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Israele: “Operazione Rafah al via se ostaggi non tornano entro Ramadan”

(Adnkronos) – L'operazione militare su Rafah andrà avanti come previsto a meno che non saranno rilasciati gli ostaggi israeliani ancora nella Striscia di Gaza entro l'inizio del Ramadan, il mese sacro all'Islam. Lo ha dichiarato il ministro del gabinetto di guerra di Israele, Benny Gantz. Il Ramadan inizierà il 10 marzo. "Se entro il Ramadan i nostri ostaggi non saranno a casa, i combattimenti continueranno nell'area di Rafah", ha detto Gantz indicando, per la prima volta, una tempistica di un'operazione nella città del sud della Striscia di Gaza. Intanto Hamas ha respinto quella che ha definito una "decisione criminale'' da parte di Israele di ''limitare l'accesso dei palestinesi nella moschea di Al-Aqsa durante il Ramadan''. La chiusura della Spianata delle Moschee ai palestinesi promuove, sostiene Hamas in un comunicato, ''la criminalità sionista e la guerra religiosa condotta dal gruppo di coloni estremisti del governo di occupazione terroristico contro il nostro popolo palestinese e la violazione della libertà di culto nella benedetta Al-Aqsa Moschea''. Per questo, Hamas chiede ''al nostro popolo palestinese nei Territori occupati, ad Al-Quds (Gerusalemme, ndr) e nella Cisgiordania occupata, di respingere questa decisione criminale, di resistere all'arroganza dell'occupazione'' e di ''mobilitarsi, recarsi e stazionare nella benedetta Moschea di Al-Aqsa''. Inoltre Hamas avverte Israele che ''qualsiasi danno alla Moschea di Al-Aqsa o alla libertà di culto in essa contenuta non passerà senza conseguenze'' e annuncia una ''benedetta intifada ed esplosione di fronte all’ingiustizia, all’arroganza e all’aggressione''. Nelle ultime 24 ore nella Striscia di Gaza sono 107 i palestinesi che hanno perso la vita e 145 quelli rimasti feriti a causa dei raid aerei israeliani. E' quanto si legge nell'ultimo bollettino del ministero della Sanità di Gaza City. Sale così a 29.092 il numero dei palestinesi uccisi e a 69.028 quelli rimasti feriti da quando, lo scorso 7 ottobre, è iniziata la rappresaglia israeliana per l'attacco subito da Hamas. Gli ultimi attacchi israeliani hanno anche causato la morte di 16 persone nella città di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, mentre altri cinque palestinesi sono stati uccisi nel nord dell'enclave palestinese. E oggi si apre all'Aia la prima udienza della Corte internazionale di giustizia (Cig) per fare luce sulla politica israeliana in Cisgiordania e nei Territori palestinesi occupati. I primi a testimoniare saranno proprio i palestinesi e in particolare il ministro degli Esteri dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Riyad al-Maliki. All'udienza, che durerà una settimana, parteciperanno 52 Stati e tre organizzazioni internazionali. Il mese scorso la Cig aveva chiesto a Israele di prevenire il genocidio nella Striscia di Gaza e di fare tutto quanto era nelle sue possibilità per proteggere i civili palestinesi. Era stata l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel dicembre del 2022, a chiedere alla più alta Corte dell'Onu un parere consultivo e non vincolante sulle conseguenze legali delle azioni di Israele nei confronti dei palestinesi nei territori occupati La richiesta era quindi arrivata prima dagli attacchi del 7 ottobre da parte di Hamas contro Israele e della successiva rappresaglia sulla Striscia di Gaza. Israele ha preso il controllo della Cisgiordania e di Gerusalemme Est nel 1967. Oggi in quei territori vivono circa 700mila coloni israeliani e tre milioni di palestinesi. I palestinesi rivendicano i territori per uno stato indipendente con Gerusalemme Est come capitale. Sirene d'allarme sono suonate questa mattina nelle comunità israeliane al confine con la Striscia di Gaza. E' la prima volta che accade in diverse settimane. Lo riporta il Times of Israel spiegando che le sirene sono suonate a Ein HaShlosha, Nirim e Nir Oz. Al momento non si hanno notizie di danni o di feriti. —internazionale/[email protected] (Web Info)

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ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2024 8:25

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