Direttore: Alessandro Plateroti

Nella sua ultima relazione sull’evasione fiscale e contributiva, il MEF (Ministero Economia Finanza) riporta che il “tax gap”, vale a dire il divario tra le imposte e i contributi versati e quelli che dovrebbero essere versati per un corretto adempimento, ammonta ad oltre € 99 MD, con una propensione all’evasione pari al 18,3% (per propensione all’evasione si intende il rapporto tra il tax gap – e quindi gli importi evasi – e il gettito teorico).

In realtà le cose stanno ancora peggio, in quanto la relazione del MEF non prende in considerazione, per esempio, l’evasione dei contributi sociali dei lavoratori autonomi, che valgono all’incirca altri € 22 MD. Clamoroso il dato relativo al lavoro autonomo, categoria che da sola vale € 27,7 MD di “tax gap”, con una propensione all’evasione che arriva a toccare il 68,7%.

Secondo l’Istat, per l’anno 2020, ultimo anno di osservazione statistica, il “sommerso” valeva qualcosa come € 157 MD. Se si aggiungono le attività illegali, si arriva alla cifra di € 174 MD, equivalente a circa il 10% del PIL.

Numeri che fanno riflettere.

Non passa giorno, per es, in cui non si parli del PNRR, il piano di aiuti europeo voluto dalla Commissione europeo. Un piano che per noi vale circa € 200 MD tra prestiti e contributi a fondo perduto. In estrema sintesi, più o meno 2 anni di evasione fiscale.

E ancora: dall’anno prossimo tornerà in vigore il patto di stabilità, lo strumento che dovrebbe consentire il controllo del debito in ogni singolo Paese, portando i Paesi più indebitati in maniera molto lenta e graduale a “rientrare” nei limiti sanciti dagli accordi di Maastricht (debito-PIL 60%). Si sta discutendo, in queste settimane, della percentuale da applicare per il rientro, se deve essere dell’1%, come vorrebbero i Paesi più rigorosi, o dello 0,5%, come vorrebbero, per es, Italia e Francia. Per chi, come noi, ha un debito di € 2.800 MD, lo 0,5% vale circa € 14 MD. L’equivalente dell’11% su un’evasione di € 122 MD.

Numeri che, evidentemente, non sfuggono ai nostri partners europei, per i quali non “dovremmo tirare troppo la corda” dei negoziati con l’Europa e cominciare a “mettere mano” al portafoglio (motivati, in questo, anche dal fatto che il risparmio privato, in Italia, è, percentualmente, tra i maggiori al mondo, elemento che si sposa perfettamente con i dati sull’evasione e con la situazione del debito pubblico)

Senza contare l’impatto che la riduzione dell’evasione avrebbe sull’impianto fiscale italiano.

E’ noto che il peso delle tasse, in Italia, sia tra i maggiori in Europa, arrivando a superare il 43,5% del reddito. Percentuale che, evidentemente, non è sufficiente a coprire tutte le spese che lo Stato deve affrontare, se è vero che anno dopo anno, il debito è in continuo aumento. Parlare di una sua diminuzione, con tutta evidenza, non è realistico e, ancor di più, attuabile. A meno che…a meno che non abbiano inizio comportamenti “virtuosi” ovvero non vengano individuate regole che inducono a modificare abitudini consolidate. Aspetto che avrebbe anche una forte valenza “sociale”, andando verso una miglior redistribuzione del reddito e un “riequilibrio” tra le classi sociali, riducendo un gap che in questi anni è andato sempre più aumentando (in Italia la quota di reddito in mano al 50% più povero è pari al 16%, mentre quella in mano al 10% più ricco è al 37,5%, percentuale che continua a crescere).

Dopo la festività di lunedì, ieri Wall Street ha riaperto i battenti, chiudendo al giornata in modo contrastato: Nasdaq appena sotto la parità (– 0,09%) mentre il Dow Jones ha lasciato sul terreno lo 0,72%.

Questa mattina mercati asiatici ancora contrastati: per un Nikkei ancora in crescita (+ 0,56%) troviamo i mercati great China in sofferenza. A Hong Kong l’Hang Seng è in calo dell’1,89%, mentre Shanghai flette dello 0,89%.

Virano in “rosso” i futures, in positivo nelle prime ore della mattinata.

Cerca di stabilizzarsi il prezzo del petrolio, con il WTI che si porta a $ 71,49, + 0,32%.

Debole il gas naturale Usa, a $ 2,482 (- 0,56%).

Oro a $ 1.943,7, – 0,29%.

Stabile lo spread, a 157,9 bp, per un BTP al 4,02% (chiusura di ieri).

Bund al 2,40%.

Treasury al 3,73%.

€/$ a 1,0913.

Ulteriore accelerazione del bitcoin, che tratta a $ 28.839, dopo che nella nottata si era portato oltre i $ 29.000.

Grazie come sempre per l’attenzione.

Ps: si parlava ieri del maxi ordine ad Airbus da parte di IndiGo, la maggior compagnia aerea indiana. Non sono passate 24 ore e Air India, la Compagnia di bandiera, sua principale concorrente, è scesa in campo con un’altra maxi commessa di 470 vettori tra Airbus e Boeing, più un’opzione su altri 70. Un’operazione da $ 70 MD. Se ancora servisse, un’ulteriore conferma di cosa sta succedendo e, soprattutto, succederà nei prossimi anni in India, ormai destinata a superare la Cina tra i Paesi con lo sviluppo più vorticoso.

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ultimo aggiornamento: 21-06-2023


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