Con tutta probabilità oggi la FED deciderà un nuovo rialzo dello 0,50% dei tassi americani. L’orientamento al rigore da aperte di Jerome Powell procede forse in maniera più spedita di quanto si potesse prevedere nel tentativo di spegnere la spirale inflazionistica che ormai da quasi 1 anno si è impadronita dell’economia. E c’è già chi, come il Presidente della FED di St. Luis, James Bullard, ha ipotizzato un nuovo rialzo addirittura dello 0,75% già nel prossimo mese di giugno, a cui potrebbe seguirne un altro dello 0,50% a luglio. Il traguardo del 2,25-2,50% diventa quindi sempre più realistico, con una progressione del costo del denaro mai così “ripida” dal 1982, quando Paul Volcker non esitò a portare i tassi vicini al 20%. Siamo, ovviamente, ben lontani da quegli scenari, ma la “lentezza” con cui le Banche Centrali (in primis quella americana) hanno “suonato la sveglia” le costringe ora a correre ai ripari.

In Europa, come noto, la situazione è un po’ diversa. Non per questo, peraltro, non è possibile notare come alcune nubi si stanno formando all’orizzonte. Ieri, per esempio, il rendimento del Bund tedesco ha toccato, per la 1° volta dopo 7 anni, l’1%: se si pensa che solo a gennaio il rendimento del governativo tedesco era negativo per lo 0,18% ben si può comprendere cosa stia succedendo sui mercati. Il nostro BTP ieri ha ritoccato i massimi di periodo, arrivando al 2,89%, livello che non vedeva dal 2019, con lo spread a 190bp. Il treasury americano ieri rendeva il 3%, massimo dal 2018. E se guardiamo al “Down Under”, vediamo che anche l’Australia, per quanto a livelli inferiori, stia risalendo la china, con la Banca Centrale che ieri ha portato il tasso allo 0,35%, oltre lo 0,25% previsto.

Per una volta “mal comune” non fa certo “mezzo gaudio”.

Indubbiamente la strada si fa sempre più stretta, con i margini di manovra che si riducono di giorno in giorno. L’intervento di ieri di Draghi all’Europarlamento fa intravedere la volontà di cambiamenti profondi della UE: conoscendo il rigore del nostro Presidente del Consiglio, non si può definire improvvisata la sua affermazione a riguardo della necessità di cambiare i Trattati che sono alla base dell’Unione. Cambiamenti che non saranno certo attuabili nel breve, mentre i tanti problemi sul tavolo richiedono decisioni urgenti.

Oggi Ursula von der Leyen dovrebbe presentare il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia: ulteriori Istituti Bancari saranno assoggettati al taglio del sistema Swift, mentre si allargherà anche la lista dei soggetti politici e delle entità sanzionate. Si profila anche di arrivare all’embargo sul petrolio russo entro la fine dell’anno, per arrivare al quale si dovranno superare le resistenze di alcuni Paesi, dipendenti per il 100%, o giù di lì, dalle forniture russe (vd Slovacchia ed Ungheria): già si pensa ad alcune deroghe, in modo che questi Paesi possano avere più tempo per trovare adeguate alternative.

Se poi alle preoccupazioni internazionali aggiungiamo le tensioni politiche interne, con le nuovi frizioni all’interno della maggioranza a causa dei “mal di pancia” del Movimento 5 stelle, il quadro non è certamente dei più rosei. Draghi deve affrontare tempi non semplici, in cui occorrerà tutta la sua autorevolezza e credibilità per non mandare “tutto all’aria”: assume quindi ancora più importanza il prossimo viaggio “americano”, previsto per il 10 maggio, durante il quale probabilmente cercherà di dare al nostro Paese un respiro un po’ più internazionale e facendolo sentire meno marginale rispetto all’asse “franco-tedesco”.

Mercati asiatici ancora a “scartamento ridotto” in considerazione della contemporanea chiusura di Giappone e Cina. L’assenza di contrattazioni “anestetizza” di fatto gli altri mercati. Aperta invece Hong Kong, che scende di circa l’1,15% per il peso della tecnologia: da segnalare il momentaneo crollo di Alibaba sulle voci di arresto del fondatore Jack Ma: in realtà si è trattato di un caso di omonimia, il che ha consentito il pronto recupero delle quotazioni.

Questa mattina futures marginalmente positivi ovunque, dopo le chiusure interlocutorie di ieri sera a Wall Street.

Petrolio in recupero, con il WTI a $ 103,86 (+ 1,30%).

Gas naturale sulla soglia dei $ 8 (7,915).

Oro che non si smuove dai $ 1.855/1.860.

Spread in ulteriore aumento (191bp), con il rendimento del BTP sempre più vicino al 3%.

€/$ a 1.0512, con il $ in nuovo rafforzamento.

Bitcoin sempre in area $ 38.500 (38.374. – 0,30%).

Ps: domani a Chuncheon, cittadina a circa 80km da Seul, aprirà Legoland, il nuovo parco giochi della Lego. Sarà il parco gioco tematico più grande al mondo, che si distribuirà su 280.000 mq, pari a 16 volte la Piazza del Duomo di Milano. Meglio non pensare a quanto mattoncini sono serviti per costruirla…..

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ultimo aggiornamento: 04-05-2022


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