La giornata di ieri, per i mercati, è stata quasi una replica di quella precedente. Se lunedì, guardando all’indice tecnologico americano, avevamo avuto “un’escursione” di quasi 3 punti percentuali (da – 2,7% a + 0,14% nell’arco di circa 3 ore), ieri siamo passati dal – 0,45% circa nelle fasi iniziali della seduta al + 1,47% della chiusura, “confortata”, questa volta, anche dai numeri positivi dell’indice Dow Jones (+ 0,51%).

Ancora una volta i mercati non finiscono, quindi, di stupire, confermando come molto spesso la modalità di comunicazione può fare la differenza (unita, ovviamente, al contenuto delle parole utilizzate). L’accelerazione, infatti, è avvenuta nel momento in cui il “chairman” della FED, Jerome Powell, ha preso la parola nella prevista udienza alla Commissione del Senato al Congresso USA: se da una parte ha confermato la preoccupazione per lo “spettacolare” rialzo dei prezzi (il più alto da 39 anni a questa parte, e oggi sono attesi i nuovi dati, con una previsione di un ulteriore rialzo al 7% dal 6,8% di novembre), per combattere il quale sono già stati decisi e avviati i noti interventi restrittivi (che potrebbero richiedere nuovi provvedimenti, il più clamoroso dei quali potrebbe essere l’alleggerimento del Bilancio della Banca Centrale attraverso la vendita di una parte dei miliardi di $ di bond “accumulati” negli ultimi 2 anni, che ha fatto decollare il “patrimonio” della FED a $ 8.800 MD, vale a dire al 40% del PIL USA), dall’altra ha ribadito la forza della ripresa dell’economia statunitense, che, come ricordato ieri, ha conosciuto la più alta crescita occupazionale dal 1939, che ha permesso di ridurre il tasso di disoccupazione al 3,9% (il record, del gennaio 2020, è del 3,5%).

Anche in questo caso gli operatori hanno preferito vedere il “bicchiere mezzo pieno”. E l’andamento dei tassi, per quanto, in prospettiva, siano visti al rialzo, potrebbe portare nuova linfa alle loro scelte. Se è vero che abbiamo assistito, nelle ultime settimane (in pratica da metà dicembre, data dell’ultima riunione del Comitato Direttivo della FED e di quello, concomitante, della BCE) ad un rialzo dei rendimenti (il treasury è arrivato a toccare, proprio a fine settimana scorsa, l’1,80%, mentre il Bund oramai si è portato vicino allo zero), è altresì vero che i tassi reali sono ancora abbondantemente in territorio negativo: sino a quando non avremo una netta inversione di tendenza, difficile che si possa assistere ad una decisa “rotazione” degli asset, con forti vendite sulla parte azionaria a cui fanno da contraltare acquisti su quella obbligazionaria. Non va dimenticato che le ipotesi, per il mercato americano, parlano di 3, se non forse 4, rialzi: complessivamente, secondo alcuni analisti, la manovra si potrebbe tradurre in un valore pari ad un aumento dei tassi pari a circa il 3% (se fossero 4, significherebbe che ogni “salto” sarebbe dello 0,75%. Livello, a modesto parere, un po’ elevato: se così fosse, i mercati sì che potrebbero spaventarsi). Se a questo aggiungiamo che l’inflazione, rispetto a quello che potrebbe essere il picco di questo periodo, potrebbe ridursi di 1,5-2 punti (questo sì realistico, almeno in corso d’anno, per poi magari scendere ancora un po’), ciò si tradurrebbe in tassi reali positivi. Il che, a quel punto, potrebbe rendere nuovamente attrattivi gli asset obbligazionari, vilipesi e quasi “abbandonati” dagli investitori negli ultimi anni. Ma ciò non avverrebbe da domani mattina: vero è che i mercati anticipano sempre le fasi, ma anticipare troppo le scelte potrebbe non essere “premiante”.  Quindi, in altre parole, “occhi ben aperti e orecchie tese”, senza per questo farsi prendere dalla paura nel momento in cui ci fossero “giornate storte” né da facili entusiasmi a fronte di rimbalzi stupefacenti (con l’aumento della volatilità, è probabile che assisteremo sempre più frequentemente a movimenti simili).

A tutto questo aggiungiamo il fatto che, negli USA, in autunno, avremo le elezioni di “mid term”, fondamentali per Biden: se dovesse indebolirsi al Congresso, per la sua amministrazione tutto sarebbe più difficile, mettendo a rischio le elezioni Presidenziali del 2024. Motivo in più perché Powell non “sbagli” le proprie mosse, che dovranno da una parte sconfiggere l’inflazione ma dall’altra sostenere la ripresa e il recupero dei livelli occupazionali. Detto in un altro modo, “sostenere il reddito” delle famiglie americane, non facendolo erodere dal rialzo dei prezzi e anzi aumentandolo grazie ai nuovi salari che si aggiungono.

Giornata di “fuochi d’artificio” per le borse asiatiche: Nikkei a + 1,92%, Shanghai + 0,84%, Hong Kong + 2,63%, con tutto il comparto tech in gran spolvero. In Cina a dicembre l’inflazione è cresciuta dell’1,5%, ben al di sotto del 2,3%  di novembre, ma, forse ancora più importante, meno dell’1,7% previsto. In diminuzione anche i prezzi alla produzione. Non è quindi da escludere che la Banca Centrale arrivi a tagliare già nei prossimi giorni il costo del denaro.

Futures in moderato rialzo su tutte le piazze occidentali.

Dopo il rimbalzo di ieri (+ 3,8%) il petrolio si conferma sui massimi di periodo, con il WTI a $ 81,44.

“Strappa” anche il gas naturale, a $ 4,332.

Oro ben saldo sopra i $ 1.800 (1.817).

Le tensioni politiche non aiutano lo spread, sempre in prossimità di 140 bp; rendimento del BTP a 1,30% circa.

Continua il rafforzamento, seppur modesto, del treasury, il cui rendimento è sceso all’1,73% dall’1,77% di ieri.

€/$ poco mosso, a 1,136.

Torna a salire il bitcoin, con il prezzo che si riporta sopra i $ 42.000 (42.600, + 1,2%).

Ps: era il 1967 quando Christian Barnard trapiantò, lasciando il mondo senza parole, il primo cuore ad un uomo. Nel 1983 ad una neonata nata prematura con un difetto cardiaco viene trapiantato, senza successo, il cuore di un babbuino. Apprendiamo oggi che il 7 gennaio, nello stato americano del Maryland, ad un uomo di 57 anni è stato trapiantato il cuore proveniente da un maiale geneticamente modificato (intervento, per ora, avvenuto con successo). Evidentemente (e per fortuna) “c’è vita” anche oltre i vaccini (peraltro, a scanso di equivoci, fondamentali per guardare al futuro).

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ultimo aggiornamento: 12-01-2022


il dilemma dei mercati

Ma l’inflazione è sempre uguale?