Con tutta probabilità, la Commissione Europea, questa settimana (mercoledì 18 maggio), dovrebbe confermare la sospensione, anche per il 2023, del Patto di Stabilità: si va, quindi, verso il rinnovo della “clausola di salvaguardia”, vale a dire la deroga che consente a quegli Stati membri che attraversino particolari momenti di difficoltà economica e finanziaria, di “allontanarsi” dai parametri previsti dagli accordi europei.

Nel caso in cui si andasse in questa direzione (segnali importanti in questo senso arrivano dalla Germania, il cui Cancelliere Olaf Sholz ha lasciato intendere che la prima economia europea non si opporrà alla decisione del Commissario Europeo Gentiloni), sarebbe l’ennesimo segnale di una instabilità profonda, aggravata dalla Guerra in Ucraina.

Instabilità che non sfugge alla “legge dei mercati”: per trovare 6 settimane consecutive di ribassi dello S&P, dopo il calo della settimana scorsa, nonostante la performance realizzata venerdì dal Nasdaq (la migliore dal novembre 2020), infatti, dobbiamo andare indietro al 2008, nel pieno della tempesta generata dal fallimento della Lehman Brothers. Da un punto di vista macroeconomico, per trovare situazioni simili, bisogna tornare agli anni 70, cioè alla crisi energetica successiva alla Guerra del Kippur del 1973: anche all’epoca l’inflazione viaggiava intorno all’8%, con al differenza che i tassi di interesse si trovavano già al 4%, per arrivare al 15% e oltre nel 1981.

Oggi, con un’inflazione che gli ultimi dati ci dicono all’8,3% negli USA e al 7,5% in Europa, abbiamo tassi compresi tra lo 0,75% e l’1% in USA e ancora clamorosamente a zero in Europa.

In un contesto simile, effettuare scelte d’investimento chiare, oltre che difficile, potrebbe anche rivelarsi pericoloso.

Sul fonte obbligazionario, per esempio, il 2022 si sta rivelando il peggior anno da molto tempo a questa parte, con gli indici settoriali che hanno perso mediamente il 10% da inizio anno (arrivando ad una punta del 13% per le obbligazioni corporate). I segnali di recupero della settimana scorsa, con il nostro BTP che è tornato sotto il 3%, potrebbero stare ad indicare una maggior stabilità dei prezzi, ma qualsiasi valutazione può essere ancora prematura.

La fine dell’epoca del “denaro facile” sta penalizzando, come la caduta del listino tecnologico dimostra, maggiormente le società “innovative”, le più indebitate e quindi le più esposte ai maggiori costi finanziari. Meglio si comportano, in questa fase, le attività più “difensive”, oppure quelle società che storicamente pagato dividendi maggiori. Queste potrebbero risentire se si piombasse in una fase recessiva, che però, per il momento, non sembra così probabile.

Un altro asset che potrebbe beneficiare della situazione è quello legato ai “valori reali”, quali, per esempio, l’inflazione e l’oro. Senza dimenticare, ovviamente, le materie prime, anche se gli aumenti degli ultimi mesi sono stati molto significativi. Diverso il caso dell’oro: bene “rifugio” per eccellenza, nonostante situazioni che dovrebbero favorirlo (alta inflazione, crisi geopolitica molto grave), ad oggi è stato fortemente penalizzato dalla forza del $. Nel caso di un indebolimento del “biglietto verde” certamente potrebbe tornare a “splendere”.

Ancor di più, quindi, in questa fase, il migliore strumento di difesa risulta essere la “diversificazione”, all’interno della quale sono da preferire, come detto, titoli di società difensive/cicliche a quelle prettamente tecnologiche, anche se il futuro non potrà fare a meno della tecnologia.

Questa mattina aperture a diverse velocità per i mercati asiatici: positivo il Nikkei di Tokyo, che sale dello 0,45%, praticamente piatta Hong Kong, mentre Shanghai arretra dello 0,60% (a proposito di Cina, si nota “segnali di vita” a Shanghai ed in altre città, dopo il durissimo lockdown imposto dalle autorità locali).

Futures in calo ovunque, con percentuali maggiori per gli indici americani.

In calo anche il petrolio: nei primi scambi della giornata, il WTI da segnare una discesa dell’1,2%, a $ 109,24.

Gas naturale di nuovo vicino agli 8$ (7,804), in aumento dell’1,84%.

Continua il “passo del gambero” l’oro, ormai nei pressi dei $ 1.800 (1.802, – 0,30%).

Spread debole, a 190 bp; stabile il treasury, che non si muove dal 2,90% di rendimento.

Riprende invece la sua corsa il $, che si è riaffacciato questa mattina a 1,039 vso €.

Continua la “sofferenza” del bitcoin, che questa mattina torna sotto i $ 30.000 (29.481, – 1%).

Ps: è stato scoperto, in Antartide, un lago, lungo 50km, largo 15 e profondo 200mt, “sepolto” da uno strato di ghiaccio alto 3 km. Rimane da capire come sia stata possibile la sua scoperta. Ma la cosa, a quanto pare, è solo agli inizi: si sta pensando, infatti, di perforare lo strato per arrivare a conoscere le origini della calotta antartica, nata 34 ML di anni fa.

Ps2: errata corrige: nel report di venerdì, per un refuso, è sfuggita, nella definizione di “stag-flazione”, la parola “mancanza”, andando a modificare completamente il senso del termine. Quella esatta è: “contemporanea presneza di aumento dei prezzi (alta inflazione) e mancanza di crescita economica in termini reali”.

Mi scuso per il refuso.

Riproduzione riservata © 2022 - EFO

ultimo aggiornamento: 16-05-2022


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Covid-zero in Cina e Guerra in Europa=recessione?