Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica nel 1922 per i suoi studi sulla struttura dell’atomo (da notare che anche suo figlio, Aage Niels Bohr, vinse lo stesso premio nel 1975, 53 anni dopo il padre), amava ripetere che “E’ molto difficile fare previsioni, specialmente sul futuro”.

Una verità che, come quasi tutte le verità (anche la “verità” difficilmente è assoluta), dipende dai punti di vista. A maggior ragione per quanto riguarda le prospettive economiche.

Secondo la World Bank, per esempio, l’economia è in rapido deterioramento, al punto che si spinge a prevedere che la crescita globale, nell’anno corrente, dovrebbe fermarsi all’1,7%, un livello ben inferiore rispetto al + 3% che la stessa Banca Mondiale aveva dato per probabile non più tardi di 6 mesi fa. Se la previsione dovesse avverarsi, sarebbe, in questo primo scorcio di secolo, la crescita più bassa dopo il tremendo 2009 (post Lehman Brothers) e il 2020 (Covid): sempre secondo lo stesso Istituto, la minor crescita, fino al 2024, rispetto a quanto si pensava prima dell’arrivo della pandemia, sarebbe pari a ben il 6%. Ovviamente vanno fatti i dovuti distinguo: il Giappone dovrebbe crescere dell’1%, l’area Euro rimanere piatta (crescita zero), gli Usa di un modesto 0,5%, in linea con i Paesi industrializzati, mentre la Cina potrebbe arrivare al + 4,3%. Per quanto riguarda il nostro Paese, un beneficio oltremodo importante potrebbe derivare dalla diminuzione (altamente probabile) del prezzo del gas: secondo Gregorio De Felice, economista di Intesa, se il prezzo medio si attestasse ad € 100 al megawattora, l’impatto sul PIL sarebbe dello 0,4%, portando la crescita prevista per il 2023 dallo 0,6 all’1%. Di certo il contributo sarebbe importante sul fronte dei prezzi, permettendo un calo più rapido, grazie alla riduzione delle bollette.

Un po’ meglio la pensa Bloomberg (media di tutte le stime economiche), che “vede” il PIL reale crescere del 2,1%, comunque meno del 2,9% relativo al 2022.

Secondo Goldman Sachs, invece, almeno per quanto riguarda l’Eurozona, le cose dovrebbero andare un po’ meglio, se è vero che dal – 0,1% stimato solo qualche mese fa si passa al + 0,6%: viene così scartata l’ipotesi di una recessione, anche di tipo tecnico.

Una recessione di cui si continua a parlare, ma che, in realtà, almeno per il momento non sembra così imminente. Cosa diversa per quanto attiene gli utili, questi sì visti in netto calo. Negli USA, dopo la crescita fatta registrare nei primi 3 trimestri del 2022 dalle 500 società quotate (S&P 500), con un + 9,5% nel 1° trimestre, + 5,8% nel 2°, + 2,5% nel 3°, per il le previsioni sono per un calo del 4,1% (il primo dopo il – 5,7% fatto registrare nel 3° trimestre 2020, in piena crisi pandemica).

Peraltro la previsione sugli utili non sposta di un centimetro l’atteggiamento delle Banche Centrali. Se ne è avuta conferma ieri, al convegno organizzato dalla Sveriges Riksbank, la banca Centrale della Svezia, dove hanno parlato sia il Presidente Fed, Jerome Powell, che Isabel Schnabel, membro tedesco del board della BCE, entrambi su posizioni allineate in merito alla necessità che la politica di rigore debba continuare, con ulteriori innalzamento dei tassi, sia di qua che di là dell’oceano. La “stella polare” rimane la lotta all’inflazione: perché si arrivi ad un cambio di rotta occorre che l’inflazione torni “nei ranghi” (target 2%), ovvero che i dati macro siano ben peggiori di quanto sin qui emerso. Rimane il fatto che anche tra alcuni “addetti ai lavori”, se non addirittura membri dello stesso organo, vi sono opinioni diverse: stupisce quindi non poco leggere che Mario Centeno, anche lui membro del Direttivo BCE, durante un’audizione al Parlamento Portoghese, suo Paese di origine, secondo il quale “ci stiamo avvicinando alla fine dell’attuale processo di rialzo dei tassi”, visto che l’inflazione, dal mese di marzo, dovrebbe iniziare a scendere. A conferma, quindi, di quanto diceva Niels Bohr….

Ieri nuova giornata positiva per gli indici americani, con il Dow Jones a + 0,56%, il Nasdaq a + 0,88% e lo S&P 500 a + 0,70%. Meno allineati, questa mattina, quelli asiatici, dove si distingue, negativamente, Shanghai, per quanto in modesto calo (– 0,24%). In rialzo, invece, le altre piazze: Tokyo + 1%, Hong Kong + 0,3%, Seul + 0,5%. Mumbai circa + 0,4%.

Futures appena negativi sull’altra sponda dell’Atlantico, mentre si confermano, al momento, positivi in Europa.

Petrolio sempre altalenante, con il WTI che questa mattina, nei primi prezzi, fa segnare $ 74,5, – 0,93%.

Gas naturale Usa a $ 3,667, + 0,52%.

Nuovo allungo verso quota $ 1.900 dell’oro: siamo a 1.887, con un nuovo incremento dello 0,49%.

Ulteriori segnali di forza dello spread, che nei primi scambi scende sotto i 190 bp (189,9): rendimento del BTP al 4,20%. Da  notare che ieri il Tesoro ha emesso BTP a 20 anni per € 7 MD (tasso annuo 4,45%) ricevendo richieste per oltre € 26MD, a conferma del particolare interesse, in questa fase, per i titoli italiani.

Treasury note a 3,58% dal 3,53% di ieri.

€/$ a 1,0757, con la moneta unica in nuovo, leggero, rafforzamento.

Continua il lento recupero del bitcoin, con le quotazioni che si spingono sino a $ 17.453.

Ps: ancora lui. Di Elon Musk si è detto quasi tutto. Che sia un personaggio “out of order” ormai è chiaro a tutti. Non si sa se sia un “Re Mida”: di certo è fuor di dubbio che abbia intuizioni geniali. L’ultima dimostrazione l’abbiamo con ChatGPT, nata nel 2015 con OpenAI come società no-profit, creata dall’imprenditore di origini sud-africane, insieme a Sam Altman, per sviluppare un’intelligenza artificiale che possa portare reali benefici all’umanità. Pare che Microsoft, che già ha investito nel 2019 $ 1 MD, sia pronta a mettere sul “piatto” altri $ 10 MD. Il che vorrebbe dire che la valutazione della società oggi si aggira sui 30 miliardi di dollari.

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ultimo aggiornamento: 11-01-2023


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