Kamala Harris, procuratore di ferro e sostenitrice del movimento Black Lives Metter, sarà la prima vicepresidente donna della storia americana. Ecco chi è e cosa l’ha portata alla soglia della Casa Bianca.

Pur essendo una politica di centro, la Kamala Harris che abbiamo conosciuto alle presidenziali, ha sicuramente abbracciato le correnti più a sinistra del suo partito. Ma la Harris è molto di più e rispecchia il cambiamento sociale introdotto da Obama 12 anni fa. Allo stesso tempo la sua estrazione, le sue esperienze lavorative e di vita potrebbero portare alla Casa Bianca una visione multietnica. Non solo, anche un’apertura al dialogo tra religioni e razze diverse, del tutto simile all’indole bipartisan di Biden. Scopriamo chi è la donna che ha sfidato Mike Pence, come si è formata e quali sono i punti fondamentali della sua politica.

Kamala Harris: chi è

Kamala Harris nasce a Oakland, il 20 ottobre 1964, da Shyamala Gopalan e Donald Harris. Fin da subito Kamala cresce in un ambiente ricco di cultura. La madre, biologa indiana, si occupa di ricerche genetiche sul cancro al seno, mentre il padre è prima ricercatore a Berkeley e poi docente a Stanford. Quindi a comporre le origini della Harris troviamo sia radici indiane che afroamericane, a conferma del fatto che rispecchia appieno il melting-pot della società americana. A questo però bisogna aggiungere l’estrazione del marito, Douglas Emhoff, che è un avvocato bianco ed ebreo.

kamala harris
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Il suo contesto di provenienza ha quindi permesso a Kamala Harris di raccogliere molti consensi. Questo vale sicuramente per gli ambienti più progressisti ma arrivano anche resistenze dalle comunità più conservatrici. Proprio come accadde con Obama, guardato con diffidenza dalla comunità nera per avere una madre bianca, anche Kamala Harris viene criticata quando si definisce afroamericana. Ma anche se per alcuni non appartiene a questa etnia, Kamala Harris non si ferma. Infatti si è schierata al fianco della comunità nera e, più in generale, ha promosso un dialogo trasversale e costruttivo.

Questa forma mentis contraddistingue Kamala Harris anche dal punto di vista della religione. Infatti anche se è cristiana della chiesa battista nera, la madre le ha insegnato ad assorbire elementi di altre culture. In primo luogo parliamo di quella induista, mentre ora quella ebraica del marito. Per questo motivo sembra essere la vera incarnazione delle tendenze religiose della società futura, con individui che costruiscono credi con elementi provenienti da fedi differenti.

Kamala Harris: da procuratore a candidata democratica

D’indole empatica, e per certi versi rigida, Kamala Harris è da sempre progressista rispetto a economia, ambiente, immigrazione e diritti civili. Come procuratore a San Francisco si è costruita una solida figura di protettore della legge, per poi arrivare a guidare il sistema giudiziario dello stato della California.

Questa maturazione l’ha aiutata a rafforzare la sua base elettorale tra i democratici di tutte le etnie. Allo stesso tempo però il suo comportamento ha sollevato qualche critica, anche da parte del movimento Black Lives Metter. Infatti è stata accusata di combattere troppo duramente i reati di droga, anche quando coinvolgono neri, e di chiudere un occhio sugli eccessi della polizia. Ma tutto questo non ha fermato l’ascesa politica di Kamala Harris. Infatti dopo essere stata eletta senatrice della California nel 2017, si è subito lanciata all’assalto della Casa Bianca.

Proprio durante la sua campagna elettorale si è distinta per lo scontro con Joe Biden, già allora favorito alle primarie democratiche. Il tema del dibattito fu proprio la questione razziale. Ma questo non è sicuramente l’unico colpo a sua disposizione. Infatti Kamala Harris si è sempre detta contraria alla pena di morte e ha introdotto una riforma al sistema penale che evita arresti di massa. Inoltre è favorevole all’aborto e ai diritti per la comunità gay, tanto da sostenere l’introduzione del terzo genere sui documenti pubblici.

In ambito sanitario ha affermato di voler abolire le assicurazioni private in favore di un sistema sanitario pubblico. Tuttavia una campagna elettorale troppo aggressiva e male organizzata, le hanno fatto perdere terreno. Questo però non l’ha esclusa dalla partita per la presidenza. Infatti sarà proprio il vecchio avversario Joe Biden a volerla nella sua squadra, indicando il nome della Harris come quello del prossimo vicepresidente.

L’opportunità offerta da Joe Biden

Complici i fondi per la campagna elettorale ormai agli sgoccioli e una squadra non ben organizzata, hanno spinto Kamala Harris a ritirarsi dalla corsa alla Casa Bianca. Ciononostante grazie al suo profilo politico abbastanza a sinistra Kamala Harris è riuscita a riavvicinare molti elettori democratici allo scontro presidenziale, motivo per cui Joe Biden ha scelto la Harris come comprimario per il ticket democratico.

Ovviamente anche i trascorsi di Kamala Harris come procuratore distrettuale hanno contribuito a rassicurare gli elettori più moderati, rafforzando la presa di Biden sulle comunità nere e tra le elettrici. A far maturare la collaborazione tra i due c’è sicuramente la complementarità tra i due diversi profili politici. Anziano, bianco e veterano della politica lui, giovane di grande levatura dialettica, diversa provenienza ed etnia lei.

Inoltre a cementare ancora di più la collaborazione tra i due esponenti democratici c’è il legame della Harris con il figlio scomparso di Joe, Beau Biden procuratore del Delawere. I due infatti, entrambi procuratori generali, avevano spesso rapporti professionali, soprattutto in concomitanza della recessione del 2008, e hanno affrontato le stesse battaglie.

Perciò, nonostante la breve parentesi che li ha visti avversari, ora Kamala Harris è la terza donna a far parte di un ticket presidenziale. Ma a differenza delle colleghe Geraldine Ferrero, vice di Walter Mondale, e Sarah Palin, vice di John McCain, Kamala Harris entrerà sicuramente alla Casa Bianca.

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