La trepidazione sulle sorti dell’Ucraina diventa ogni giorno più palpabile. Quello che una volta veniva definito “il granaio dell’Europa” è sempre circondato dalle truppe russe (oltre 130.000 soldati, ammassati soprattutto in Bielorussa, ai confini del Donbass dove già molte sembrano essere le azioni in territorio ucraino – e in Crimea). L’incertezza regna sovrana, anche se nella notte il Presidente francese Macron ha annunciato di aver mediato tra USA e Russia, ottenendo che Biden e Putin a breve si incontrino (ai loro rispettivi ministri degli esteri il compito di organizzare, nel loro prossimo incontro, già in agenda per il 24 febbraio, il summit) per discutere della situazione e trovare un accordo che eviti un conflitto che potrebbe non limitarsi all’area, ma propagarsi ai Paesi limitrofi: a tutti è nota la volontà di Putin di “controllare”  molte di quelli che una volta erano i territori che costituivano l’Unione Sovietica. Peraltro, nel comunicato dell’Eliseo si sottolinea il fatto che se la Russia dovesse invadere, l’incontro “salterebbe”, il che lascia intendere che si viva ancora nella precarietà (e comunque non avverrà non prima di una settimana, visto che solo giovedì si terrà l’incontro tra Blinken e Lavrov); senza dimenticare che nel frattempo anche il  nostro Primo Ministro Draghi dovrebbe volare a Mosca (l’obiettivo di Putin è fare leva sulla nostra “dipendenza” dal gas russo per far nascere qualche crepa all’interno della UE e, ancor di più, della NATO: non dimentichiamo che il “pretesto” per far parlare le armi è la richiesta di adesione all’Alleanza Atlantica da parte dell’Ucraina).

Ma quella mai confini dell’Europa non è l’unica guerra che si combatte (questa volta, per fortuna, in senso metaforico).

Il Italia il Governo ne sta combattendo un’altra molto importante per i nostri conti (e quindi, neanche troppo indirettamente, per la nostra vita di ogni giorno).

Ormai è noto che l’evasione fiscale si aggiri, € più € meno, intorno ai 100MD annui: una cifra colossale. Se fosse ridotta anche solo del 50% non solo, probabilmente, non ci sarebbe necessità di Leggi di Bilancio a debito, ma il nostro debito pubblico potrebbe ridursi se non alla “velocità della luce” almeno a ritmi che ci farebbero diventare un Paese “virtuoso”. In questi anni le misure messe in campo hanno permesso di recuperare circa € 10 MD annui: l’arrivo della pandemia, però, ha rallentato le attività di controllo, al punto che, secondo alcune stime, oggi mancherebbero, per il 2022, rispetto alle previsioni del Governo, circa € 5 MD (ci siamo fermati a € 10,8 MD rispetto ai previsti € 15,8 MD). Cifra analoga a quella che si conta di recuperare per il 2023: in questo modo, si calcola che, tra le azioni di recupero (attraverso accertamenti e cartelle) e quelle “deterrenti” l’evasione si possa attestare intorno agli € 80 MD, un valore comunque incredibilmente alto. Se così fosse, la pressione fiscale, oggi una delle più alte all’interno dei Paesi UE, continuerebbe la sua discesa: dal 42,8% del 2019 siamo scesi al 42% del 2021. L’obiettivo è di arrivare al 41,7% quest’anno, per poi scendere al 41,5% l’anno prossimo.

L’attività diplomatica per scongiurare il conflitto ucraino ha permesso, nelle ultime ore di contrattazione, il recupero per le borse del Far East, per quanto si apprestino a chiudere in territorio negativo: Tokyo – 0,78%, Shanghai praticamente sulla parità, Hong Kong – 0,70%, appesantito, ancora una volta, dai titoli tecnologici (Alibaba – 3%, Tencent – 2,5%, Meituan – 15% a causa della richiesta delle autorità cinesi di ridurre le commissioni per la consegna del cibo).

Futures ovunque in sostenuto rialzo (anche quelli USA, seppur oggi Wall Street sia chiusa per festività).

Leggermente debole il petrolio, con il WTI sempre sotto quota $ 90 (89,89, – 0,47%).

Scatto del gas naturale, a $ 4,622 (+ 4,06%).

Cede lo 0,48% l’oro, a $ 1.892.

Spread che apre la settimana a 163bp, con il rendimento intorno a 1,90%.

Stabile l’€/$, a 1,1372.

Cerca il recupero, invece, il bitcoin, dopo lo scivolone di ieri, che lo ha portato sotto i $ 40.000: questa mattina tratta a $ 39.150, + 0,75%.

Ps: che la pandemia abbia stravolto le nostre abitudini di vita è risaputo. Pensiamo, banalmente, alle consegne a domicilio, da Amazon a Deliveroo. Ma c’è un settore che rischia di scomparire: nei 2 anni di emergenza sanitaria hanno chiuso oltre 500 sale cinematografiche delle 3.600 presenti in Italia, con il 50% che rischiano di scomparire. La paura da una parte, la concorrenza delle piattaforme dall’altra stanno rendendo sempre più difficile la sopravvivenza di un settore che va ben oltre il semplice passatempo.

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ultimo aggiornamento: 21-02-2022


Guerra o non guerra, this is the question

Il tintinnare delle armi