La parola chiave quando si tratta di blockchain è fiducia. E non è proprio di fiducia che abbiamo bisogno ora che siamo distanti?

La fiducia è fondamentale in ogni ambito della nostra vita ed acquisisce un valore tangibile per gli aspetti economici e professionali: che sia il passaggio di proprietà di un bene, l’ottenimento di una certificazione, il tracciamento di una merce, o l’affidabilità di una banca dati, ci affidiamo a un garante, una terza parte fiduciaria che assicura ciò che è avvenuto. Normalmente, il ricorrere ad una figura terza ha delle controindicazioni: il garante ha un costo, impiega del tempo a garantire l’avvenuta azione, può sbagliarsi o venire corrotto. In questo momento, in cui è più difficile fidarsi dell’altro (che non possiamo vedere e può capitare di non conoscerlo di persona), l’affidabilità del sistema fiduciario acquisisce ancora più importanza

Semplificando (e molto, non me ne vogliano gli esperti), la blockchain è fondamentalmente un registro di transazioni (le transazioni sono i blocchi, che formano la catena, ossia il registro) che risolve questo problema conservando una copia di sé in ogni “nodo” – ossia dispositivo che la utilizza: per modificarla servirebbe modificare il 50% +1 dei nodi in cui l’informazione risiede, dunque l’informazione è incorruttibile con i mezzi odierni.

La transazione è unica e irreversibile, convalidata da algoritmi criptografici (la funzione di Hash) e conservata in un immutabile database decentralizzato. 

Come vi avevamo anticipato nel nostro precedente articolo sull’economia del distanziamento sociale, la blockchain sta già combattendo, con le proprie armi, contro il virus. Gli usi della tecnologia che citiamo di seguito sono facilmente applicabili anche al di là dell’emergenza che stiamo vivendo ed in ambiti simili.

Network
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Nuove applicazioni blockchain contro il COVID-19

Sanità. La blockchain può ricoprire un ruolo fondamentale nei registri sanitari, facilitando il controllo degli accessi, la trasparenza, la provenienza e l’integrità dei dati relativi ai pazienti. Inoltre, è possibile tracciare in remoto le condizioni di chi viene curato a casa. 

Passando ai prodotti sanitari invece, la blockchain li può tracciare, assicurandone la provenienza e la consegna puntuale, essenziale per gli ospedali ora. L’azienda Tymlez è andata oltre: assicura la trasparenza nella catena di approvvigionamento dei prodotti sanitari, controllando che non vengono effettuati rincari speculativi in nessuno stadio. 

L’assistenza finanziaria. In Asia, già due realtà si sono distinte in questo ambito. Una è Ant Financial, in Cina, che tramite la piattaforma “Xiang Hu Bao” fornisce assistenza per individui con forti esigenza mediche. Ora gli affetti da covid-19 potranno richiedere tramite la piattaforma, basata sulla blockchain, il pagamento assistenziale.

L’altra proviene da Hong Kong e si chiama Blue Cross Insurance: permette agli utenti di seguire l’intera pratica assistenziale online registrandone ogni passo nella blockchain, eliminando il cartaceo e rendendo trasparente e tracciabile l’intero processo. 

App per il certificato di salute. Arriva da Salamanca, dove è ancora in fase embrionale. La app ideata consente, tramite l’uso della blockchain, di assegnare ad ognuno un’identità digitale. Si avrebbe accesso ad una versione digitale dei certificati emessi dal governo, tra cui quello di essere sani o guariti e poter uscire di casa. 

Ma non solo COVID-19!

Nell’educazione a distanza. La blockchain consente di creare piattaforme capaci di tracciare l’attività degli studenti da remoto. Inoltre, gli insegnanti possono rilasciare certificati digitali di completamento dei corsi e della riuscita di esami e test, che rimangono registrati nella blockchain. I primi passi in questa direzione sono stati fatti lo scorso anno da Fujitsu and Sony Global.

Per il copyright digitale (e la lotta alle fake news). Diverse realtà intendono creare un processo per cui il contenuto digitale, la proprietà del contenuto e l’identità della fonte siano collegati tra loro e registrati nella blockchain, assicurando quindi chi è il reale autore del contenuto digitale pubblicato.

Secondo la LKS Foundation, il registro disincentiverebbe le bufale tramite il timore di venire smascherati. In Italia si sta muovendo l’ANSA, con ANSAcheck, che svolge il processo descritto sopra ed è volto ad assegnare alle notizie l’etichetta: “Notizia d’origine certificata”. 

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ultimo aggiornamento: 24-04-2020


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