La pandemia ha spinto l’interesse della finanza verso titoli e mercati sostenibili legati ad ambiti sociali o ambientali, che ora stanno crescendo. Ma le imprese italiane sono pronte per questo cambiamento?

Il Fondo Monetario Internazionale, all’interno del suo ultimo rapporto sulla stabilità, ha riportato cambiamenti positivi che riguardano anche la finanza sostenibile. Oltre ai segnali positivi dell’economia, che si sta riprendendo dal crollo provocato dalla crisi sanitaria, alcuni mercati hanno registrato veri e propri picchi. Stiamo parlando di asset e titoli legati a standard di sostenibilità, ambientali o di governance. Inoltre sembra che non si tratterebbe di una sbandata momentanea o una bolla, ma di un vero e proprio cambiamento. Gli interessi stanno cambiando e sempre più persone sono consapevoli delle conseguenze della cattiva governace e dei danni provocati dai disastri e dagli abusi ambientali. Ma come stanno reagendo le i prese, nazionali e internazionali, a questa svolta del mercato?

Finanza sostenibile: un fattore di crescita

Come indicato dal Fondo Monetario Internazionale, la finanza sostenibile rappresenterebbe un fattore di crescita per diversi aspetti. Infatti molte istituzioni finanziarie hanno deciso di individuare e selezionare risorse e fondi d’investimento legati a questi particolari titoli. A questo proposito lo scorso anno si è registrata una crescita del 50% relativa ad attività in fondi sostenibili, per un valore di 1.700 miliardi di dollari.

mano e pianta verde
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Si va quindi a delineare un nuovo scenario, nel quale l’Europa rappresenta uno dei mercati più evoluti, tanto da occupare il 70% dell’offerta sostenibile mondiale. Tuttavia anche altri mercati stanno iniziando a capire che la finanza sostenibile può essere un fattore di crescita e di cambiamento. Per fare un esempio negli USA l’interesse verso questo settore sta aumentando, con vendite di fondi sostenibili che hanno sfiorato i 50 miliardi.

La situazione in Italia

Anche se la finanza si sta velocemente orientando verso contesti più sostenibili, manca ancora molto per raggiungere l’obiettivo. Nonostante il grande interesse sulla tematica, un esempio della strada da fare si ritrova nel numero di aziende che compilano la Dichiarazione non Finanziaria (DnF). Purtroppo infatti le imprese italiane che si avvalgono di questo documento sono ancora pochissime. Secondo il sito di Consob si parla di cifre al di sotto delle 10. Certo c’è da considerare che la compilazione della DnF è obbligatoria solo per alcune aziende, ovvero quelle con più di 500 dipendenti. Tuttavia le informazioni non finanziarie di una società sono una voce sempre più importante, soprattutto per consolidare il rapporto con i soci, gli stakeholder o gli investitori.

Finanza sostenibile: la revisione europea

Rispetto alla Dichiarazione non Finanziaria anche l’Europa dovrebbe pronunciarsi e portare a termine la revisione sulla direttiva. L’obiettivo dell’UE sarebbe quindi quello di aumentare il numero di individui che devono obbligatoriamente compilare il documento. Solo così anche le piccole e medie imprese italiane capiranno che fornire queste informazioni devono riferirsi alla propria cultura d’impresa. Il DnF si concentra infatti sul modo di fare business di ogni azienda e non sul semplice risultato economico. D’altra parte anche gli investitori devono acquisire la consapevolezza che per ottenere una vera finanza sostenibile non bastano pubblicità o annunci, ma nuovi asset e nuove mentalità con cui approcciarsi ai mercati. Anche perché il rischio di fare semplice propaganda, solo per attirare consensi e aumentare i guadagni, è sempre in agguato.

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ultimo aggiornamento: 05-05-2021


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