Brexit: tutto quello che c’è da sapere

La Gran Bretagna dovrà lasciare l’Unione Europea in seguito al referendum del 2016. Ma cos’è la Brexit, e cosa comporta?

La parola-macedonia “Brexit” proviene dai due termini inglesi Britain ed exit, uscita, e indica il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. Secondo la legge, il ritiro era previsto per il 29 marzo 2019 alle 23 ora locale. Tuttavia, il Consiglio Europeo ha esteso tale data fino al 12 aprile, se Londra non riuscirà a ratificare l’accordo per il suo ritiro. Se invece il Parlamento britannico riuscirà ad approvare un accordo, allora la data della Brexit sarà il 22 maggio 2019.

Il 14 marzo 2019 i rappresentanti della Camera dei Comuni hanno deciso, per votazione, che il primo ministro del Paese, Theresa May, dovesse chiedere all’UE di estendere il periodo per i negoziati.

Brexit: il referendum del 2016

Prima delle elezioni generali del 2010, l’allora leader del Partito dei Conservatori, David Cameron, aveva promesso un referendum sul Trattato di Lisbona. L’uomo aveva poi vinto le elezioni ed era diventato primo ministro del Paese. Nel 2012, alla richiesta dei cittadini di rispettare quanto promesso, il premier aveva risposto negativamente, ma aveva suggerito la possibilità di un voto per avallare la sua proposta di rinegoziare la relazione di Londra con l’Unione Europea e di riaprire le votazioni per la Brexit.

Tuttavia, il 23 gennaio 2013, in seguito a una serie di pressioni provenienti da numerosi membri del Parlamento e dalla crescita del partito UKIP, Cameron annunciò che il suo governo avrebbe tenuto un referendum per decidere se restare o meno un membro dell’Unione Europea entro la fine del 2017, se fosse stato rieletto. Il Partito Conservatore vinse le elezioni con la maggioranza e poco dopo introdusse l’European Union Referendum Act 2015 per avviare il processo per il referendum.

La data del voto fu fissata al 23 giugno 2016. Cameron annunciò altresì che avrebbe invocato l’Articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea appena la vittoria del “Leave” fosse stata chiara.

Brexit: tutto quello che c’è da sapere
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La mattina del 24 giugno 2016, i risultati della Brexit confermarono con il 51,89% la vittoria del “Leave”, contro il 48,11% dello “Stay”. Non appena i risultati furono dichiarati, Cameron annunciò che avrebbe lasciato la sua carica entro ottobre. L’uomo diede le dimissioni il 13 luglio 2016; a succedergli è stata Theresa May.

Brexit: come funziona?

L’uscita dall’Unione Europea è regolata dall’Articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea. La procedura prevede che uno Stato membro invochi tale articolo e lo notifichi al Consiglio Europeo. A questo punto, l’UE deve negoziare e concludere un accordo con il Paese che ha invocato l’articolo, definendo i dettagli per il ritiro e prendendo in considerazioni la futura relazione con l’Unione Europea. Il periodo di trattative dura due anni, a meno che non venga esteso. Theresa May ha invocato l’Articolo 50 il 28 marzo 2017.

Attualmente, il Regno Unito non ha ancora stretto un accordo con l’Unione Europea, in quanto le bozze proposte sono state respinte o da una parte o dall’altra. Il 20 marzo 2019, la premier May ha scritto al presidente del Consiglio dell’Unione Europea, Donald Tusk, chiedendo di posticipare la Brexit almeno fino al 30 giugno 2019. Tale richiesta è stata discussa durante un summit a Bruxelles, ma i leader degli Stati membri rimanenti hanno respinto la data, offrendo al primo ministro britannico due alternative.

La prima prevede che se i membri del Parlamento britannico respingeranno ulteriormente l’accordo della May, allora la Brexit dovrà avvenire il 12 aprile 2019, con o senza accordo. Se invece i membri del Parlamento accetteranno la proposta della premier, allora la Brexit avverrà il 22 maggio 2019.

Votazioni brexit
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Dalla metà di marzo, la popolazione britannica sta scendendo in piazza e sta firmando un documento per costringere il governo a rifare il referendum in Gran Bretagna, nel tentativo di cambiare le sorti del Paese e rimanere nell’Unione Europea.

Quale potrebbe essere l’impatto della Brexit?

Secondo alcuni studi, il referendum per l’uscita del Regno Unito dall’UE ha iniziato ad avere conseguenze sul Paese già dal 2016. Ad esempio, secondo il Financial Times di dicembre 2017, i risultati del voto avevano già ridotto il reddito britannico nazionale tra lo 0,6% e l’1,3%. Nel 2018, un altro studio ha dimostrato che l’incertezza della Brexit ha ridotto gli investimenti nel Paese da parte di numerose aziende e ha causato una diminuzione delle assunzioni.

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Inoltre, secondo alcuni studiosi di economia, la Brexit influenzerà negativamente l’economia britannica sia nel medio che nel lungo termine. Infatti, secondo gli stessi esperti, essere membro dell’Unione Europea ha un forte effetto positivo sul commercio; pertanto, lasciare l’UE potrebbe danneggiare il Regno Unito. Infatti, in caso di “hard Brexit”, ossia di un’uscita netta del Paese, Londra sarà costretta a ritornare alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Secondo gli studiosi, inoltre, la Brexit avrebbe effetti negativi su numerosi altri settori, fra i quali finanza, pesca, immigrazione, sanità, istruzione, trasporti e altri.

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Ultimo aggiornamento: 10-07-2019

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