Le Commissioni Tributarie riprendono le ordinarie attività, ma sembrano non rispettare le norme sui dibattimenti a distanza. Vediamo perché.

In questi mesi i contenziosi fiscali sono stati maggiormente caratterizzati da incertezze, che riguardano soprattutto i dibattimenti a distanza. Infatti sono molte le inadeguatezze, non solo a livello normativo, ma anche operativo ed organizzativo. La già grave situazione aveva portato il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, il CPGT, a emanare durante l’emergenza delle indicazioni univoche.

L’intento era quello esortare i presidenti di commissione a utilizzare le modalità di dibattimento a distanza e, nel caso non fosse possibile farlo, rinviare le udienze. Ma cerchiamo di capire come si sono comportate le commissioni tributarie e a quali conseguente hanno portato.

Dibattimenti a distanza: commissioni in ordine sparso

Come già anticipato, per normalizzare le procedure per i dibattimenti a distanza, il CPTG ha indicato a tutti i presidenti di commissione quale comportamento tenere. Nello specifico era necessario:

  • utilizzare modalità a distanza, trattazione scritta con presentazione di memorie, i dibattimenti che non richiedevano la presenza fisica dei difensori e delle parti
  • precisare nell’avviso di trattazione che se non ci fosse stata una rinuncia alla pubblica udienza, bisognava rinviare la causa
commissioni tributarie
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Le commissioni però si sono comportate in modo del tutto differente. Infatti alcuni collegi che hanno imposto le norme per i dibattimenti a distanza nonostante l’iniziale richiesta di pubblica udienza.

Mentre altri hanno dato un termine per rinunciare al dibattimento e, in caso di silenzio, si passava al rinvio. Inoltre l’avviso recapitato alle parti comprendeva una regola di silenzio assenso. In questo modo, senza un esplicito rifiuto, l’udienza diventava automaticamente un dibattimento a distanza.

Il caso dell’Agenzia delle Entrate

Tra i comportamenti eterogenei delle commissioni, relativi ai dibattimenti a distanza, un caso particolare è quello dell’Agenzia delle Entrate. Infatti le udienze con controparte l’Agenzia sono state sistematicamente rinviate.

Alla base di questa scelta ci sono questioni organizzative conseguenti all’emergenza sanitaria, perciò nessun funzionario avrebbe partecipato alle udienze. Si è delineata così una situazione per cui alcuni collegi:

  • hanno comunicato l’orario per permettere agli interessati di organizzarsi
  • li hanno fatti attendere fuori dalle aule per assicurare il distanziamento

Dibattimenti a distanza: le conseguenze

Bisogna sottolineare come, anche se per il processo tributario esistano già modalità di dibattimento a distanza, queste non vengano applicate. Si pensi ad esempio al processo penale per il quale, in pochi giorni, è stato possibile effettuare udienze in teleconferenza. In ambito tributario invece, nonostante le norme sui dibattimenti a distanza e l’utilizzo dei collegamenti da remoto per le parti, non è ancora possibile procedere con le attività.

Questa circostanza non è sicuramente di poco conto perché nelle udienze tributarie si discute di centinaia o di milioni di euro, o del futuro di imprese e lavoratori. Perciò il processo tributario meriterebbe alte attenzioni, soprattutto da parte degli organi competenti.

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