La pandemia prima, la guerra in Ucraina ora è come se avessero trasformato la quotidianità in un’emergenza continua.

Che non si viva in una situazione di “normalità” è fonte di pochi dubbi. Ma che questa “non normalità” equivalga comunque e sempre, per quanto riguarda l’economia, ad interventi eccezionali da parte degli organismi monetari e sovragovernativi è cosa che non può essere realizzata.

A scanso di equivoci ce lo ricorda, in maniera piuttosto tempestiva e che non lascia spazio a false interpretazioni, la Commissione Europea, come ha ribadito il Vice Presidente Dombrovskis in un’intervista su La Stampa.

Verò è che sino al 2023 è confermata la proroga della clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità che impone il rispetto di alcuni parametri ai singoli Stati membri, ma ciò, nella sostanza, non equivale ad un “liberi tutti”, con la possibilità di generare nuovo debito.

Ne sa qualcosa il nostro Premier Mario Draghi, alle prese con l’approvazione, entro la fine del corrente mese di maggio, di alcuni provvedimenti (per es. quello sulla liberalizzazione degli stabilimenti balneari) fondamentali per ottenere il via libera allo sblocco di nuovi fondi del PNRR (che per noi, ricordiamolo ancora una volta, vale circa € 200MD, di cui circa € 70MD a fondo perduto). Soldi che la UE ci darà solo a fronte dell’attuazione di riforme precise (entro la settimana dovrebbero essere raggiunti altri 25-30 obiettivi sugli oltre 45 previsti nel semestre).

Certo che le cose da fare sono ancora molte e l’approssimarsi delle elezioni nella primavera 2023 comincia a farsi sentire, alzando le tensioni e le contrapposizioni all’interno di una compagina di governo mai così ampia e diversa in alcune sue componenti. E c’è da augurarsi che non si arrivi a “tirare troppo la corda”, come troppe volte successo in passato.

Di certo se c’è una cosa che il  nostro Paese non può permettersi in questo momento sarebbe una crisi di governo. Troppi sono i problemi e i motivi di incertezza, a livello domestico e ancor di più a livello globale. Parlando di Italia, il PIL dovrebbe attestarsi, pe quest’anno, intorno al 2,4/2,5% (dal 4.7% previsto ad inizio anno), l’inflazione è al 6,5% (anche se le attese per il 2023 sono per una discesa la 2,3%), la disoccupazione viaggia al 9,5% (2023 8,9%), con il debito pubblico che dal 151% dovrebbe calare al 146,8%. Il tutto mentre lo spread ormai ha superato i 200bp, portando il rendimento dei BTP nuovamente oltre il 3%. In un contesto che ben sappiamo quale sia, con tutte le Banche Centrali impegnate a “stoppare” l’inflazione attuando politiche monetarie ben più rigorose rispetto al passato, con il PIL ovunque in restringimento rispetto alle previsioni dei mesi scorsi, con il rischio di uno stop degli approvvigionamenti energetici. Ma tant’è, ogni tanto (ogni tanto spesso…) sembra che l’Italia viva in un altro mondo, come se si ragionasse che tanto, alla fine, qualcuno interverrà in nostro soccorso, visto le dimensioni e l’importanza del nostro Paese negli equilibri mondiali.

Ieri giornata positiva per le borse americane, che hanno preso un po’ di fiato (Nasdaq + 1,68%, Dow Jones + 1.98%, S&P + 1,86%). Ci ha pensato Biden a “raffreddare” l’entusiasmo: non nuovo a “gaffes” (o comunque ad affermazioni pericolose), durante il suo viaggio in Oriente ha dichiarato che gli USA sono pronti ad intervenire militarmente per proteggere Taiwan in caso di attacco da parte della Cina (è noto che la Repubblica Popolare Cinese ritiene l’isola parte del suo territorio, dichiarando più volte di volerla riportare all’interno della sua giurisdizione, mentre la “colonia indipendente” vuole assolutamente mantenere la propria autonomia. Di certo le tensioni sono dovute in buona parte al “peso” economico di quel territorio, che da solo vale il 60%  della produzione mondiale di semiconduttori). L’amministrazione USA è subito corsa ai ripari, dichiarando che il Presidente si riferiva alla fornitura di armi e non ad un intervento militare, ma oramai la “frittata era fatta”.

Mattinata di cali per gli indici asiatici: Tokyo in prossimità del – 1%, Shanghai – 1,90%, Hong Kong 2,10%.

Futures ovunque deboli, con cali tra l’1 e il 2%.

Debole il petrolio, con il WTI in calo dell’1.4% a $ 108,82.

Gas naturale che “strappa”, portandosi a $ 8,765.

Oro che conferma, invece, i $ 1.850.

Spread ancora sopra i 200bp, con il BTP al 3,05% di rendimento.

Treasury a 2,84% (ieri 2,81%).

Bitcoin  ancora una volta sulle “montagne russe”: questa mattina lo troviamo a $ 29.292, – 3,94%.

Ps: non più tardi della settimana scorsa si parlava del debito globale che, a fine marzo 2022, aveva superato l’incredibile cifra di $ 300.000 MD.

Negli ultimi anni sono nate nuove tipologie di emissioni (Green bond, Social bond, Sustainability bond, etc). Ma quello in arrivo è assolutamente innovativo e conferma una tendenza che già, nel sociale, da tempo possiamo toccare con mano. In realtà già lo scorso novembre la World Bank, attraverso la IFC (International Finance Corporation) ne aveva lanciato uno, ma ora anche altri emittenti si apprestano a seguirne l’esempio. Parliamo dei Gender bond, vale a dire di emissioni a sostegno di attività imprenditoriali gestite da donne.

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ultimo aggiornamento: 24-05-2022


Approvvigionamenti e danni della guerra

Il più grande d’Europa?