In un periodo di grave crisi economica il governo ha deciso di tassare il mercato delle scommesse per il rilancio dello sport, senza sapere che potrebbe rivelarsi un passo falso.

La pandemia da Covid-19 non ha solo portato una grave crisi sanitaria in Italia e in tutto il mondo, con il sovraffollamento degli ospedali, migliaia di morti e la preoccupazione di un collasso dei reparti di terapia intensiva. La seconda tragedia che si è portato dietro il virus riguarda l’economia. In Italia tantissime fette di mercato hanno smesso di procurare profitti a causa del lockdown imposto dal governo. Tra queste bisogna segnalare lo sport e le scommesse che girano dietro a una delle aziende che più incidono sul PIL del paese: grazie a perdite, vincite e relativi bonus che sono di fatto i maggiori pilastri del gioco.

I migliori bonus scommesse si possono trovare su questa pagina, ma pare che anche questi, come tutto il settore, saranno tassati dal governo per aiutare il rilancio del sistema sportivo nazionale.

La tassazione dal governo con il Decreto Rilancio

La nuova tassazione del mercato delle scommesse è ormai cosa certa e non un più un’utopia. All’interno del nuovo Decreto Rilancio del governo è stato istituito il “Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale” e il mercato delle scommesse farà la sua parte.

Come si legge nel decreto una quota delle scommesse sportive pari allo 0,3% dovrà essere ceduta al “Fondo salva sport” dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sino al 31 dicembre 2022. La quota dovrà essere raccolta dal totale delle scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo, sia on-line, sia tramite canali tradizionali.

Ma questa mossa come si abbatterà su chi opera nel settore del gioco legale?

Tassazione delle scommesse
Tassazione delle scommesse

I conti in tasca al mercato del gioco

Il gioco legale e le scommesse sembra che portino con sé un giro di soldi dalle cifre astronomiche. I non addetti ai lavori quindi affermano che lo 0,3% sul totale del traffico delle scommesse sia una goccia nel mare dei profitti di chi lavora in questo settore… ma è veramente così?

Gli ultimi dati si cui si può fare qualche conto si trovano segnati sul Libro Blu ADM sono relativi all’anno 2018. Secondo l’analisi per l’area Monopoli il giocato di tutti gli italiani su tutte le tipologie di giochi ammonta a 106, 8 miliardi di euro, la spesa che corrisponde alla perdita dei giocatori sommata tra puntate e vincite totali è di quasi 19 miliardi mentre la spesa dovuta alle tassazioni (differenti a seconda della tipologia di gioco), ovvero i soldi che entrano nella casse pubbliche si è stimata essere di 10,4 miliardi.

Questo cosa vuol dire? Contando le vincite da pagare (dove circa l’80% rientra al giocatore) e le tasse alla filiera delle scommesse e del gioco d’azzardo legale rimangono circa 10 miliardi, calcolando le scommesse online e non online, che si riducono a poco meno di 1 miliardo per le scommesse fatte in agenzia o in altre postazioni garantite.

Da questi calcoli risulta palese come l’online sia indispensabile per il mercato, ma non tiene conto delle agenzie fisiche, fatte di persone e bocche da sfamare, che devono spartirsi quello che resta dei profitti annuali delle puntate dopo aver dato ai concessionari come Sisal, Snaitech, Eurobet ecc la restante cifra dovuta.

La quota mensile che deriva da tutti questi calcoli, per ogni agenzia, è di circa 6 mila euro al mese. Con questi soldi bisogna pagare i dipendenti, le spese, i lavori straordinari e non solo. Anche se i punti scommesse vengono presidiati da un nucleo familiare non è detto che tutti i mesi bastino i soldi: e qui si parla di calcoli di dati del 2018, senza prendere in considerazione la nuova tassazione post COVID-19. Per cercare di arrotondare la maggior parte delle agenzie si buttano su altre spese e allestiscono nei locali anche slot e, frequentemente, una postazione Tabacchi.