Quella di ieri è stata, per l’indice S&P 500, l’indice di “riferimento” per eccellenza, la miglior seduta dallo scorso luglio, con un rialzo del 2,65%. Sostanzialmente 2 le motivazioni: i dati macro americani, che hanno, forse per la prima volta, evidenziato un significativo calo delle attività produttive e, ancor di più, la giravolta del Governo britannico relativamente alla disastrosa manovra economica presentata qualche settimana da Kwasi Kwarteng, il cancelliere dello Scacchiere poi “dimissionato” dalla Prima Ministro Liz Truss, la cui leadership, peraltro, è fortemente in bilico.

A prendere in mano le sorti dell’esecutivo è stato il nuovo cancelliere dello Scacchiere Jeremy Hunt, conservatore come la Truss, ma a suo tempo contrario alla Brexit.

Il “dietro front” è stato clamoroso: in un solo colpo, sono state rinnegate tutte le decisioni prese circa 3 settimane fa, decisamente bocciate dai mercati. Cancellati tutti i tagli delle tasse, dalla riduzione dell’aliquota minima dal 20 al 19%, che avrebbe comportato minori introiti statali per circa 30 ML di contribuenti alla abolizione clamorosa dell’aliquota del  45% per i redditi oltre le 150.000 sterline (peraltro già annunciata negli scorsi giorni). L’annullamento dei tagli consentirà introiti per 32MD di sterline.

Ma non finisce qui. Nel 2023 scatterà l’aumento delle imposte societarie dal 19 al 25%, come stabilito dal precedente Governo a guida Johnson. E sarà rivisto, tra 6 mesi, il provvedimento che “congelava” il costo annuo delle bollette a 2.500 sterline per famiglia. Il nuovo Ministro ha aggiunto che potrebbe riservarsi altre decisioni in tempi brevi (entro il 31 ottobre, data in cui verrà presentato il piano fiscale) per “salvare i conti” di quella che fino a qualche decennio fa era una vera Potenza mondiale. Un Paese che oggi, come scrive la stessa stampa inglese, invece è più simile, da un punto di vista di crescita economica e stabilità finanziaria, all’Italia e alla Grecia, con ben 7 ML di famiglie che fanno fatica a mantenere il riscaldamento delle proprie abitazioni, oltre ad una “instabilità” politica, dal referendum sulla Brexit (2016) ad oggi, tipicamente “mediterranea”, con ben 4 Premier (peraltro tutti conservatori) che si sono succeduti (Cameron, Msy, Johnson, Truss).

Come lo stesso Hunt ha detto, l’obiettivo più importante è la stabilità finanziaria, che non può non passare dai mercati. Che, evidentemente, hanno apprezzato non poco il passo indietro, con la sterlina in forte recupero, così come i gilt (i titoli di debito pubblico) e lo stesso mercato azionario di Londra. Rimangono, peraltro, le problematiche di fondo, in primis un’inflazione tra le più alte al mondo (oltre il 10%), con la Bank of England che potrebbe rialzare i tassi, ai primi di novembre, di un altro 1%, riprendendo l’immissione sul mercato dei titoli attualmente a bilancio, dopo essere stata costretta a sospendere l’operazione (anzi, a tornare sul mercato per comprarne altri) per evitare conseguenze ancora più gravi.

La lezione è piuttosto evidente. Fare “voli pindarici” può essere molto pericoloso e costare molto caro, soprattutto laddove i conti sono in bilico. E fare nuovo debito senza che ci siano le opportune coperture (il famoso “scostamento di bilancio” di cui si è molto discusso nelle scorse settimane anche da noi) è cosa assolutamente da evitare, pena avere i mercati contro (e non solo, visto che, per quanto ci riguarda, facciamo parte di una unione monetaria).

Mercati asiatici che si avviano ad una chiusura di giornata positiva, con rialzi in molti casi superiori all’1%, come nel caso di Tokyo e Hong Kong. Rimane invece debole, per il momento, Shanghai, dopo che sono emersi dati non positivi sulla crescita economica, inferiore alle attese, e alla perdurante crisi del settore immobiliare.

Ben impostati ovunque i futures, con rialzi che oltre oceano raggiungono quasi il 2%, mentre da noi quelli sull’Eurostoxx sono all’1,25%.

Petrolio in moderata crescita, con il WTI a $ 86,41 (+ 1%).

Gas naturale Usa sotto i $ 6 (5,936, – 1.20%). In caduta anche quello europeo, a € 123 per megawattora, un livello che non si vedeva da molti mesi e che potrebbe avere impatti positivi sugli aumenti già programmati dall’Arera (l’Agenzia per l’Energia), che ai primi di novembre dovrebbe esprimersi sugli aumenti delle bollette per l’ultimo trimestre dell’anno.

Oro a $ 1.660, – 0,34%.

Spread a 238 bp; il calo del rendimento del bund favorisce i nostri BTP, intorno al 4,60% di rendimento.

Si indebolisce, seppur di poco, il $, con l’€/$ a 0,9853.

Bitcoin a $ 19.591, + 1,89%.

Ps: le conseguenze del riscaldamento globale vanno ben oltre i picchi di calore che abbiamo avvertito questa estate. In Alaska, per esempio, per la 1° volta nella storia, è stata annullata la stagione della pesca dello “snow crab”, vale a dire i famosi granchi, uno dei simboli dello Stato americano. Oltre allo “snow crab”, è vietata la pesca anche del “king crab”, il granchio reale. Si calcola che nel 2018 nelle acque dell’Alaska vivessero circa 8 MD di “snow crab”, che si sono ridotti ad 1 miliardo nel 2021, a causa, appunto, del riscaldamento delle acque del Mar di Bering, dove in prevalenza vivono i crostacei. Ma la domanda è: come avranno fatto (e faranno) a contarli…?

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ultimo aggiornamento: 18-10-2022


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