Dopo il divorzio possono crearsi situazioni in cui è necessario versare degli assegni di mantenimento. Vediamo quali sono e come bisogna procedere.

Capire come funzionano questi assegni non è così semplice, anche perché potrebbe essere necessario eseguire un calcolo degli assegni di mantenimento o ricorrere all’ISEE.

I contesti che si possono formare dopo un divorzio sono diverse e complicate, ma tutte implicano come strumento di sostentamento gli assegni mantenimento. Cerchiamo quindi di capire cosa sono, quali sono le condizioni per richiederli e cosa succede in caso di mancato pagamento.

Cosa sono gli assegni di mantenimento

Con assegni di mantenimento si fa riferimento ad una somma di denaro che un soggetto versa al consorte, o ex coniuge nel caso in cui si fosse già divorziati.

La legge prevede che gli assegni di mantenimento vengano pagati in favore di chi si trova nelle condizioni economiche peggiori, e che quindi non sia in grado di mantenersi autonomamente. Il pagamento degli assegni di mantenimento può essere deciso:

  • dal giudice
  • dagli stessi coniugi che decidono di comune accordo l’importo dell’assegno che deve comprendere una quota per la parte più debole e una verso i figli. In questo caso si tratta di un accordo stragiudiziale

In ogni caso, quando due persone decidono di sposarsi, entrambe firmano un contratto di assistenza economica reciproca che non si interrompe né con la separazione né col divorzio.

I destinatari del mantenimento

Per quanto riguarda i destinatari degli assegni di mantenimento possiamo dire che si tratta del coniuge che non ha mezzi di sostentamento economici sufficienti e in generale dei figli. In sostanza si ha diritto agli assegni di mantenimento se:

  • non si hanno redditi adeguati
  • la separazione non è addebitata a una dei due coniugi
  • il matrimonio si è sciolto per causa di uno dei due coniugi questo non ha diritto al mantenimento, anche se è la parte economicamente più debole
  • l’ex coniuge ha redditi sufficienti per pagare l’assegno
  • viene fatta specifica richiesta al giudice o c’è un accordo stragiudiziale

Per quello che riguarda i figli, nel caso in cui non siano economicamente autonomi e vanno a vivere con l’ex coniuge, sarà necessario versare loro il mantenimento. Se il figlio è maggiorenne potrete versare direttamente a lui l’assegno solo se:

  • il figlio lo richiede espressamente in Tribunale
  • lo decide il giudice

L’affido condiviso

Ci sono casi in cui il giudice decide per l’affido condiviso dei figli, questo però non significa che i figli passeranno metà del tempo con un genitore e metà con l’altro.

Infatti si tratta di una tutela che riguarda le possibilità di incontro con entrambi i genitori, soprattutto per quanto riguarda la stabilità emotiva e di crescita dei figli.

Affido dei figli
Fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/trattamento-dito-mantenere-mano-1327811/

Perciò, anche se i figli passano più tempo con l’ex coniuge, questo non solleva l’altro dall’obbligo di versare gli assegni di mantenimento e quindi dal doversi prendere cura economica dei figli.

Anche in questo caso si hanno due possibilità:

  • arrivare d un accordo che non prevede l’intervento di un giudice
  • rivolgersi ad un giudice che calcolerà l’importo degli assegni di mantenimento dovuti

Presupposti per gli assegni di mantenimento

Nel momento in cui i due coniugi capiscono che la loro unione matrimoniale non può essere recuperata e non riescono a trovare un accordo tra di loro, diventa necessario rivolgersi al tribunale.

In questa sede il giudice è chiamato a decidere, dopo aver analizzato il caso, se deve essere emesso un assegno di mantenimento e a quanto deve ammontare. In generale si fa riferimento all’articolo 156 del Codice Civile che riguarda anche la separazione e le regole a cui dovranno attenersi i due ex coniugi.

Quindi anche l’affido dei figli e gli eventuali assegni di mantenimento. Ovviamente non è detto che sia l’ex marito a dover pagare all’ex moglie l’assegno di mantenimento. Infatti la legge parla di parte economicamente più debole e ormai non sono rari i casi in cui è l’ex moglie a dover versare l’assegno all’ex marito.

Divorzio e nuova convivenza

Nel caso in cui venga pronunciata una sentenza di divorzio, il giudice dovrà stabilire l’importo dell’assegno di divorzio che, anche se sostituisce l’assegno di mantenimento, è completamente diverso. Infatti comprende sia il mantenimento, sia un risarcimento se il divorzio è causato da una delle parti. In generale l’assegno di divorzio deve essere versato:

  • ogni mese
  • in un’unica soluzione

Se invece un dei due ex coniugi si è risposato si possono presentare due diverse situazioni. Nel primo caso, se chi si risposa deve anche versare gli assegni di mantenimento, dovrà continuare con questa pratica. Al contrario se è l’altro ex coniuge ad essersi risposato, non sarà più necessario versare l’assegno per il coniuge. L’obbligo per il mantenimento dei figli invece rimane.

In sostanza il coniuge che percepisce l’assegno perde questo diritto se si risposa e anche se inizia una nuova convivenza, ma solo se stabile e duratura.

Mancato pagamento e tassazione

In alcune occasioni, più diffuse di quello che si pensi, l’ex coniuge può sottrarsi all’obbligo degli assegni di mantenimento. In questi casi si possono intraprendere diverse strade per rivalersi sulla parte in errore. Ricordiamo però che la legge obbliga a versare gli assegni di mantenimento, e nello specifico negli articoli 337 e 156 del Codice Civile e nel D. lgs 154 del 2013.

In ogni caso i rimedi possibili sono:

  • lettera di diffida – in questo modo si invita l’ex coniuge a procedere con i pagamenti, sottolineando che in caso contrario si farà ricorso al tribunale
  • ordine di pagamento diretto – è una richiesta che va effettuata direttamente al tribunale in modo che ordini a terze parti di pagare e non direttamente all’ex coniuge
  • ritiro del passaporto – istanza che prevede il ritiro del passaporto del coniuge per indurre il pagamento
  • sequestro dei beni – se l’ex non ha reddito ma possiede beni è possibile procedere col sequestro secondo l’articolo 156 del Codice Civile

Per quanto riguarda la tassazione, che versa gli assegni di mantenimento può dichiarare il loro importo nel 730 e avere quindi un rimborso IRPEF. Infatti gli assegni di mantenimento egli assegni di mantenimento ISEE sono deducibili dal reddito.

Al contrario, se percepisci l’assegno di mantenimento, sarà necessario dichiararlo nel modello 730 perché fa reddito a tutti gli effetti.

Possibilità di esenzione

In generale è raro riuscire a sottrarsi all’obbligo di versare gli assegni di mantenimento, soprattutto per i lavoratori dipendenti che percepiscono una regolare bustapaga.

Il discorso è differente per gli imprenditori che cercano, spesso e volentieri, di evitare i loro doveri nei confronti dei loro ex coniugi. Infatti grazie ad alcuni cavilli poco ortodossi molti riescono a pagare assegni di mantenimento inferiori o a sottrarsi totalmente all’obbligo.

Assegno di mantenimento
Fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/libretto-di-assegni-buono-riempire-688352/

In alcuni casi si cerca di nascondere parte del proprio reddito o patrimonio, per evitare le pretese dell’ex coniuge. Non è raro sentire di manager di aziende che intestano beni o le stesse aziende a terze persone. Il risultato è che il giudice, alla luce dei redditi dichiarati, non può che stimare un assegno di mantenimento ben al di sotto di quello che dovrebbe essere.

Revoca degli assegni di mantenimento

Gli assegni di mantenimento sono una tutela per l’ex coniuge economicamente più debole e per i figli. Tuttavia l’importo non è sempre fisso e varia quando cambiano le condizioni per le quali il giudice aveva fissato la somma da versare. Esistono situazioni in cui l’assegno può essere diminuito o revocato, e sono:

  • l’ex coniuge si sposa o inizia a convivere stabilmente e quindi non ha più diritto al mantenimento per sé ma solo per il figlio
  • l’ex coniuge inizia a lavorare e percepisce un reddito
  • chi versa gli assegni di mantenimento perde il lavoro o ha uno stipendio inferiore rispetto a quando vengono presi gli accordi
  • i figli diventano economicamente autonomi

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