Il nuovo DPCM introduce molte novità che interessano anche lo smartworking per dipendenti pubblici e privati. Scopriamo di cosa si tratta e quali sono i cambiamenti.

Il nuovo DPCM emanato a novembre, che comprende modifiche alla mobilità dentro e tra le Regioni, introduce misure per lo smartworking dei dipendenti. In sostanza non cambierà moltissimo, ma comunque il ricorso al lavoro a distanza è caldamente raccomandato, sia nel pubblico che nel privato. Vediamo di capire in dettaglio cosa cambierà.

DPCM e smartworking: le misure precedenti

L’introduzione del nuovo DPCM e la divisione dell’Italia in tre diverse zone, ha portato il Governo ad imporre lo smartworking. Come nelle precedenti decreti la misura interessa sia i dipendenti pubblici che quelli privati. Possiamo dire però che il Decreto di novembre andrà ad integrare la precedente manovra varata ad ottobre. Tuttavia le prescrizioni presenti in quel testo erano abbastanza generiche. Infatti si tendeva a prediligere l’utilizzo delle ferie e i congedi retribuiti, con un ricorso basso al lavoro agile.

dpcm smartworking
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Inoltre erano stati introdotti protocolli anti-contagio e per preservare la sicurezza con misure di contenimento e le operazioni di sanificazione. Ora invece, con il nuovo DPCM il ricorso allo smartworking sarà caldamente consigliato e dovrà essere in modalità semplificata e durerà fino alla fine dell’emergenza. Sono quindi annullate le precedenti scadenze, comprese quelle imposte al settore privato.

Le nuove misure sullo smartworking

I nuovi cambiamenti introdotti dal DPCM di novembre per lo smartworking andranno a colpire in modo trasversale tutti i dipendenti. Infatti i dirigenti privati e della Pubblica Amministrazione, dovranno imporre lo smartworking fino al 75%, come già era stato ventilato nel precedente Decreto.

Ora invece sarà necessario assicurare le più alte percentuali possibili di lavoro agile, anche più alte del 75%. Questo evitare spostamenti non obbligatori e contrastare il più possibile la diffusione del virus. Inoltre gli stessi dirigenti dovranno organizzare l’ufficio per assicurare il ricorso allo smartworking per tutti i dipendenti, anche per quelli delle categorie più fragili.

Nel caso però non fosse possibile attribuire gli stessi compiti i datori di lavoro dovranno affidare altre mansioni ai dipendenti. In ogni caso dovranno essere ricompensate allo stesso modo, o comunque secondo lo stesso inquadramento.

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