australia).

Borse del far east fiacche, con Nikkei e Shanghai appena sotto la parità.

Sulla stessa lunghezza d’onda i futures, che si muovono ovunque in leggero territorio negativo.

Petrolio in discesa, con il WTI a $ 72,86 (- 1,35%).

Gas naturale $ 3,832.

Oro stabile a $ 1.810 per oncia.

Spread sempre intorno a 135 bp, per un rendimento del BTP a 1,10%.

€/$ sui valori della settimana scorsa (1,1327).

Bitcoin che si conferma sopra i $ 50.000 (50.700 circa).

Ps: scopriamo (o meglio, abbiamo la conferma) che spesso avere un lavoro non significa per forza di cose aver risolto il problema della povertà. Secondo il Ministero del lavoro, nel nostro Paese circa l’11,8% dei lavoratori dipendenti è sotto la soglia della povertà. Una percentuale che sale al 18,8% per i lavoratori autonomi e il 19,4% per quelli part time. La media complessiva è pari all’11,9%, contro una media europea del 9,2%.

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ultimo aggiornamento: 27-12-2021


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