Se il livello massimo delle sanzioni è il blocco totale delle attività con la Russia, ieri è stato fatto un ulteriore passo avanti in quella direzione.

Escludendo, per il momento, i prodotti alimentari (anche se anche in quest’ambito cominciano ad esserci delle “strette” per quei prodotti ritenuti non essenziali – come il caviale e la vodka), sono sempre meno i settori che rimangono indenni.

Con i provvedimenti di ieri da parte della UE per quello che è il 5° stadio di sanzioni varato, infatti, si è rotto il “tabù” che escludeva le materie prime, la maggior fonte di scambio e di ricchezza per la Russia. Vero è che si parla del Carbone, il cui valore in termini finanziari è modesto (si stimano tra i 4 e i 5MD € all’anno, ben lontani, quindi, dai 100MD e oltre che derivano dal petrolio e dal gas), ma intanto la Commissione, nonostante la resistenza della Germania, ha deciso una svolta che potrebbe rivelarsi fondamentale. Ma non ci si limiterà alle materie prime: la Russia è forte importatrice di tecnologia (la sua industria non brilla certo in quell’ambito…) e, a breve, potrebbe trovarsi sprovvista di computer quantistici, attrezzature per il trasporto hi-tech, semiconduttori avanzati, e altro ancora. Ma non ci si ferma qua: il blocco del sistema Switf viene esteso ad altri 4 istituti di credito, tra cui Vtb, la seconda banca del Paese. Sul fronte dei trasporti, alle navi russe verrà vietato l’accesso ai porti europei (fatto salvo, per il momento, per quelle che trasportano prodotti agricoli e umanitari, oltre, ovviamente, ai prodotti energetici per il momento non sanzionati). Ma non ci si ferma ai trasporti via mare: anche i Tir (e, ovviamente, trasporti ferroviari) non potranno più circolare sulla rete stradale europea. E le imprese russe non potranno più partecipare a gare di appalti pubblici.

L’altra “faccia” delle sanzioni, come stiamo imparando a conoscere è la ricaduta anche su quei Paesi che le sanzioni le impongono. Rimanendo al nostro Paese, si calcola che le imprese italiane operanti in Russia siano (o meglio, fossero) circa 500, di cui 160 con sede in quella nazione, mentre quelle italiane partecipate da gruppi russi in Italia siano 87. Gli scambi tra i 2 Paesi (2021) erano pari a € 21,7 MD (€ 14 MD import, € 7,7 MD export): si calcola, quindi, che il blocco delle attività commerciali verso la Russia possa costarci, ai prezzi attuali, circa € 10MD.

Certo nulla a che vedere con il prezzo che i cittadini russi stanno pagando (inflazione tra il 20 e il 25%, PMI crollato dal 52,1 di febbraio al 38,1 di marzo – con molte sanzioni non ancora operative, centinaia di migliaia di disoccupati, con molte aziende costrette a chiudere o stabilimenti di società europee chiusi – per es, solo la Volkswagen, presente con un importantissimo stabilimento nella città di Kaluga, non lontana da Mosca, ha “lasciato” a casa oltre 4.200 dipendenti, ma oltre alla casa tedesca in quella città, i cui abitanti sono 325.000, sono presenti anche gli stabilimenti della Volvo e Psma Rus, joint-venture tra PSA e Mistsubishi, che danno lavoro ad altre migliaia di persone.

Si profila quindi un braccio di ferro tra l’Occidente “sanzionatorio” e la Russia “sanzionata” su chi sarà costretto ad “alzare bandiera bianca”.

Sempre che la guerra non prenda una piega diversa e quindi scenari nuovi non anticipino il momento della resa economica: l’inimmaginabile dramma umanitario, che assume ogni giorno di più dimensioni sconvolgenti, potrebbe, in questo senso, imprimere una svolta imprevista e imprevedibile fino a qualche giorno fa, con molti Governi che evocano una nuova Norimberga per crimini di guerra nei confronti di Putin. Il quale, va detto però, gode in Russia di una popolarità ancora altissima (c’è chi dice oltre l’80%), per quanto si possa immaginare quale sia la libertà di informazione nel Paese (ricordiamo che lì è vietato citare la parola “guerra”, per cui l’invasione dell’Ucraina è rubricata come “operazione speciale”).

Di fronte a tale scenario, per quanto per noi importanti, le vicende “domestiche” assumono una dimensione ben diversa. Il Governo è alla lavoro sulla Legge finanziaria, che già si sa dovrà tener conto di un PIL inferiore, e non di poco, alle precedenti previsioni e, soprattutto, sulla necessità di nuove coperture per far fronte all’aumento dei prezzi, in principal luogo delle materie prime. Senza contare l’impatto sui conti pubblici derivante dal rialzo dei tassi (ieri il BTP ha toccato il 2,25%, il massimo da 2 anni), con il Tesoro che farà non poca fatica a mantenere il rapporto deficit/PIL al 5,6% (solo per il PNRR si parla di costi maggiori per almeno € 3MD).

Intanto ieri le affermazioni di Lael Brainard, membro del Comitato Direttivo della FED, che ha parlato di un prossimo avvio, da parte della Banca Centrale americana, di un “drenaggio” della liquidità, dando corpo alle preoccupazioni degli operatori, hanno affossato i listini statunitensi, con il Nasdaq che ha perso il 2,24%, il Dow Jones lo 0,80% e lo S&P500 l’1,26%.

I ribassi proseguono questa mattina sui mercati asiatici: il Nikkei scivola dell’1,58% , mentre Hong Kong arretra dell’1,34%. Meglio fa Shanghai, che lima le perdite, per il momento, allo 0,34% (quasi incurante del nuovo lockdown totale in cui si trova la città, che comprende 25ML di abitanti).

I futures europei e americani sembrano essersi messi dietro le spalle le dichiarazioni di Brainard, con quotazioni intorno alla parità.

Petrolio in leggero rialzo, con il WTI a $102,38, + 0,30%.

Gas naturale che supera la soglia dei 6€ (+ 0,86%, € 6,084).

Oro in leggero ritracciamento, a $ 1.932 (- 0,32%).

Spread a 162 bp, con il rendimento dei BTP, come detto, che tocca i nuovi massimi di periodo.

Treasury a 2,61%, ai massimi dal 2019.

$ in apprezzamento su tutte le valute, con €/$ a 1,0882.

Bitcoin che torna a $ 45.000 (- 2,70%).

Ps: Twitter, dal momento della notizia che Elon Musk è diventato il primo azionista, è balzata di oltre il 30%. E quindi il nostro Elon una volta di più si conferma l’uomo più ricco del mondo. Intanto si siederà anche nel CdA della società. La SEC, nel frattempo, gli ha imposto il limite del 15% come quota massima della sua partecipazione. Non credo che non ci dormirà la notte…

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ultimo aggiornamento: 06-04-2022


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