Le agevolazioni fiscali previste per gli italiani che vogliono ritornare a vivere in Italia dopo aver lavorato o studiato all’estero per diversi anni.

Se siete residenti all’estero e pensate di voler ritornare in Italia, dopo aver lavorato per qualche anno all’estero, esistono degli incentivi fiscali che potete sfruttare al fine di rendere il rientro nel nostro paese più agevole e conveniente. Ecco cosa c’è da sapere.

Incentivi fiscali per i cervelli in fuga che ritornano in Italia

Se avete lavorato e/o studiato per qualche anno all’estero e avete intenzione di ritornare a vivere in Italia, potete usufruire di diversi incentivi fiscali previsti proprio per i cervelli che, dopo la fuga, intendono fare ritorno in patria. Per poterne beneficiare, bisogna, però, rispettare determinati requisiti.

Imprenditrice
Imprenditrice

Al fine di riportare in Italia i professionisti di diversi settori, il fisco italiano ha messo in atto diverse misure per sostenere lo sviluppo economico dello Stivale. I “cervelli” di cui si parla tanto sono i ricercatori e i docenti che risiedono all’estero, i quali – ritornando in Italia – devono essere introdotti nel sistema accademico italiano.

Per quel che concerne i lavoratori, si fa riferimento, invece, ai laureati che hanno lavorato in un paese estero, agli studenti che si sono laureati all’estero, ai manager in possesso di un elevato livello di qualifiche.

Le agevolazioni previste per chi torna in Italia

Nello specifico, per beneficiare degli incentivi fiscali dedicati ai cervelli in fuga, che vogliono rimpatriare e ai lavoratori altamente specializzati, bisogna rispettare dei requisiti definiti.

Per quel che concerne il personale accademico, ossia docenti e ricercatori che vogliono ritornare a vivere in Italia e, di conseguenza, spostare nel paese di origine la residenza fiscale, è prevista un’esenzione Irpef del 90% sui redditi provenienti dalla docenza e dalla ricerca, pertanto in Italia tali redditi saranno soggetti all’Irpef solo per il 10%.

I requisiti da avere sono i seguenti:

  • essere in possesso di un titolo di studio universitario o equipollente;
  • aver avuto una residenza all’estero stabile e non occasionale;
  • l’attività di docenza e ricerca deve aver avuto una durata di minimo due anni continuativi nel paese estero in cui ci si è trasferiti, sia per enti pubblici che privati e ritornare in Italia per la medesima attività. Il periodo di imposta scatta per i sei anni successivi in cui si diventa, nei fatti, nuovamente residenti in patria.

Le regole per i lavoratori rimpatriati

Per quanto riguarda i lavoratori rimpatriati, c’è un’esenzione Irpef del 70% sui redditi da lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia. Per i lavoratori autonomi, invece, non è previsto il pagamento dell’Irap.

I requisiti da rispettare sono i seguenti:

  • avere un diploma di laurea e aver svolto un lavoro autonomo, di impresa o dipendente all’estero senza interruzioni negli ultimi due anni;
  • aver svolto, in maniera continuativa, studi all’estero negli ultimi 24 mesi o aver conseguito un titolo di laurea o specializzazione post-laurea;
  • la residenza fiscale può essere trasferita nuovamente in Italia, qualora vi si risiederà per almeno 24 mesi. L’agevolazione dura per cinque anni e riguarda attività lavorative svolge sul territorio italiano.

Riproduzione riservata © 2022 - EFO

ultimo aggiornamento: 17-07-2022


Il Codice della Crisi d’Impresa 2022: Guida al Monitoraggio

Software preventivi: perché acquistarlo? Digitalizzare il processo di vendita